it.hobby.scuba
Gli articoli del DAN Europe - Editoriali 1999

Alert Diver 1/99 
Il ritorno dell’immersione tecnica
Alert Diver 2/99 
Rischio di annegamento
Alert Diver 3/99 
DAN the Safety Man
Alert Diver 4/99 
I benefici del servizio DAN Travel Assist

Pubblicato su Alert Diver 1/99

Cari Iscritti DAN,

Negli ultimi anni, parlando di immersione con autorespiratore, non si faceva distinzione, come diversi anni addietro, fra i diversi sistemi di respirazione subacquea.
L’uso dell’autorespiratore ad aria (ARA), infatti, era divenuto così universale da identificarsi con il concetto stesso di immersione con autorespiratore e tutto quanto si riferiva ad altri apparati sembrava appartenere alla storia dell’immersione subacquea. Ma, ultimamente, argomenti come l’immersione con apparati a circuito chiuso, gli autorespiratori ad ossigeno, l’iperossia in immersione o l’ipossia da diluizione stanno tornando in auge e rappresentano un nuovo-vecchio argomento di interesse per i subacquei e per i medici subacquei.
Quali siano i motivi per il ritorno dell’immersione tecnica è difficile a stabilirsi, anche se è indubbio che alcuni fattori psicologici possano avere una certa importanza. L’estrema e capillare diffusione dell’immersione con ARA, ormai divenuta sport di massa, e la frequente auto-limitazione delle immersioni entro i nuovi ristretti limiti dell’immersione sportiva, hanno forse portato coloro che tendono a considerare l’immersione come un’attività estrema verso nuove e più elitarie tecniche.
Sta di fatto che l’immersione tecnica è alle porte e non può essere ignorata dalla medicina subacquea, con tutti i suoi problemi potenziali e con la sua necessità di adeguata informazione e formazione.
Il notevole livello di sicurezza ormai proprio dell’immersione con ARA non è ancora ottenibile nell’immersione tecnica.
Per l’immersione con Nitrox a circuito aperto, che ha ruolini di sicurezza invidiabili, se tutte le norme tecniche sono rispettate, esistono ancora alcuni punti oscuri e frequenti malintesi in merito alla massima PpO2 utilizzabile, al ruolo della ritenzione di CO2 ed al fatto che l’immersione in Nitrox consente maggior sicurezza decompressiva oppure maggior permanenza in immersione, ma non entrambi contemporaneamente.
Diverso è il discorso per quanto attiene all’uso dei cosiddetti rebreathers, macchine da immersione derivate da apparecchiature militari o professionali. Allo stato attuale questi strumenti devono essere perfezionati sul piano del rendimento, dell’uso e della sicurezza, mentre le tecniche di addestramento devono prevedere l’inclusione di una informazione completa e veritiera, meno trionfalistica di quella attualmente divulgata da chi ha, sia pur legittimi, interessi commerciali o didattici.
Uno dei punti critici è il contenuto di ossigeno nel sacco polmone, che dipende dal consumo metabolico, dalla calibrazione del flusso costante e dalla tecnica d’uso dell’apparecchio e che, in condizioni facilmente ottenibili in immersione, può raggiungere livelli assai bassi, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe.
I rischi vanno dalla ipossia da diluizione ad una profondità equivalente in aria più elevata della profondità reale ed all’attuale impossibilità di prevedere e monitorare le variazioni del contenuto d’ossigeno e di gas inerte nel sacco polmone.
E’ dovere morale della moderna industria subacquea di ottenere e divulgare una migliore, accurata ed imparziale informazione riguardo a questa “nuova-vecchia” tecnica di immersione - certamente in via di divenire “l’immersione del futuro” - per poterla portare agli stessi livelli di sicurezza che la hanno caratterizzata finora in ambito militare, professionale e scientifico.

A.Marroni

Un messaggio del Dr. Peter Bennett - "Into Thin Air . . . Into Deep Water"

Tre subacquei sono morti sul relitto dell’Andrea Doria lo scorso anno. Quando ho saputo di queste morti, stavo leggendo il libro “ Aria rarefatta, un resoconto sul disastro dell’Everest” di Jon Krakauer. Molti ricorderanno la tragedia del 1996, quando 9 alpinisti morirono e tre non furono più trovati. Questi eventi illustrano quello che può accadere quando uno sport di massa si evolve verso forme di pratica “estrema”.
Cosa spinge un individuo a simili avventure, dove la sicurezza è scarsa e la linea fra successo e disastro è sottile?
Sappiamo che l’immersione ricreativa è sicura, ma molti di quelli che hanno scritto delle morti sull’Andrea Doria, la descrivono come pericolosa.
Alfred Alvarez , nel suo libro "Il Dio Selvaggio: uno studio del suicidio," illustra così il richiamo del pericolo "Più è improbabile la situazione, maggiori sono le sfide e tanto più intenso è il piacere ed il sollievo dopo che la tensione è passata. Il pericolo serve solo ad acuire l’attenzione ed il controllo di sé. Forse è questa la vera essenza degli sport rischiosi: il livello della prestazione e della concentrazione viene deliberatamente elevato, come a spazzare via ogni altra trivialità. Diversamente dalla vita di tutti i giorni, dove gli errori si possono, generalmente, recuperare con qualche forma di compromesso, nelle situazioni estreme ogni azione diviene, sia pur per un breve periodo, mortalmente seria” Nel caso dalla tragedia dell’Everest, gli scalatori passavano accanto ai corpi dei morti di precedenti scalate, vivido ricordo del pericolo, ma continuavano la scalata. In modo simile, circa una dozzina di sub sono morti sull’Andrea Doria fino ad ora, ma altri ancora vi si immergono. Esiste oggi una specie di attrazione fatale verso i cosiddetti “viaggi dell’avventura”. L’immersione rientra in questa categoria, ma i rischi sono relativamente pochi, rispetto ad altri sport. Coloro che vanno oltre - immersioni oltre i 61 metri in aria, technical diving, miscele speciali, tabelle particolari - si spingono al di là del limite e sfidano direttamente il fato.
Il problema è che il richiamo del pericolo attrarre anche i mass media, che, troppo spesso, non distinguono queste immersioni estreme dall’immersione ricreativa normale e contribuiscono a corroborare il malinteso che questa sia pericolosa. Ci dovremmo preoccupare di questo ed essere sempre assai chiari quando parliamo ai mass media ed ai non subacquei, nel dire che immersioni sull’Andrea Doria non sono per tutti, ma sono attività estreme per pochi speciali individui, che, come gli scalatori dell’Everest, sono pronti a mettere in palio la loro vita per il loro amore dell’avventura.

Ritorna a inizio pagina

Pubblicato su Alert Diver 2/99

Cari membri del DAN Europe,

questo è un numero importante, di quelli da conservare. Tratteremo alcuni argomenti che sono oggetto di frequentissime domande, ma anche di altrettanto frequenti malintesi.
Il messaggio del Dr. Bennett ricorda la maggior attenzione che dovrebbe essere riservata al rischio di annegamento, la più frequente conseguenza degli incidenti in acqua e la cruda testimonianza che, immergendoci, affrontiamo un ambiente straordinario, che non è compatibile con la nostra sopravvivenza, se non con il nostro pieno autocontrollo e con il rispetto di procedure e regole di sicurezza relativamente inflessibili.
Troppe volte il rischio è sottovalutato, o addirittura dimenticato, durante un’immersione o una lezione sub. Annegare è cosa da nuotatori inesperti, non interessa noi sub! Ma nulla è più lontano dal vero, come indicano chiaramente i dati del DAN. D’altro canto, un sub ben addestrato, anche nel primo soccorso con ossigeno, è la persona migliore che si vorrebbe vicino in caso di incidente in acqua o pre-annegamento.
Il DAN Europe ha lavorato molto verso questi risultati ed è, ora, riconosciuto come una delle organizzazioni esperte in materia dalla Croce Rossa Italiana, dallo HSE britannico e da numerose organizzazioni di salvamento in Austria, Germania, Italia e Spagna. E’ recente un importante contatto con la I.L.S.E (International Life Saving - Europe) per il riconoscimento internazionale del programma di primo soccorso con ossigeno del DAN.
L’articolo di Bryan Levano, su farmaci e immersione, tratta argomenti che sono oggetto della maggioranza dei quesiti ricevuti dalla nostra linea di consulenza medica non urgente. Il più frequente malinteso, in questi casi, è che, se si prende un farmaco, questo sia incompatibile con l’immersione. Questo concetto ha qualche fondamento, ma che dire del motivo per cui viene assunto il farmaco? Qui si trova il vuoto! Tutta l’attenzione va al farmaco e la condizione che questo dovrebbe curare viene semplicemente dimenticata! Esistono, in realtà, alcuni farmaci che non sono compatibili con l’immersione, ma molti altri non influiscono, né sono influenzati dall’attività sub. Di nuovo si dimentica che stiamo affrontando un ambiente straordinario e che dovremmo sempre porci alcune semplici domande: posso affrontare le variazioni di pressione? Sono in grado di essere sempre nel pieno controllo? Posso, semplicemente, bagnarmi in queste acque?
Alcuni farmaci possono compromettere l’attenzione o la risposta cardiovascolare all stress, ma, assai più frequentemente, la vera controindicazione è il raffreddore per cui stiamo prendendo l’aspirina, l’ansietà che curiamo con un calmante, o il problema del dente per cui prendiamo un analgesico.
Leggete con attenzione l’articolo, come quelli seguenti sui problemi dell’orecchio. Queste semplici, ma essenziali, informazioni vi aiuteranno a godere di più le vostre immersioni!
Le donne si immergono sempre più frequentemente e rappresentano una componente rilevante della comunità dei subacquei ricreativi. Nel passato, si è spesso parlato di aumentato rischio di Patologia Da Decompressione nelle donne, in particolare durante le mestruazioni. Studi epidemiologici retrospettivi sembravano indicare rischi significativi di danni al feto, in caso di immersione durante la gravidanza. Che dire, poi, dell’immersione dopo il parto, o durante l’allattamento? Molto è stato anche scritto sul rischio di PDD e l’assunzione di farmaci anticoncezionali, o la sindrome premestruale. Come si comporta una protesi dei seno in immersione?
Tutti questi sono quesiti che vengono posti al DAN quasi quotidianamente, ma, fino ad ora, non era possibile trovare attendibili e precise fonti di riferimento. L’articolo di Donna Uguccioni fa il punto sulle conoscenza attuali su questo argomento di grandissimo interesse.
Vi auguro una interessante lettura della NOSTRA rivista di sicurezza dell’immersione!
Acque chiare a tutti voi!

Alessandro Maroni - President, DAN Europe

A prova di annegamento. del Dr. Peter Bennett

L’annegamento è il risultato più frequente di un incidente subacqueo. Nel Dicembre 1997, la South Pacific Underwater Medical Society ha pubblicato un articolo, intitolato "Drowning Syndromes with Scuba." (Annegamenti in immersione). Gli autori, Edmonds, Walker e Scott, hanno preso in considerazione 100 incidenti mortali avvenuti in Australia. Di questi 89 erano maschi e 11 femmine. Nel 38% non avevano alcun brevetto sub. Circa la metà si trovava alle prese con situazioni nuove e le testimonianze indicano che vi è stato panico in più del 50% dei casi.
La deduzione è ovvia, sub inesperti, in situazioni per loro nuove, sono più soggetti ad incidenti, che possono sfociare in panico ed annegamento. Più della metà dei casi era avvenuta in acque calme e solo il 9% in presenza di forti correnti. Più della metà dei casi sembra essere accaduto in superficie, spesso dopo aver esaurito l’aria durante l’immersione. Nell’8% dei casi non era stato aperto il rubinetto della bombola prima di entrare in acqua.
I dati Australiani indicano che situazioni ambientali avverse, come correnti di marea (55%), mare mosso (44%), scarsa visibilità (26%), freddo (14%) e profondità maggiore che durante le precedenti immersioni (26%), accoppiate con l’inesperienza, generano grande stress, che può condurre al panico. L’attrezzatura non rappresenta, generalmente, un fattore di rischio determinante per l’annegamento, con l’eccezione del giubbetto equilibratore e della zavorra, che possono, se non ben utilizzati, aumentare il rischio di annegamento. Il GAV non è stato gonfiato nel 52% dei casi, mentre solo nel 5% non ha funzionato.86 sub su 100 non avevano sganciato la zavorra, e 3 avevano tentato di farlo, ma senza successo.
Gonfiare il GAV per risalire in emergenza, senza la zavorra, può produrre una velocità di risalita incontrollata e la possibilità di EGA. E’ necessario dare più risalto ed importanza a questi argomenti durante i corsi di addestramento. Si tratta, in larga parte, di semplici consigli di buon senso, ma, in caso di panico, il buon senso diventa una rarità.
Può essere molto utile che il compagno stia vicino e aiuti durante un’emergenza, eppure solo 41 dei 100 casi avevano un compagno esperto, 32 si stavano immergendo con un compagno inesperto e 21 erano soli. La separazione dal compagno sembra essere un fattore importante nella casistica australiana (38 casi, in 12 dei quali la vittima si era separata da tutto il gruppo). La separazione era stata provocata, in 31 casi, dall’esaurimento dell’aria e dal tentativo di emergere soli. 52 vittime, infatti, sono morte da sole.
Questi i consigli degli autori australiani: buona forma fisica, esperienza adeguata, attrezzatura in ordine, situazione ambientale adatta al livello di esperienza, adeguata riserva d’aria, bombola aperta e controllo frequente della pressione, sistema di coppia adeguato ed efficace. In caso di problemi non immediatamente risolvibili, informare il compagno che si intende terminare l’immersione, risalire in modo il più possibile controllato e, in superficie, gonfiare il GAV e, se necessario, sganciare la zavorra.

Ritorna a inizio pagina

Pubblicato su Alert Diver 3/99

Cari Iscritti DAN del DAN Europe,
la sicurezza dell'immersione è la missione primaria del DAN, che dedicherà sempre ogni sforzo al miglioramento di ogni aspetto della sicurezza in acqua. L'ultimo numero di Alert Diver ha visto il lancio della nostra campagna per la prevenzione degli incidenti da natante e da elica. Il DAN Europe ha assai attivamente diffuso, in modo capillare, le principali raccomandazioni per la sicurezza dell'immersione, attraverso un poster che si può ormai trovare nella gran parte dei centri sub, che sono riportate qui sotto.
Ora vi presentiamo, appena giunto dagli Stati Uniti, il nuovo "Super Eroe Sub" ideato dai nostri amici del DAN America, il cui nome è "DAN the Safety Man". DAN parlerà ai subacquei di frequente e diffonderà messaggi di sicurezza, aiutatelo a diffondere il messaggio ed a rendere la nostra attività preferita sempre più sicura!
Alessandro Marroni
President, DAN Europe

DAN Europe TIPS FOR SAFE DIVING
PRIMA DI IMMERGERTI

- Frequenta corsi d'immersione con Istruttori qualificati
- Partecipa a corsi di aggiornamento, salvamento e di primo soccorso con ossigeno nelle emergenze subacquee
- Effettua una visita medica specialistica ogni anno
- Porta sempre con te un kit per la somministrazione di ossigeno o accertati che sia presente sulla barca
- Non dimenticare la tessera DAN e controlla la scadenza della tua iscrizione
- Non programmare più di due immersioni al giorno
- Prevedi un giorno di riposo ogni 3/4 d'immersione
- Alimentati ed idratati correttamente evitando alcolici

QUANDO TI IMMERGI

- Mai da solo e senza assistenza in superficie
- Tieni conto della corrente e della marea
- Usa sempre pallone segna sub, GAV, manometro, profondimetro, orologio e porta con te le tabelle d'immersione anche se adoperi il computer
- Effettua prima l'immersione più profonda e poi quella meno profonda: mai il contrario!
- Fai sempre la prima parte dell'immersione profonda e la seconda meno profonda, mai il contrario! Non fare Yo - Yo
- Non superare i 9-10 m. al minuto di velocità in risalita e, possibilmente, rallenta ancora negli ultimi metri
- Non trattenere mai il respiro durante la risalita
- Fai sempre una sosta di almeno 5 minuti a 4 -5 metri di profondità

DOPO OGNI IMMERSIONE

- Proteggiti dalla perdita di calore con indumenti adeguati
- Non effettuare mai tentativi di ricompressione in acqua in caso di sospetto incidente decompressivo
- Evitare sforzi
- Non sottovalutare mai l'insorgenza, anche tardiva, di qualunque sintomo dopo un'immersione e chiama il DAN per valutare la situazione
- Lascia trascorrere il giusto intervallo di tempo dall'ultima immersione prima di effettuare un volo in aereo. Segui le raccomandazioni del DAN: almeno 12 ore dopo una singola immersione in curva di sicurezza, almeno 24 ore dopo immersioni ripetitive o immersioni con decompressione

A message from Dr. Peter Bennett
Primo: sicurezza. "DAN the Safety Man" illustra , in questo numero, sei consigli di sicurezza. DAN dice "vai piano": studi e ipotesi teoriche indicano che la velocità di risalita può essere il fattore critico nella PDD e che favorisce l'EGA. Mantenetela sempre intorno ai 10 metri minuto o meno.
DAN dice " fermati a 5 metri" Una sosta di sicurezza di tre minuti a cinque metri riduce il rischio di PDD, oltre a forzarvi a rallentare la risalita ben lontano dalla superficie, contribuendo al miglior controllo della lenta fase finale fino alla superficie.
DAN dice: "fai un controllo di sicurezza pre-immersione". Controllate la vostra attrezzatura e quella del vostro compagno prima di immergervi, assicuratevi di avere una sufficiente riserva d'aria e che i rubinetti delle bombole siano aperti, controllate bene l'assemblaggio ed il corretto funzionamento di tutti gli strumenti prima di entrare in acqua.
DAN dice: "pianificate l'immersione ed eseguitela secondo il piano". Un'immersione sicura inizia prima dell'entrata in acqua. Accertatevi che voi ed il vostro compagno abbiate ben chiari gli obbiettivi, la direzione da prendere, i limiti di tempo e profondità dell'immersione che intendete fare.
DAN dice: "fai pratica nelle manovre di emergenza". Le manovre di emergenza, se non praticate di frequente, possono non essere fatte in modo efficace al momento del reale bisogno. Concedetevi il tempo per fare pratica, insieme con il vostro compagno, in piscina o in acque controllate.
DAN dice: "aumenta le tue capacità attraverso un'educazione continua". Migliorare le proprie conoscenze e le proprie capacità subacquee vi renderà subacquei migliori e più sicuri e farà si che l'immersione resti un'attività divertente ed interessante per tutta la vita.
"DAN the Safety Man" continuerà a parlarvi in futuro, aiutatelo stimolando i vostri amici subacquei ad iscriversi al DAN.

Ritorna a inizio pagina

Pubblicato su Alert Diver 4/99

I benefici del servizio DAN Travel Assist sono spesso sottovalutati

Cari Iscritti DAN Europe,
quando avete riempito la vostra richiesta di iscrizione al DAN, probabilmente, avevate due motivi per farlo:
1) da subacquei attenti e sicuri, quali siete, desideravate partecipare attivamente alle attività della più importante organizzazione per la sicurezza dell'immersione, condividendone gli scopi e contribuendo alla sua continua crescita,
2)alla stesso tempo, avrete certamente valutato prescelto i molti e, per certi aspetti, unici vantaggi del programma assicurativo e di assistenza di emergenza subacquea del DAN Europe, che vi assicura non solo la più completa copertura disponibile sul mercato, ma anche - cosa forse più importante, l'assistenza 24 ore su 24 ed in tutto il mondo DELLA ORGANIZZAZIONE PIU' ESPERTA in caso di emergenza subacquea.
Quando avete letto il depliant DAN Europe ed avete, in seguito, ricevuto il vostro pacchetto di adesione, sono sicuro che, anche se avrete certamente notato che, come iscritti, avete diritto ai servizi DAN Travel Assist, non li avete valutati con tutta l'attenzione che meritano.
L'esperienza e le statistiche DAN riguardo alla sicurezza della moderna immersione ricreativa rivelano alcuni dati interessanti:
a) l'immersione ricreativa è un'attività sicura, con una frequenza di incidenti molto bassa ed un'ottima percentuale di recupero totale, anche in caso di incidente.
b) La sicurezza dell'immersione ricreativa è andata costantemente migliorando nel tempo
c) Il subacqueo tipo di oggi è, sempre più, un viaggiatore che visita di frequente zone remote del mondo, dove i servizi generali e sanitari sono, spesso, ben al di sotto degli standards per noi abituali.
Un'emergenza medica non subacquea, quando si viaggia, è, senza dubbio, più probabile di un incidente da immersione, può interessare sia il sub che i famigliari con cui sta viaggiando e può avere effetti devastanti non solo sulle attività di immersione programmate, ma sull'intera vacanza e sulle finanze personali e famigliari.
Il servizio DAN Travel Assist vi mette al riparo da questi spiacevoli problemi ed aggiunge questa ulteriore sicurezza alla vostra vacanza sub. Dedicate qualche minuto alla lettura dei due casi di emergenza medica non subacquea assistiti da DAN Travel Assist nel 1999 e pensate a quali e quanti stress emotivi, problemi logistici ed esborsi è stato possibile risparmiare a questi nostri iscritti.

Acque chiare a tutti voi!

Prof. Alessandro Marroni, M.D.
Presidente, DAN Europe

La mia bambina sta male!
Santo Domingo, Giugno 1999. Pieranna Millemaci, la figlia di 1 anno di Antonio Millemaci, ha febbre alta, forti dolori addominali, diarrea ed ha avuto un episodio di convulsioni durante la notte. Tre giorni prima un medico locale aveva fatto diagnosi di salmonellosi e prescritto un trattamento che non aveva avuto effetto. I genitori sono stressati e preoccupati e si rivolgono al DAN Travel Assist. Viene posta una diagnosi di possibile parassitosi intestinale, con convulsioni di tipo febbrile e viene organizzato il trasferimento in ospedale per gli esami e le cure del caso. Viene attivato il corrispondente locale per dare la necessaria assistenza amministrativa e logistica. Pieranna viene ricoverata e vengono fatti gli esami necessari: la diagnosi è di salmonellosi e faringite. Viene instaurato un trattamento con antibiotici ed intensa reidratazione. Dopo tre giorni Pieranna sta bene, ha appetito e viene dimessa. Due settimane dopo viene organizzato un controllo specialistico presso un Pediatra, che conferma la completa guarigione. Tutti i costi vengono coperti da DAN Travel Assist. Antonio Millemaci ci scrive: " Caro DAN, da Pieranna e famiglia: siete in gamba! Continuate così..! Per persone come me, spesso all'estero, per mesi con la famiglia in paesi come questo, è importante poter contare su professionisti come voi, in caso di emergenza. Credetemi, non è poco! Quello che fate è VERAMENTE utile!"

Sono caduto sulla barca ed ora non posso muovermi!
Moal Boal Island, Cebu, Filippine, Aprile 1999. Maurizio Z. iscritto DAN Europe. Trauma alla schiena da caduta in barca, mentre si accingeva a tuffarsi per una nuotata. Non riesce a stare in piedi per il dolore, ma, inizialmente, sottovaluta la situazione e chiama il DAN solo per chiedere un cambiamento del suo biglietto aereo, con elevazione alla business class, per avere un sedile più comodo. I medici DAN non si sentono tranquilli e preferiscono organizzare un controllo medico in loco. Vengono attivati i corrispondenti locali e si organizza il trasferimento in ambulanza presso l'ospedale di Cebu, per un esame radiologico preliminare. L'esame mostra una frattura scomposta ed instabile della prima vertebra lombare, con compressione del midollo spinale. Il lungo volo di rientro in Europa viene ritenuto pericoloso e sconsigliabile, a causa dell'instabilità della frattura e del rischio di danno midollare permanente. Il paziente viene posto su una tavola spinale ed evacuato, con aero-ambulanza Lear Jet, al Makati Medical Center di Makati City, Manila, per la stabilizzazione vertebrale prima del rimpatrio sanitario.
Vengono eseguiti ulteriori esami, inclusa una Risonanza Magnetica, per meglio definire le modalità operative ottimali. I medici di Makati comunicano che la loro struttura non è sufficientemente equipaggiata per il tipo di intervento necessario e suggeriscono l'evacuazione a Hong Kong, che dista 90 minuti di volo (un rischio accettabile per le condizioni del paziente) e che possiede strutture ospedaliere adeguate. Il trasporto sanitario viene organizzato per il giorno seguente ed il paziente viene trasferito, con aero-ambulanza jet, presso il Baptist Hospital di Hong Kong, dove gli specialisti confermano la diagnosi, ma considerano la frattura meno instabile di quanto sospettato a Makati e compatibile con un trasporto sanitario assistito fino in Europa, per la correzione chirurgica definitiva. Il giorno dopo viene organizzato il volo sanitario ed il paziente viene riportato in patria, dove l'intervento chirurgico correttivo viene eseguito con pieno successo.
Due mesi dopo il paziente visita a sorpresa la centrale operativa DAN Travel Assist, portando una cassa di vino prodotto nella sua zona, per un brindisi di ringraziamento e di celebrazione di una brutta avventura finita bene!

Ritorna a inizio pagina


Tutti gli articoli sono di proprietà del DAN Europe e sono pubblicati con la loro diretta autorizzazione.
Non è consentita la riproduzione senza l'autorizzazione del DAN Europe.

Torna alla pagina degli articoli