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  Estratto dell'articolo pubblicato su Alert Diver 1/99

Il trauma psicologico legato agli incidenti da immersione.
di John R. Yarbrough, Ph.D.

Nota di redazione: Nel caso di incidente da immersione, spesso si dimentica l’impatto psicologico successivo sulle stesse vittime e sulle persone che vi hanno assistito. Per gli “addetti ai lavori” la gestione di un incidente può essere quasi normale, ma ci sono tanti altri che semplicemente assistono agli eventi ed al soccorso, inattivi, impotenti e quasi immobilizzati sia mentalmente che fisicamente. Questo tipo di trauma psicologico può accadere sia in casi di incidenti gravi che di situazioni anche più banali, come viene descritto nell’articolo che segue.
Fra il 1980 ed il 1996, la media degli incidenti mortali registrati dal DAN è stata di 90 all’anno, oltre al numero, più elevato, degli incidenti meno gravi.
In tutti questi casi, è normale pensare alla situazione immediata delle vittime, ma spesso si dimentica che esistono i “sopravvissuti all’incidente” , che devono includere, in senso psicologico, non solo le stesse vittime, ma anche i testimoni, i parenti e gli amici che hanno assistito ai fatti.
Specie in caso di un incidente mortale, questi “sopravvissuti” possono andare incontro a forme di stress psichico post-incidente, che si possono manifestare con confusione mentale ed emotiva, disorientamento psichico, difficoltà nel prendere decisioni, blocco emotivo con senso di apatia ed indifferenza, angoscia, ira ( verso sé stessi o verso gli altri, depressione, senso di impotenza, senso di vertigine, tachicardia, respiro veloce e senso di “fame d’aria”, senso di tensione al torace, peso allo stomaco, sudorazione eccessiva, inappetenza, perdita di energia ed entusiasmo per le cose, isolamento dagli altri e lunghi silenzi.
Nonostante l’attuale definizione di “ricreativa”, dobbiamo accettare che l’immersione espone ad un certo e speciale tipo di stress sia fisico che emotivo. In caso di incidente, questo stress di base si somma a quello creato dall’incidente stesso. In situazioni simili è anche necessario ricordare che i sintomi sopra indicati possono simulare quelli di forme tardive di Patologia Da Decompressione. Questo porta alla possibilità di sottovalutare uno stress patologico e di non curarlo adeguatamente.
Prendiamo, ad esempio, un sub che abbia assistito ad un incidente, che ha comportato recupero di vittime, trattamento iperbarico ed altre azioni, tutte giustificate dal tipo di immersioni e di problema, dopo aver lui stesso fatto immersione con il gruppo di cui faceva parte l’infortunato, ma averla conclusa senza alcun problema. Dopo l’incidente, le attività del gruppo vengono sospese e la prosecuzione delle immersioni rimandata ad altro giorno, i sub “sopravvissuti” tornano in albergo e, naturalmente, discutono dell’incidente cui hanno assistito. Ma uno di loro, a causa dello stress, manifesta malessere, agitazione, perdita di appetito, alterazioni dell’umore, timore di riprendere le immersioni. Che fare in simili circostanze?
La risposta deve essere di ottenere, per prima cosa, una valutazione medica. Sintomi di malessere generale, specie se associati a forme di parestesia (intorpidimento o formicolii diffusi o localizzati), anche 24-48 ore dopo l’immersione, devono essere valutati attentamente, ma occorre anche ricordare che lo stress di aver assistito ad un incidente può giustificare il malessere ed i sintomi.
In simili circostanze, parlare dei fatti e del proprio malessere è importante e può contribuire ad interrompere un circolo vizioso che genera ulteriore stress, come per esempio quello generato dall’incomprensione del gruppo per uno strano ed insolito atteggiamento di una persona che stia soffrendo a causa degli eventi cui ha assistito. In psichiatria si adotta, con efficacia, il cosiddetto “trauma debriefing” o il “Critical Incident Stress Debriefing (CISD)”. Queste tecniche, che consistono nell’incontro, riservato, fra “consiglieri”, (persone normali, ma specificamente addestrate - per esempio altri sub, che non siano stati coinvolti nell’incidente) ed i “sopravvissuti”, si sono rivelate di grande aiuto in situazioni successive a gravi incidenti o catastrofi, sia in ambito civile, che militare e carcerario. Dopo aver assistito, da testimone, ad un grave incidente, è importante comunicare e parlarne con gli altri: aiuterà a ridurre lo stress. In ultima analisi, in caso di sintomi di stress persistenti, resta sempre la possibilità di una adeguata psicoterapia.
Punti da ricordare
- Reazioni negative e spiacevoli sono normali dopo un grande stress emotivo. Non significa che si sta impazzendo
- Comunicare con gli altri e non isolarsi. Gli esseri umani sono creature sociali.
- Parlare agli altri di come ci si sente, non costruirsi un muro intorno.
- Ricordare che gli altri membri del vostro gruppo possono soffrire dello stesso stress e si possono sentire come voi. Parlate loro e lasciate che vi parlino. Aiutando loro, aiuterete anche voi stessi.
- Fare esercizio è importante, anche se non ve la sentite.
- Mantenetevi occupati. Nuotate, fate passeggiate: oltre a non farvi pensare all’incidente, aiuta a far passare il tempo, ed il tempo è uno dei pochi veri “guaritori” in queste circostanze.
- Alimentatevi regolarmente ed adeguatamente, anche se non ve la sentite.
- Non rivolgetevi all’alcool o ai farmaci per attenuare o mascherare i vostri sentimenti, questo non farà che peggiorare le cose.
- Non prendete decisioni improvvise che comportino piani a lungo termine. Per esempio non interrompere bruscamente una vacanza. Concedetevi un giorno o due e ripensateci a mente più calma e distaccata.
- Non combattete eventuali incubi o insonnia. Anche questi non sono che reazioni normali, che si ridurranno con il tempo.
- Non preoccupatevi di “risalire subito in sella, dopo la caduta da cavallo”, a dispetto di quanto vi possano stimolare a fare gli altri. Potrete essere pronti a ri-immergervi, così come potreste anche decidere di smettere, ma questa non è una decisione che dovete prendere subito. Concedetevi un po’ di tempo.


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