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Gli articoli del DAN Europe


  Estratto dell'articolo pubblicato su Alert Diver 1/98

SONO STATO PUNTO! CHE FARE?

Di Paul S. Auerbach, M.D., M.S.

Lesioni da corallo a lenta guarigione.
Queste lesioni sono molto comuni. La superficie del corallo e ricoperta di una parte organica viva, che viene facilmente strappata via dalle strutture rigide ed abrasive sottostanti e depositata sulla abrasione o nel taglio. Questo prolunga notevolmente il tempo di cicatrizzazione e provoca frequentemente infiammazione e, occasionalmente, infezione. Queste lesioni possono impiegare settimane ed anche mesi per guarire.

Trattamento
1) Lavare bene con acqua e sapone e sciacquare accuratamente con acqua..
2) Inondare di acqua ossigenata e quindi risciacquare con acqua.
3) Applicare uno strato sottile di pomata alla bacitracina, o similari, e coprire con medicazione secca, sterile, non adesiva. In seguito, pulire e cambiare medicazione due volte al giorno.
Se la ferita si infetta e forma una crosta purulenta, utilizzare il sistema di medicazione "bagnato - asciutto" per rimuovere la crosta ed esporre il tessuto sano sottostante. Questo si ottiene applicando garza sterile sulla ferita, senza lacuna altra medicazione, ed imbevendo la garza
con soluzione fisiologica sterile o con una soluzione antisettica diluita ( come iodo-povidone 1 - 5 % in acqua distillata sterile od in acqua bollita). Dopo che il liquido si è asciugato, la rimozione brusca della garza rimuoverà anche la crosta purulenta.
Il tessuto sottostante dovrebbe essere di colore rosa, lievemente sanguinante e sano. Queste medicazioni devono essere cambiate una o due volte al giorno, per qualche giorno o fino a quando non aderiscono più. A quel punto si riprenderà la medicazione descritta al punto 3 qui sopra.
4) Se la ferita mostra chiari segni di infezione (rossore intenso, pus, rigonfiamento dei linfonodi), la persona dovrebbe essere trattata con antibiotici da parte di personale sanitario qualificato, tenendo sempre presente la possibilità di una infezione da Vibrioni. Questi batteri si trovano frequentemente nell’ambiente marino e possono provocare infezioni gravi ed anche mortali.

La intossicazione da corallo può avvenire se le lesioni sono estese o se si tratta di una specie di corallo particolarmente tossica. I sintomi includono ferite infette e purulente a lentissima guarigione, notevole gonfiore intorno alla ferita, linfonodi ingrossati, febbre brividi e malessere generale. In questi casi è necessario ricorrere immediatamente ad un medico.

PUNTURE DI SPINE DI RICCIO
Alcuni ricci hanno spine appuntite e velenose che penetrano facilmente nella pelle. Altri, specie nel sud Pacifico, possono avere piccole appendici a tenaglia, che si attaccano alla vittima ed inoculano il veleno. Le punture di riccio sono dolorose. In caso di punture multiple, si possono avere reazioni generali anche imponenti, con spasmi muscolari, disturbi respiratori, astenia (debolezza estrema), collasso cardio-circolatorio.

Trattamento
1) Per alleviare il dolore, immergere la ferita in acqua alla massima temperatura tollerabile ( in genere da 43 a 45 °C) . Altri rimedi empirici, come l’applicazione di aceto o di urina sono generalmente meno efficaci. Se necessario usare farmaci antidolorifici.
2) Rimuovere tutte le spine visibile, con cautela. Non scavare intorno alle spine per rimuoverle. Il rischio è di romperle dentro alla ferita, rendendone più difficile la rimozione. Non rompere le spine intenzionalmente. La presenza di colore violaceo o nero, dopo una puntura di riccio, non indica necessariamente la presenza di un frammento di spina. Il colore può essere dovuto alla permanenza del pigmento della spina rimossa. In genere il pigmento viene riassorbito nell’arco di 72 ore circa. Se il colore permane, la presenza di un frammento di spina è probabile.
3) Se la puntura è causata da specie di ricci con appendici a tenaglia, immergere in acqua calda, quindi applicare schiuma da barba o sapone e radere la zona.
4) Recarsi da un medico se le spine sono infisse profondamente nella mano, nel piede o vicino ad un’articolazione. In alcuni casi può essere necessaria la rimozione chirurgica, per prevenire ulteriore infezione e danni vascolari o nervosi
5) Se la ferita mostra segni di infezione, o se la spina è penetrata in profondità in un’articolazione, è necessario immediato trattamento medico con antibiotici , tenendo presente la possibilità di infezione da Vibrioni.
6) Se una puntura del palmo della mano esita in un gonfiore persistente di uno o più dita, senza altri segni di infezione, può essere necessario un ciclo di terapia anti-infiammatoria o, nei casi più severi, cortisonica.

PUNTURE DA PTEROIS, SCORFANI E PESCE PIETRA
Questi pesci posseggono spine dorsali, anali e pelviche che trasportano il veleno dalle ghiandole velenifere fin dentro alla ferita.
Le reazioni comprendono arrossamento o aree di pallore cutaneo, gonfiore e vesciche (nel caso degli Pterois). Le lesioni possono essere estremamente dolorose ed occasionalmente letali ( nel caso del Pesce Pietra).

Trattamento
Immergere la ferita in acqua alla massima temperatura tollerabile ( in genere da 43 a 45 °C) può rapidamente alleviare il dolore di una puntura di Pterois, è generalmente meno efficace nel caso dello Scorfano e poco o per nulla efficace per le punture da Pesce Pietra. Deve comunque essere fatto rapidamente, in quanto il calore contribuisce all’inattivazione di alcuni dei componenti più pericolosi del veleno. Se la vittima appare intossicata, è molto debole, vomita, presenta difficoltà di respirazione o ha perso conoscenza, è necessario un urgente intervento medico.
La ferita va trattata con un antisettico locale (per esempio pomate a base sulfamidica o antibiotica) e con cambi quotidiani della medicazione. Le punture da Scorfani richiedono frequentemente settimane o mesi di cure mediche per guarire. Per il Pesce Pietra esistono antidoti specifici.

RAZZE
Gli aculei delle razze sono generalmente velenosi ed il veleno viene iniettato profondamente nelle ferite, cosicchè le lesioni da questi animali sono sia ferite lacere che intossicazioni da veleno. Il dolore è forte ed è accompagnato da sanguinamento, debolezza, vomito, cefalea, svenimenti, disturbi del respiro, paralisi, collasso cardio-circolatorio. La puntura, sia pure occasionalmente, può essere letale.

Trattamento
1) Lavare la ferita con acqua. Immergere immediatamente la parte in acqua alla massima temperatura tollerabile ( in genere da 43 a 45 °C) per alleviare il dolore. Può essere necessario prolungare l’immersione in acqua anche da 30 a 90 minuti. Estrarre delicatamente ogni frammento visibile di aculeo.
2) Lavare la ferita con acqua e sapone. Non cercare di chiuderla, per evitare di sigillarvi dentro pericolosi batteri.
3) Applicare una medicazione e cercare assistenza medica. Se sono necessarie più di 12 ore prima di raggiungere un medico, iniziare un trattamento antibiotico (ciprofloxacina, trimethoprim-sulfametossazolo o doxycyclina) per combattere possibili infezioni da Vibrioni
4) Somministrare analgesici secondo necessità.

Prevenzione delle punture da Razze
1) Strisciare sempre i piedi sul fondo quando si cammina in acque popolate da razze.
2) Ispezionare sempre il fondo prima di posare un arto sulla sabbia.
3) Non maneggiare mai una razza a meno di non sapere perfettamente quello che si sta facendo.

DERMATITE DEL NUOTATORE, DERMATITE DA ALGHE, PRURITO DEL NUOTATORE.
La dermatite del nuotatore può seguire immersioni in acqua salata e colpisce prevalentemente le aree coperte dal costume da bagno. La distribuzioni delle lesioni cutanee è simile alla dermatite da alghe, ma non si trovano alghe sulla pelle sotto il costume. La causa risale a punture da parte delle nematocisti (organuli urticanti) delle forme larvali di alcuni anemoni e meduse.

Spesso vengono riportati sintomi di pizzicore cutaneo, generalmente nelle zone coperte dal costume, mentre si è in acqua; i sintomi generalmente peggiorano se si fa una doccia con acqua dolce mentre si indossa ancora il costume. L’eruzione cutanea è generalmente di tipo orticaria, con ponfi rossastri. Il prurito può essere intollerabile e doloroso.
Il trattamento consiste nella immediata decontaminazione della pelle con aceto o acool per massaggi (isopropilico), seguita dall’applicazione di lozione all’idrocorstisone 1% due volte al giorno. Se la reazione è severa, ci possono essere cefalea, febbre, brividi, debolezza, vomito, congiuntivite, bruciore urinario; in questi casi può essere necessaria una terapia con prednisolone per via generale. Le nematocisti possono rimanere nel costume da bagno anche dopo che si è asciugato; pertanto è consigliabile lavarlo in lavatrice, dopo averlo accuratamente sciacquato in alcool o aceto e lavato a mano con acqua e sapone.
La dermatite del nuotatore viene confusa frequentemente con la dermatite da alghe. Questa è provocata da alghe blu, una specie di alghe sottili, capilliformi, comuni nella Hawaii ed in Florida, che si infiltrano facilmente sotto il costume da bagno. Generalmente la pelle sotto il costume resta più a lungo in contatto umido con le alghe e diviene arrossata e pruriginosa, presentando, occasionalmente, vesciche ed essudazione di siero. La reazione può iniziare da alcuni minuti a qualche ora dopo l’uscita dall’acqua.
Il trattamento consiste nel lavaggio vigoroso con acqua e sapone, seguito da strofinamento con alcool per massaggi (isopropilico) e dall’applicazione di lozione di idrocorstisone 1% due volte al giorno. Se la reazione è severa, può essere necessaria terapia con prednisolone per via generale.
Il prurito del nuotatore è provocato dal contatto della cute con cercarie, le forme larvali immature degli schistosomi ( vermi parassiti), frequenti in tutto il mondo sia in acque dolci che salate. Il problema insorge quando uno strato di acqua infestata da cercarie si asciuga sulla pelle del nuotatore. Le cercarie penetrano gli strati esterni della cute ed il prurito inizia nel giro di qualche minuto. Presto la pelle si arrossa e si gonfia, presentando intensa eruzione, occasionalmente di tipo urticarioide. Entro 24 - 48 ore si possono anche sviluppare vesciche.
La reazione può essere prevenuta strofinando la pelle con un asciugamano immediatamente dopo l’uscita dall’acqua, per evitare che le cercarie penetrino la cute. Dato che le cercarie sono frequenti nelle acque basse e calde, è prudente evitarle.
Se la reazione è iniziate, la pelle deve essere irrorata di alcool isopropilico e quindi ricoperta con una lozione alla calamina ( calamine lotion - reperibile nei paesi anglosassoni. In Europa può essere sostituita con preparati antipruriginosi per uso esterno, contenenti una combinazione di antiistaminico ed analgesico. Consultate il vostro medico per l’indicazione della specialità più facilmente reperibile nella vostra zona). Se la reazione è severa, può essere necessario trattamento con prednisolone per via generale.

PUNTURE DA MEDUSE
(incluse lesioni da corallo di fuoco, idroidi ed anemoni) .

Le lesioni avvengono per il contatto con tentacoli, o altre appendici, portatori di nematocisti ( organuli urticanti ).
A seconda della specie, della dimensione, dell’area geografica, della stagione e di altri fattori, gli effetti delle punture possono variare, in gravità, da un lieve bruciore ed arrossamento cutaneo, fino a dolore intollerabile con gravi lesioni cutanee e seria compromissione dello stato generale della vittima ( con nausea, vomito, disturbi del respiro, spasmi muscolari, ipotensione arteriosa) Anche frammenti di tentacoli spiaggiati dal mare possono essere pericolosi ed avere nematocisti ancora attive, anche dopo alcuni mesi e non dovrebbero mai essere maneggiati a mani nude.
La famigerata medusa Sea Wasp (Chironex fleckeri) australiana possiede uno dei più potenti veleni animali conosciuti. La puntura di questi animali può provocare la morte in pochi minuti per arresto respiratorio, aritmia cardiaca e shock.

Trattamento
SIATE PRONTI A FRONTEGGIARE UNA REAZIONE ALLERGICA DOPO UNA PUNTURA DA MEDUSA.
Se possibile, portate con voi un kit per il primo soccorso delle reazioni allergiche, che includa fiale di adrenalina iniettabile ed antiistaminici orali.
In caso di una puntura da medusa o da altri animali urticanti si raccomanda quanto segue:
1) Se si tratta di Sea Wasp (Chironex fleckeri), irrigare immediatamente la lesione con aceto ( o acido acetico al 5%). Mantenere la vittima immobile. Continuare l’applicazione di aceto. Cercare assistenza medica. Lasciare che l’aceto imbeva i tentacoli e le zone urticate per almeno 10 minuti prima di rimuoverli. In Australia, i guarda spiaggia hanno spesso con se l’antidoto specifico, in forma di iniezione intramuscolare.
2) Per le altre lesioni, applicare un decontaminante locale (aceto, alcool isopropilico, ammoniaca) abbondantemente sulla pelle per circa 30 minuti o fino al sollievo del dolore. (alcuni studiosi sono contrari all’uso dell’alcool, perché potrebbe facilitare l’apertura delle nematocisti ). Non usare solventi organici, come kerosene o benzina. In mancanza d’altro sciacquare la lesione con acqua di mare. Non usare acqua dolce e non applicare ghiaccio, questo potrebbe favorire l’apertura di nematocisti ancora attive.
3) Dopo la decontaminazione, applicare uno strato di crema da barba, o di sapone, e radere con un rasoio.
4) Riapplicare il decontaminante iniziale per altri 15 minuti.
5) Applicare uno strato sottile di pomata all’idrocortisone due volte al giorno. Possono anche essere utili pomate anestetiche in caso di dolore persistente.
6) Se l’area della lesione è grande, se la vittima è molto giovane o anziana o se mostra segni di compromissione generale, cercare immediata assistenza medica. Se si vedono frammenti di tentacoli nella bocca della vittima, fatele fare sciacqui con qualsiasi liquido disponibile e fatela sputare energicamente. Se sono già presenti gonfiore della bocca, ovattamento della voce, difficoltà a deglutire o del respiro, dolore al petto, cercare immediatamente un medico, mantenere aperte le vie aeree, non somministrare nulla per bocca e trasportare la vittima al più vicino ospedale.

CIGUATERA
L’intossicazione da Ciguatera è provocata da un ampio gruppo di specie ittiche tropicali e sub-tropicali che si nutrono di piante o piccoli pesci, che, a loro volta, hanno accumulato la tossina da microscopici dinoflagellati, come il Gambierdiscus toxicus. Più e grande il pesce, maggiore la quantità di tossina accumulata. I pesci più pericolosi sono i carangidi (Jack) i Barracuda, le Cernie e gli Snappers.
I sintomi, che solitamente iniziano da 15 a 30 minuti dopo aver mangiato il pesce contaminato, includono dolore addominale, nausea, vomito, diarrea, intorpidimento della lingua e della faringe, dolore ai denti, difficoltà a camminare, vista annebbiata, eruzioni cutanee, prurito, lacrimazione, debolezza, contrazioni muscolari, scoordinamento motorio, insonnia ed, occasionalmente, disturbi del respiro. Un segno classico della ciguatera è l’inversione della sensibilità freddo-caldo, per cui il freddo viene sentito caldo e viceversa. Le vittime possono presentare condizioni assai gravi, fino allo shock, già dopo pochi muniti dall’intossicazione.
Sfortunatamente, molti dei sintomi più fastidiosi, anche so non pericolosi, possono persistere, con vario grado di severità, per settimane e mesi.
Il trattamento è essenzialmente sintomatico e non esiste alcun antidoto conosciuto, anche se alcuni farmaci possono essere utili, come il mannitolo in caso di alcuni disturbi neurologici. La Proclorperazina può essere utile in caso di nausea e vomito, gli antiistaminici in caso di prurito. E’ sempre e comunque necessario che questi farmaci siano usati sotto il controllo medico.
Durante la convalescenza devono essere evitati: pesce, salse di pesce, molluschi, alcolici, noci, altra frutta secca.

IMMERSIONE DURANTE LA CONVALESCENZA DA PUNTURE O LESIONI DA ANIMALI MARINI.
In generale è sicuro immergersi se si sta assumendo un antibiotico od un cortisonico. Nel caso di infezione di una ferita, però, l’immersione è controindicata fino a quando la ferita non è in via di chiara guarigione e può essere facilmente coperta con una medicazione.


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