it.hobby.scuba
Gli articoli del DAN Europe - Editoriali 1998

Alert Diver 3/98
Velocità di risalita
Alert Diver 4/98:
Età, sesso,incidenti ed immersioni

Pubblicato su Alert Diver 3/98

Il messaggio del Dr. Bennett enfatizza l’importanza di limitare la velocità di risalita per ridurre il rischio di PDD . In realtà lo studio francese citato, si basa su un mio studio originale pubblicato nel 1981, che, a quanto mi consta, fu il primo a correlare la variazione della velocità di risalita con la produzione di bolle gassose circolanti e l’incidenza di PDD.
Lo studio prese in esame 97 immersioni ( 22 in camera iperbarica e 75 in acque libere) con 35 subacquei volontari, a profondità variabili da 20 a 52 metri. Tutte le immersioni vennero eseguite in modo da raggiungere il massimo valore di sovrasaturazione tissutale (il valore M) ammissibile, al momento dell’abbandono della profondità massima, secondo gli algoritmi della US Navy.
Lo studio dimostrò che la riduzione della velocità di risalita da un profilo a 18 metri/minuto nella prima metà della risalita e 10 metri/minuto nella parte restante (con una velocità media risultante di 14 metri/minuto) , ad una risalita lineare a 9-10 metri/minuto, comportava una riduzione delle bolle gassose circolanti dopo l’immersione da 81.8% a 20.3%. Inoltre, la produzione di livelli significativi di bolle, con grado 2 e 3 secondo Spencer ( situazione che indica profili di decompressione non accettabili ) era rilevabile solo nel gruppo di risalita veloce, e mai nel gruppo dei 9-10 metri/minuto.
Infine, la riduzione della velocità di risalita produsse una caduta nell’incidenza di PDD dal 9% nel gruppo a risalita veloce a zero nel gruppo a risalita lenta.
Questo studio fu la base per la raccomandazione di rispettare la velocità di risalita di 10 metri/minuto da parte della FIAS.
Ad un esame retrospettivo, sembra oggi che sia stata una raccomandazione assai appropriata, visto che l’incidenza di PDD in Italia non è aumentata, nonostante il grande aumento dei subacquei dal 1981 ad oggi e considerando che solo dopo il 1990 si è notato il grande cambiamento da un’attività abbastanza aggressiva, con immersioni profonde e frequenti decompressioni, alla più rilassata immersione di oggi.
La risalita lenta non è certo una sorpresa per i vecchi sub, né tantomeno per i corallari, che esploravano le acque sarde in ricerca del corallo, fino a profondità anche superiori ai 100 metri, risalendo con versioni auto-adattate delle tabelle allora disponibili ( parliamo degli anni 50!) e senza alcuna delle moderne e sofisticate tecniche di trimix e hight-tech diving.
Questi sub, invariabilmente, seguivano profili di risalita molto lenti, che finivano con la ben nota tecnica di "mano sulla mano" lungo la cima di risalita, che viene descritta più oltre anche da Bennett.
In tempi più moderni, queste antiche raccomandazioni sembrano riguadagnare un ruolo prepotente e trovano conferma nei risultati preliminari dello studio Safe Dive del DAN Europe, oltre che nella sempre più frequente presenza del fattore "risalita rapida" nella storia naturale degli incidenti decompressivi registrati dal DAN.
Il messaggio del Dr. Bennett non fa che rinforzare un mio antico convincimento, sul quale ho fondato gran parte della mia azione di medicina subacquea preventiva, sia in Italia che internazionalmente ( ed anche le mie immersioni) fin dai primi anni 80.
Ricordatelo sempre: risalite lentamente da ogni immersione, aggiungerete un margine di sicurezza in più alla vostra attività preferita!

Prof. Alessandro Marroni,
President, DAN Europe

Un messaggio dal Dr. Peter Bennett.

Recenti studi francesi hanno misurato la produzione di bolle gassose post-immersione in 37 subacquei sportivi.

Le immersioni sono state a 35 metri per 25 minuti, con un intervallo in superficie di 24 ore. La velocità di risalita nel primo gruppo di immersioni era di 9 metri/minuto, nel secondo gruppo di 17 metri/minuto, con sosta di 3 minuti a 6 metri e 10 minuti a 3 metri. La presenza di bolle è stata monitorata con tecnica Doppler ogni 10 minuti fino a un’ora dopo l’emersione.
Lo studio ha anche correlato la quantità di bolle con la percentuale di grasso corporeo dei subacquei e con l’età - sopra o sotto i 40 anni.
Nel gruppo dei 9 metri/minuto solo 13 (32.5%) sub mostrarono gradi di bolle superiori a 2. Mentre, nel gruppo dei 17 metri/ minuto, ben 20 sub (50%) mostrarono gradi di bolle elevati.
Simili dati per quanto riguarda l’età ed il grasso corporeo, con produzione di bolle elevata nel 11.8% dei minori di 40 anni e nel 64.3 % dei maggiori di questa età. e nell’11.8% dei sub che pesavano meno di 76 kg, contro il 50% dei sub più pesanti.
Lo studio ha concluso che i sub più anziani e più pesanti sono a maggior rischio di PDD, quando la velocità di risalita è superiore ai 9 metri al minuto.
Questi dati confortano la tendenza ormai generale a limitare la velocità di risalita a 9 metri al minuto nell’immersione ricreativa.
Questa può essere ancora troppo veloce, in verità, per il tipo di immersioni che ci interessano ( per esempio 30 metri per 20 minuti) e potrebbe essere utile risalire ancora più lentamente, intorno ai 3 metri / minuto, anche se questo comporta alcuni problemi logistici, che sono, però, risolvibili. Per esempio i subacquei potrebbero risalire "mano-sulla-mano" lungo una cima di risalita.

Ritorna a inizio pagina

Pubblicato su Alert Diver 4/98

Età, sesso, incidenti ed immersione.

Cari Iscritti DAN,

in questo numero pubblichiamo articoli importanti sulla fitness cardiovascolare, l’età e gli incidenti subacquei. Riteniamo importante pubblicare i dati sugli incidenti, perché, così, il DAN adempie ad una parte importante dei suoi compiti istituzionali: la corretta informazione.
Altro ed interessante argomento è che il popolo subacqueo invecchia, come la popolazione generale.
L’età media fra gli iscritti DAN è di 36.11 anni per i maschi e di 33.39 anni per le femmine. Il numero medio di immersioni è elevato: 39.1 all’anno.
La proporzione delle femmine è in crescita: la media è il 30.16 %, ma è interessante notare che questi numeri cambiano con l’esperienza delle subacquee. Le sub con esperienza inferiore ad un anno sono il 47.86 del loro gruppo, quelle con esperienza fra 1 e 2 anni sono il 44.22% e quelle con esperienza fra 2 e 5 anni sono il 40.11%.
Quando si sale negli anni di esperienza le percentuali cambiano: 30% di donna fra 5 e 10 anni di esperienza e solo 12.15% con esperienza oltre i 10 anni.
Questo sembra indicare che l’immersione ha attirato le donne in modo significativo solo negli ultimi anni e giustifica la necessita di maggior attenzione ai loro problemi specifici.
L’immersione sembra essere una scelta di vita sportiva, più che il divertimento di una stagione. I sub con meno di 1 anno di esperienza sono meno del 10% della popolazione DAN, mentre quelli con più di 2 anni di immersioni sono lo 80.35% ed i più esperti, con più di 5 anni di immersioni, sono il 47.08%.
La moderna immersione ricreativa attira una popolazione adulta, presenta una quantità costante - anche se non cospicua, di nuovi adepti, che sono sempre più significativamente di sesso femminile e che tendono a restare attivi negli anni successivi al primo.
La percentuale di incidenti è limitata, con un rischio di 1 caso di PDD ogni 30.678 immersioni, il che rende l’immersione ricreativa un’attività decisamente sicura, anche considerando che la natura stessa della PDD sta cambiando e che le sue manifestazioni sono generalmente meno clinicamente gravi che nel passato e la percentuale di guarigione senza esiti invalidanti, se il trattamento è immediato e corretto, è superiore al 97%.
Considerate questi dati con attenzione. I regolari rapporti sugli incidenti pubblicati dal DAN non devono essere intesi come elementi per impaurire i subacquei ed allontanarli dal loro sport preferito. Al contrario, i dati DAN dimostrano chiaramente come l’incidente subacqueo sia raro ed il rischio specifico sia del tutto accettabile ed inferiore a quello di altre comuni attività sportive.
Il fattore chiave dei rapporti sugli incidenti subacquei del DAN è quello di FORNIRE CORRETTA INFORMAZIONE AI SUBACQUEI.
Immergersi è un’attività affascinante, che deve essere svolta in un ambiente straordinario, che richiede il rispetto di regole precise, adeguate capacità e la consapevolezza dei rischi potenziali connessi. L’ambiente subacqueo - in quanto tale - è, altrimenti e molto semplicemente, non compatibile con la sopravvivenza umana.
La grande maggioranza degli incidenti analizzati dal DAN sono causati da errore umano. Questo può essere evitato attraverso l’addestramento, l’informazione ed un’adeguata consapevolezza.
Essere subacquei attenti e consapevoli ripaga assai bene in termini di sicurezza e per rendere l’immersione ancora più affascinante e gradevole. Questa è la missione del DAN ed è per questo che il DAN esiste!

Alessandro Marroni, M.D.

Ritorna a inizio pagina


Tutti gli articoli sono di proprietà del DAN Europe e sono pubblicati con la loro diretta autorizzazione.
Non è consentita la riproduzione senza l'autorizzazione del DAN Europe.

Torna alla pagina degli articoli