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  Estratto dell'articolo pubblicato su Alert Diver 1/98

PANICO
E’ un pericolo reale per i subacquei ?

di Karen Shelanski

Tutti siamo potenzialmente soggetti ad attacchi d’ansia in immersione. Un recente studio ha dimostrato che oltre la metà dei sub esperti intervistati si è trovato in simili situazioni almeno una volta. Una maggior consapevolezza del problema può contribuire alla sicurezza dell’immersione.

Cos’è il panico?
Può essere una risposta ad una situazione specifica, oppure una manifestazione legata alla personalità del subacqueo. Statistiche del DAN e della Università del Rhode Island dicono che il panico è stato coinvolto nel 20 - 30 percento degli incidenti mortali in immersione.
Il panico può essere un fattore che contribuisce a molti casi di embolia gassosa arteriosa, dopo una risalita non controllata provocata dall’ansia.
E’ stato osservato che individui ansiosi, sottoposti ad esercizio fisico intenso mentre indossano una maschera, se la strappano via dal viso se credono di non poter respirare adeguatamente.
E’ stato riferito di subacquei in preda al panico, che si toglievano l’erogatore e resistevano se il compagno cercava di rimetterglielo in bocca, nonostante avessero le bombole cariche ed un erogatore normalmente funzionante.
Diversi esperti ritengono che il panico uccida più subacquei di ogni altra causa.

Chi viene preso dal panico?
Il panico non coglie solo gli inesperti. Anche i "veterani" possono essere presi dal panico senza alcun apparente motivo. Certe situazioni possono, più facilmente di altre, generare panico: perdita d’aria, disorientamento, la comparsa di un grande squalo. La reazione individuale a questi stimoli esterni, però, può comportare, o meno, il panico, a seconda dell’individuo.

Gestione del panico.
Prevenite il panico. Accertatevi che l’attrezzatura sia in ordine e perfettamente funzionante e che la muta sia idonea alla temperatura dell’acqua. Non immergetevi al di là delle vostre possibilità e della vostra competenza. Se non avete una torcia, non immergetevi al buio, se non siete addestrati, non immergetevi in un relitto o sotto il ghiaccio.

Ci sono individui che sono più suscettibili al panico.
Questi possono rispondere peggio di altri a specifici test psicologici che consentono di misurare il livello intrinseco d’ansia di un individuo. Questi test possono identificare una tendenza al panico con un’accuratezza del 88 percento. Non tutti, però, concordano con la sensibilità di questi test. Alcuni studiosi ritengono che la predisposizione all’ansia dipenda dall’ambiente e dal contesto e che l’ansia possa essere superata con l’aiuto dell’esperienza e dell’addestramento.
Escludere dall’attività subacquea coloro che hanno semplicemente un livello intrinseco d’ansia maggiore, basandosi semplicemente si questo dato, sarebbe assai difficile, se non illegittimo.

Riconoscere il problema "Panico".
Si discute abbastanza del panico in immersione? I rischi collegati al panico possono essere stati sottovalutati in conseguenza della necessità di promuovere e "commercializzare" l’attività subacquea, con il risultato che molti individui che non avrebbero nemmeno pensato di immergersi 20 anni fa, quando lo sport era considerato quasi "estremo", adesso accorrono in frotte alle scuole di immersione.
PADI e NAUI rifiutano queste affermazioni e fanno notare come entrambe le didattiche dedichino ampio spazio al problema del subacqueo ansioso, del panico ed della sua gestione, fin dai primi livelli di addestramento ed, in particolare, durante l’addestramento degli istruttori.

Evitare il Panico.
Non dovremmo mai immergersi al di là del nostri livello di competenza. Dovremmo fare pratica costante degli esercizi di simulazione di emergenza e di comunicazione subacquea. Dovremmo evitare di immergersi in condizioni difficili, non familiari, di scarsa forma fisica, di malessere o di malattia.

Opinioni differenti.
Altri vedono il panico come un fenomeno più complesso e ritengono che si dovrebbe distinguere fra panico ed ansia. Quest’ultima, infatti, può elicitare risposte positive e prevenire il panico. Il panico, per contro, comporta un individuo che è travolto dall’ansia e diviene incapace di ogni azione razionale.
Inoltre la distinzione fra panico "situazionale" e panico "da personalità" dovrebbe essere chiarita meglio. In molti casi si tratta di una combinazione dei due fattori. Alcuni stimoli esterni scatenano idee, pensieri o memorie che , a loro volta, stimolano una reazione di panico.
Il problema è perché alcuni vanno in panico ed altri mostrano solo ansietà, mentre riescono a gestire la situazione razionalmente.
Ciò può comportare diversi fattori, inclusa l’importanza specifica dello stimolo esterno per l’individuo coinvolto, il fatto che ci sia stato uno specifico addestramento ed il successo che l’addestramento ha avuto nel rafforzare le difese e l’adattabilità dell’individuo nei confronti di situazioni impreviste
Gestire il panico comporta più del semplice non immergersi oltre i propri limiti e richiede la conoscenza delle proprie debolezze ed idiosincrasie. Siete claustrofobici in certe circostanze? Avete paura degli squali? Fare pratica mentale di situazioni "cosa succederebbe se..?" può essere estremamente utile per sviluppare l’abilità a reagire razionalmente in situazioni di stress.
Ricordare sempre, e ripetersi con frequenza, che "ogni problema può - e dovrebbe - essere risolto sott’acqua" e non attraverso una risalita incontrollata, può essere molto utile in caso di emergenza, quando il semplice ricordare la frase può rappresentare la differenza fra una reazione incontrollata ed una gestione razionale del problema.

Test d’Ansia
Lo State-Trait Anxiety Inventory (STAI), sviluppato dal Dr. Charles Spielberger, è uno dei test più utilizzati per identificare l’eventuale predisposizione all’ansia d al panico. Questi test devono essere somministrati e valutati da personale sanitario qualificato.

L’opinione del Dr. BENNETT
Non fatevi prebdere dal panico, qualsiasi cosa succeda.

Di circa 2500 incidenti mortali in un periodo di 20 anni, il 90 percento ha colpito sub che avevano ancora la cintura di zavorra indossata. Il 50 percento non aveva gonfiato il GAV. Il 25 percento hanno avuto i primi problemi in superficie, non sott’acqua, ed il 50 percento di questi sono morti in superficie.
Ancora più importante è che dal 39 fino all’80 percento delle morti erano associate a panico, nelle diverse statistiche esaminate. Questo è probabilmente la causa di tante morti in superficie. In una situazione di panico, il sub stressato ha una sola cosa in mente: raggiungere la superficie il più rapidamente possibile. In simili circostanze ci si dimentica di respirare normalmente, con il risultato di una possibile embolia gassosa arteriosa.
Gli individui più ansiosi possono essere più facilmente vittime del panico. Importanti segni premonitori sono: la respirazione rapida ed affannosa, gli occhi sbarrati, l’agitazione, movimenti scomposti e l’apparire "immobilizzati dalla paura".
Per prevenire il panico è importante mantenersi in buona forma fisica, ben addestrati ed informati sulle caratteristiche dell'ambiente di immersione. Se non ci si sente a posto, ricordare sempre di Fermarsi, Riposarsi, Pensare e, solo dopo, Agire. Se ci si dirige verso la superficie, occorre farlo lentamente ed in modo controllato, respirando regolarmente e curando soprattutto l’espirazione.
Una volta in superficie, gonfiare bene il GAV e sganciare la zavorra. In situazioni di emergenza, il galleggiamento sarà migliore e la risalita in barca più agevole.
Se sapete di avere tendenza al panico, evitate di immergersi in situazioni potenzialmente stressanti, o di immergevi con compagni che non conoscete bene e che non potrebbero aiutarvi ad affrontare efficacemente una situazione di improvvisa ansia.

Qualunque cosa succeda, pensate e combattete il panico.


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