TOSSICITA' DELL'OSSIGENO
Studi della
Royal Navy.
Gli studi del Dr. Donald costituiscono la base
di ciò che è conosciuta come tossicità dell'ossigeno
sul S.N.C., ossia:
- Vi è un'ampia variazione individuale alla sensibilità
e al tempo di insorgenza dei sintomi. Ciò è quanto
viene definita come "tolleranza all'ossigeno".
- Rispetto all'esposizione a secco, l'immersione
diminuisce notevolmente la tolleranza all'ossigeno,
riducendo i tempi di esposizione fino a un fattore di
quattro o cinque.
- Condizioni sotto sforzo diminuiscono notevolmente la
tolleranza all'ossigeno, rispetto a condizioni di riposo.
- Immersioni in acque molto fredde (9°C) o molto calde (31°C)
sembrano diminuire la tolleranza all'ossigeno.
Lo scopo della ricerca era quello di fissare una serie di
limiti di esposizione all'ossigeno, ossia una tabella che
avrebbe indicato per quanto tempo un sommozzatore avrebbe
potuto continuare a respirare in sicurezza ossigeno puro
al 100 per cento a varie profondità, nonostante la
grande variabilità esistente fra diversi individui e lo
stesso individuo. Come risultato di questi studi la Royal
Navy ritenne non sicuro respirare ossigeno puro oltre una
profondità di 7,6 metri (con una pressione parziale dell'ossigeno
di 1,76 ata). In realtà, 7,6 metri è stata la profondità
minima testata. Non fu fissato nessun limite di tempo per
questa esposizione ma il tempo esaminato più lungo fu di
due ore.
La Royal Navy effettuò immersioni più profonde
utilizzando miscele di azoto e ossigeno nei nuovi
autorespiratori a circuito semi-chiuso. Questo fu l'inizio
delle cosiddette "immersioni con miscele" , in
cui il gas utilizzato per la respirazione è una miscela
di ossigeno e azoto piuttosto che essere semplicemente
compresso dall'aria atmosferica.
Studi della U.S.
Navy
Negli anni '50, il Dr. E.H. Lanphier studiò la
possibilità di determinare i limiti di esposizione all'ossigeno
per immersioni con ossigeno puro al 100 per cento oltre i
7,6 metri. La Tabella 1 indica i limiti da lui
raccomandati. I limiti di esposizione ad ossigeno puro al
100 per cento illustrati nella Tabella 1 restarono in uso
fino al 1970 e con solo alcune lievi modifiche
continuarono ad essere utilizzati fino al 1991, quando
furono nuovamente modificati.
Gli studi riguardavano anche le modalità in cui tali
limiti potevano essere applicati alle pressioni parziali
dell'ossigeno relative alle immersioni con miscele nitrox.
Durante un'immersione nitrox, possono verificarsi
pressioni parziali dell'ossigeno simili a quelle
utilizzate in immersioni con ossigeno puro al cento per
cento, ma a causa dell'aggiunta di azoto, tali pressioni
parziali possono essere raggiunte a profondità maggiori
e, quindi, ad una maggiore densità del gas usato per la
respirazione.
Scoperte Studi
U.S.A.
La maggiore densità di gas riscontrata durante un'immersione
con miscela nitrox ha richiesto che i tempi di
esposizione ad una certa pressione parziale di ossigeno
fossero più corti rispetto agli autorespiratori ad
ossigeno puro, che possono essere usati solo a basse
profondità e che comportano una minore densità di gas.
Si è ritenuto che il motivo di questa minore tolleranza
durante le immersioni nitrox sia dovuto a una minore
eliminazione di anidride carbonica a maggiori profondità,
dando come risultato livelli più elevati di anidride
carbonica nel sangue. Ciò renderebbe il subacqueo più
sensibile alla tossicità dell'ossigeno. I limiti di
esposizione ad azoto e ossigeno delle miscele nitrox
della U.S. Navy sono illustrati nella Tabella 2 (pag. 36). Bisogna notare che
rispetto a quelli relativi all'uso di autorespiratori ad
ossigeno puro della Tabella 1, questi sono molto più
ridotti per la stessa pressione parziale. Con l'avvento
degli autorespiratori ad ossigeno a circuito chiuso, la U.S.
Navy non utilizza più gli autorespiratori a miscela
nitrox e non pubblica più i limiti di esposizione a
miscela nitrox nel suo manuale d'immersione ufficiale.
Il Conflitto e
Alcuni Buoni Consigli
Gli esperti inglesi non condividono gli esiti delle
ricerche del Dr. Lanphier e la Royal Navy ha fissato i
propri limiti di esposizione per immersioni con miscela
nitrox che non cambiano all'immersione con ossigeno puro.
Il lavoro del Dr. Lanphier è certamente degno d'interesse
tanto da indurre i subacquei ad essere estremamente cauti
prima di estrapolare i limiti di esposizione all'ossigeno
stabiliti per l'uso di autorespiratori ad ossigeno puro
ed applicarli direttamente alle immersioni in miscela
nitrox a maggiori densità di gas. Sarebbe ideale che i
limiti nitrox fossero testati alla massima densità di
gas prevista per il loro utilizzo.
Ritenzione di
CO2
Perchè la ritenzione di anidride carbonica (CO2)
dovrebbe diventare un problema a maggiori densità di gas?
Sono stati realizzati molti studi che mostrano che
normalmente, nel caso di autorespiratori ad aria, all'aumentare
della profondità la maggiore densità del gas e l'elevata
densità dell'ossigeno rallenteranno la frequenza di
respirazione e quindi il tasso di eliminazione dell'anidride
carbonica. Ciò comporterà un aumento dei livelli di
anidride carbonica nel sangue, benchè non in tutti i
subacquei si verificherà un rallentamento della
respirazione agli stessi valori.
Il Dr. Lanphier ha studiato il problema dei subacquei che
tendevano a respirare più lentamente durante l'immersione
rispetto al normale, i cosiddetti "trattenitori di
anidride carbonica". Intuì che tali individui erano
esposti ad un rischio particolarmente elevato di
esposizione a tossicità dell'ossigeno per il S.N.C.
durante la respirazione di alte percentuali di ossigeno
in miscele di azoto. Ciò significherebbe, dunque, che un
subacqueo che effettui un'immersione nitrox debba
preoccuparsi se è un trattenitore di anidride carbonica
o meno? Non vi è purtroppo alcun test valido che ci
permetta di individuare con certezza tali "trattenitori
di anidride carbonica". La migliore strategia
attualmente disponibile consiste nel far riferimento a
dei limiti di esposizione ad ossigeno prudenti.
Ulteriori Studi
U.S. - Limiti di Esposizione all'Ossigeno
Fra la fine degli anni '70 e gli inizi degli anni '80, il
Navy Experimental Diving Unit (NEDU) realizzò una serie
di studi per esaminare tempi di esposizione ad ossigeno
più lunghi di individui che utilizzavano autorespiratori
ad ossigeno puro a basse profondità esercitandosi a
livelli normalmente riscontrati in nuotatori d'assalto
impegnati a nuotare per lunghi tragitti sott' acqua. (Bisogna
ricordare che i tempi di esposizione elaborati in
riferimento a subacquei in condizioni di riposo possono
facilmente causare problemi a subacquei sotto sforzo, in
quanto lo sforzo riduce la tolleranza all'ossigeno.)
La conclusione dello studio è stata che esposizioni di
quattro ore a 7,6 metri (1,76 ata) avevano una bassa
probabilità di causare sintomi al S.N.C. ma che non
erano assolutamente privi di rischi, in quanto è stato
riportato un caso di convulsione a tale profondità dopo
72 minuti di esercizio. A causa di tale rischio, è stato
raccomandato di non effettuare esposizioni di routine
oltre una profondità di 6,1 metri (1,6 ata) per un
massimo di 4 ore, con un'unica escursione fra 6,4 e 12
metri per 15 minuti, o fra 12 e 15 metri per cinque
minuti.
Persino tale raccomandazione non esclude totalmente la
probabilità di convulsioni. Nel corso di tali studi si
sono verificati vari casi di convulsioni da ossigeno e ne
è stata verificata l'imprevedibilità come osservato dal
Dr. Donald circa 40 anni prima. Una caratteristica di
tali convulsioni è che si verificano con un minimo di
sintomi se non addirittura senza alcun avvertimento. Con
l'avvento delle immersioni con miscela nitrox è
consigliabile prendere in considerazione tali studi. La
Dr.ssa Andrea Harabin ha analizzato le esposizioni ad
ossigeno di individui degli studi NEDU e ha utilizzato un
modello matematico per prevedere la probabilità dell'insorgenza
di sintomi di tossicità all'ossigeno sul S.N.C.. (Vedere
Riferimento 2, pag. 40 per ulteriori dettagli). Ha
riscontrato che il modello indica una soglia a 1,3 ata;
ciò significa che la probabilità del verificarsi di un
sintomo sul S.N.C. a tale livello o a un livello
inferiore dovrebbe essere praticamente uguale a zero (vedere
tabella 3, pag. 37). Quando la Dr.ssa
Harabin prese in considerazione solo le convulsioni e
determinati sintomi, riscontrò che le soglie erano a 1,7
ata. Ancora una volta tale analisi riflette il forte
grado d'incertezza inerente a tali tipi di esposizioni di
esseri umani ad ossigeno.
Quali sono, quindi, i
livelli di ossigeno a cui si può respirare con sicurezza?
Attualmente la U.S. Navy utilizza 1,3 ata come limite
massimo nei suoi autorespiratori ad ossigeno a circuito
chiuso - la soglia più sicura determinata dalla Dr.ssa
Harabin per subacquei sotto sforzo. Con l'utilizzo di
tali apparecchiature a circuito chiuso, sono possibili
anche esposizioni che superino le otto oro e ad un
livello di 1,3 ata le probabilità di essere esposti all
tossicitàdell'ossigeno sul S.N.C. dovrebbero essere
abbastanza rare. La National Oceanic and Atmospheric
Administration (NOAA) adotta d'altra parte un
atteggiamento un po' più cauto, raccomandando 180 minuti
a 1,3 ata per esposizioni normali e 240 minuti solo per
esposizioni eccezionali (vedere tabella 4, pag. 40).
I limiti del NOAA illustrati in Tabella 4 si basano sui
risultati degli studi del NEDU realizzati negli anni '80,
che prendono in considerazione le maggiori densità di
gas riscontrate nelle immersioni nitrox. I "limiti
di esposizione normale" sono più lunghi dei limiti
nitrox proposti dal Dr. Lanphier nella tabella 2 (pag. 36) ma sono molto al di sotto di 240
minuti, con un'esposizione di 1,6 ata, che sono quelli
attualmente ammessi dalla U.S. Navy per immersioni con
ossigeno puro.
Il PADI ha proposto un limite di 1,4 ata per immersioni
con autorespiratori a circuito aperto con miscela nitrox.
Poichè tale tipo d'immersione non esporrebbe i subacquei
continuamente a tale livello, in pratica dovrebbe essere
altrettanto sicuro, se non addirittura più sicuro, del
limite di 1,3 ata proposto dalla U.S. Navy per
esposizioni continue.
Infatti, i tempi di esposizione ridotti nella fascia fra
1,3 e 1,4 ata sono soprattutto intesi ad evitare l'insorgenza
della tossicità dell'ossigeno a livello polmonare. La
possibilità dell'insorgenza della tossicità sul S.N.C.
a questi livelli è molto bassa e probabilmente non molto
diversa al di sopra di tale fascia.
E' possibile respirare ossigeno ad una pressione parziale
dell'ossigeno più elevata (pO2)? La risposta è si, però!
Le analisi della Dr.ssa Harabin hanno fissato un limite
soglia a 1,7 ata (7 metri per un subacqueo sotto sforzo
se si considerano solo le "convulsioni" e i
sintomi "determinati". Ciò è pericolosamente
vicino alla profondità limite di 7,6 metri (1,76 ata)
dove si è verificato un caso di convulsioni, quindi
riportare tale limite a 6,1 metri (1,6 ata) dà un
maggiore grado di sicurezza.
Attualmente, la U.S. Navy ammetterebbe un' esposizione
sotto sforzo a tale pressione parziale per un massimo di
quattro ore, presupponendo però che si tratti di
nuotatori da combattimento allenati che respirino
ossigeno puro al cento per cento a 7,6 metri. Un'escursione
di profondità di soli 1,5 metri metterebbe il
sommozzatore in una fascia a rischio di convulsioni e
coloro che tendono a trattenere anidride carbonica sotto
sforzo sarebbero esposti a un rischio ancore più elevato.
Il limite NOAA per le immersioni nitrox a 1,6 ata è di
45 minuti per un'immersione normale e di 120 minuti per
immersioni a esposizione eccezionale.
Durante un'immersione con miscela nitrox effettuata
presso il Duke University' s F.G. Hall Hypo/Hyperbaric
Center a una profondità di 30 metri, respirando 1,6 ata
pO2 (pressione parziale dell'ossigeno) sotto pesante
sforzo, si è verificata una convulsione dopo 40 minuti.
Probabilmente questa non si sarebbe verificata a un'entità
di sforzo più ridotta, ma sembra stare a indicare che il
limite NOAA di 45 minuti per un'immersione con miscela
nitrox di 1,6 ata nonè eccessivamente sicuro.
Respirare ossigeno puro al cento per cento durante la
tappa di decompressione a 6,1 metri è una pratica comune
e a tale profondità la pressione parziale sarà di circa
1,6 ata. A una profondità così bassa, in condizioni di
riposo, le probabilità di esposizione a tossicità dell'ossigeno
sul S.N.C. dovrebbero essere molto ridotte. Ma come molte
altre cose al mondo, ciò non è totalmente sicuro, come
dimostrato da un recente caso di convulsione da ossigeno
verificatosi a 6,1 metri durante la decompressione di un
tecnico subacqueo dopo aver completato un'immersione sul
Lusitania.
Sintomi di
Tossicità dell'Ossigeno sul S.N.C. Verificatisi negli
Studi NEDU
Convulsioni: il sintomo pi\'f9 grave da
evitare ad ogni costo.
Sintomi determinati: contrazioni
muscolari convulse, tinnito auricolare (fischi nelle
orecchie), visione offuscata o a tunnel, disorientamento,
afasia (incapacità di esprimersi mediante il linguaggio),
nistagmo (rapidi movimenti laterali dell'occhio) o
incoordinazione motoria.
Sintomi probabili: segni più equivoci
che potrebbero essere dovuti sia a tossicità dell'ossigeno
che ad altre cause: un leggero senso di apprensione,
disforia (una sensazione di disagio), letargia e nausea
transitoria.
Raccomandazioni Un aspetto fondamentale
da tener presente per ora èche la tossicità dell'ossigeno
è volubile: le convulsioni si sono verificate a basse
profondità in condizioni in cui la maggior parte degli
esperti non si sarebbe aspettata tale evenienza.
Quindi, come dovrebbero comportarsi i subacquei sportivi
nei confronti delle immersioni con miscela nitrox? La
risposta è: con prudenza.
Innanzitutto, ogniqualvolta si respira un gas con una
percentuale di ossigeno superiore al 21 per cento,
bisogna tenere presente che l'intossicazione da ossigeno
è una possibilità e ciòrichiede un adeguato
addestramento.
In secondo luogo, l'utilizzo di attrezzature
appositamente studiate per comprimere miscele ad elevato
contenuto di ossigeno può essere pericoloso di per sé e
richiede uno speciale addestramento.
In terzo luogo, ciò che si immette nell'autorespiratore
non necessariamente è ciòche ci si aspetta. E'
necessario in questo caso disporre di un metodo di
analisi della quantità di ossigeno nell'autorespiratore
indipendente da quello della stazione di ricarica delle
bombole.
In quarto luogo, se avete una particolare predilezione
per gli autorespiratori ad ossigeno (ARO), ricordate che
sono delle attrezzature molto complesse, che richiedono
molta più manutenzione e cura dei vecchi ma sicuri
autorespiratori ad aria. Se decidete di utilizzare gli
autorespiratori ad ossigeno preparatevi ad affrontare un
adeguato addestramento ed elevati costi di manutenzione.
Infine, c'è il problema di ridurre la probabilità della
tossicità dell\rquote ossigeno al minimo.
Via Libera
Per le immersioni con autorespiratore ad aria a
circuito aperto, "semaforo verde" per una
pressione parziale dellossigeno uguale o inferiore
a 1,4 ata (che corrisponde a circa 25 metri su un
miscuglio di ossigeno al 40 per cento). Se tale livello
non sarà mai superato, saranno altre le limitazioni che
interverranno nel caso delle immersioni con
autorespiratore ad aria a circuito aperto, limitando i
tempi di esposizione ad una permanenza sottacqua in
cui linsorgere della tossicità da ossigeno sul S.N.C.
sarà altamente improbabile, anche nel caso di
esposizioni della durata di quasi quattro ore.
Procedere con Cautela
La "zona gialla" è compresa fra 1,4
ata e 1,6 ata (ossia a 30 metri con una miscela al 40 per
cento). La possibilità della tossicità da ossigeno a 1,6
ata è molto bassa, ma il margine di errore è molto
ristretto rispetto a 1,4 ata. Le variazioni individuali,
le escursioni di profondità non programmate e la
possibilità di dover compiere del lavoro pesante in caso
di emergenza fanno salire la possibilità di tossicità
da ossigeno a livelli di guardia. Quindi, i livelli fra 1,5
e 1,6 ata dovrebbero essere riservati a condizioni in cui
il sommozzatore è in condizioni di completo riposo, come
ad esempio durante la decompressione.
Alt!
Il "semaforo rosso" scatta al di sopra
di 1,6 ata. Non superate mai tale soglia.
Infatti, esistono prove che sono certamente possibili
brevi esposizioni a livelli superiori di pO2 (pressione
parziale dellossigeno), ma ricordate che anche le
convulsioni lo sono! Anche un lieve sforzo può elevare
il rischio e persino i sommozzatori con autorespiratore
ad aria a circuito aperto che si immergono a tali
profondità possono essere a rischio se permangono in
profondità oltre una certa durata.
Infine...
Limmersione nitrox può prolungare i tempi di
permanenza o ridurre la possibilità dellinsorgenza
della malattia da decompressione, a seconda delle modalità
a cui viene effettuata, ma aumenta il rischio di tossicità
da ossigeno. La malattia da decompressione raramente si
verifica sottacqua e raramente è letale. Se si
dovesse verificare sottacqua comunque non dovrebbe
normalmente rappresentare un pericolo di vita.
Nel caso di convulsioni da ossigeno, queste quasi sempre
insorgono sottacqua, complicando dunque seriamente
il trattamento. Quindi, se le probabilità dellinsorgenza
di convulsioni sono ridotte, nel momento in cui si
dovessero verificare la possibilità di un incidente
grave o morte è elevata.
Lesperienza e una buona preparazione sono dunque
essenziali.
Cosa fare in
caso dintossicazione da ossigeno o di convulsioni?
Le convulsioni da ossigeno in acqua sono
rare ma potenzialmente pericolose per la sopravvivenza.
In base al Manuale dImmersione della USN, paragrafi
14.9.1.1 e 14.9.1.2, la procedura suggerita per far
fronte allinsorgenza di convulsioni è la seguente:
- Trattamento dei Sintomi
Non Convulsivi. Il sommozzatore colpito dovrebbe avvisare
il suo compagno dimmersione ed effettuare una
risalita controllata verso la superficie. Si dovrebbe
procedere (alloccorrenza) a gonfiare il GAV della
vittima mentre il compagno dimmersione lo tiene
sotto stretto controllo per monitorare landamento
dei sintomi.
- Trattamento di
Convulsioni SottAcqua. Per intervenire su un
sommozzatore affetto da convulsioni devono essere
osservate le procedure seguenti:
a.
Assumere una posizione retrostante al sommozzatore
affetto da convulsioni. Sganciare la cintura della
zavorra della vittima a meno che non indossi una muta
stagna; in tal caso la cintura della zavorra non deve
essere rimossa per evitare che il subacqueo assumi una
posizione con la testa allingiù in superficie.
b.
Lasciare lerogatore della vittima in bocca. Se non
è in bocca, non cercare di rimetterglielo; tuttavia, se
cè tempo sufficiente, assicurarsi che il rubinetto
di chiusura del boccaglio sia chiuso (in posizione
SUPERFICIE) (si riferisce solo allautorespiratore
ad ossigeno).
c.
Afferrare la vittima intorno al torace al di sopra dellautorespiratore
ad aria (ARA) o fra lARA e il suo corpo. In caso di
difficoltà nel tenere la vittima sotto controllo in
questa maniera, il compagno dovrebbe ricorrere al metodo
migliore possibile per ottenerne il controllo. Se
necessario si potranno afferrare i cinghiaggi della vita
o del collo dellARA.
d.
Effettuare una risalita controllata verso la superficie,
applicando una leggera pressione sul torace del
sommozzatore per aiutarlo ad espirare.
e. Se è
necessario un maggiore assetto idrostatico, gonfiare il
jacket della vittima. Il compagno non deve sganciare la
propria cintura della zavorra né gonfiare il proprio
jacket.
f. Dopo
essere risaliti in superficie, gonfiare il jacket della
vittima nel caso in cui non sia già stato gonfiato.
g.
Togliere il boccaglio dalla bocca della vittima e,
esclusivamente nel caso degli autorespiratori ad ossigeno,
girare il rubinetto in posizione SUPERFICIE per evitare
che si allaghi il sacco polmone appesantendo la vittima.
h.
Segnalare il recupero di emergenza.
i. Una
volta che le convulsioni sono scomparse aprire le vie
respiratorie della vittima piegandone la testa
leggermente allindietro.
j.
Accertarsi che la vittima respiri. Se necessario si può
iniziare la respirazione bocca a bocca.
k. Se
durante le convulsioni si è verificata una risalita
verso la superficie, trasportare la vittima al più
vicino centro iperbarico e farla esaminare da un esperto
in medicina subacquea.
Ovviamente, una maschera
tipo gran facciale è il modo migliore per effettuare
immersioni con miscele ad alto contenuto di ossigeno in
quanto il sommozzatore può essere tenuto in profondità
fino alla scomparsa delle convulsioni. Se il sommozzatore
respira da un boccaglio e questo fuoriesce dalla bocca,
non vi è nessunaltra alternativa se non quella di
riportare in superficie il subacqueo, in quanto nel
momento in cui le convulsioni smetteranno la prima cosa
che questi cercherà di fare sarà di prendere un respiro.
La fase g. dovrebbe essere modificata nel caso in cui la
vittima respiri miscela nitrox da un autorespiratore a
circuito aperto. Durante le convulsioni sarà impossibile
estrarre il boccaglio dalla bocca della vittima e non si
dovrà mai tentare di forzarlo. Al placarsi delle
convulsioni, se il boccaglio è in posizione (o se il
subacqueo indossa una maschera tipo gran facciale) e se
il subacqueo è ancora in acqua e respira, allora
lasciare tutto al suo posto finché non si riporterà la
vittima fuori dallacqua. Se non respira, allora
togliere il boccaglio una volta raggiunta la superficie e
cominciare la respirazione bocca a bocca.
Lo scopo principale, mentre il sommozzatore colpito è in
acqua, è evitare che anneghi. In secondo luogo bisogna
assicurarsi che le vie respiratorie siano libere al
placarsi delle convulsioni tenendo il collo esteso.
Infine, verificare che non vi siano corpi estranei nella
trachea.
Esposizioni
Continue e Esposizioni Intermittenti allOssigeno
Bisogna ricordare che i sintomi della
tossicità dellossigeno sul S.N.C. sono un fenomeno
che perdura nel tempo (Tabella 4). Man mano che la pressione
parziale dellossigeno inspirato aumenta, il tempo
di esposizione diminuisce.
Nelle immersioni nitrox, i sommozzatori respirano da
autorespiratori a circuito aperto con una percentuale
fissa di ossigeno nella miscela. Se si utilizza un
autorespiratore a circuito aperto, la pressione parziale
massima dellossigeno di 1,4 ata sarà raggiunta
solo alla profondità massima, e nella stragrande
maggioranza dei casi di immersioni subacquee sportive, il
tempo trascorso alla massima profondità sarà limitato a
livelli a cui difficilmente si potrà verificare la
tossicità dellossigeno sul S.N.C.. A profondità
più basse, la pressione parziale dellossigeno sarà
minore. Esistono formule per integrare le esposizioni a
varie profondità per prevedere i tempi di esposizione
totali se si considera solo la tossicità dellossigeno
a livello polmonare, ma non esiste nessuna formula che
permetta lintegrazione delle esposizioni ad
ossigeno a varie profondità in un unico indicatore che
permetterebbe al sommozzatore di evitare la tossicità
dellossigeno sul S.N.C. La cosa migliore che si
possa dire è che ununica escursione di 15 minuti a
12 metri, o di cinque minuti a 15 metri, probabilmente
non ha nessun effetto significativo. Ciò rappresenta la
base delle attuali raccomandazioni della U.S. Navy.
Dr. E.D. Thalmann
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