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  Estratto dell'articolo pubblicato su Alert Diver 1/99

Salvataggio in barca di un sub incosciente
di Bob RAMSAY

In risalita da un’immersione meravigliosa, alla sosta dei 5 metri, mi volto per controllare la mia compagna, ma non la vedo. Guardo su ed eccolo là, in superficie, ma c’è qualcosa di strano... sta galleggiando a faccia in giù. Giunto immediatamente in superficie, chiedo aiuto alla barca , la raggiungo e la metto a faccia in su . Non accade nulla. Lo skipper reagisce subito e si avvicina, si sporge per prenderla a bordo, ma non ci riesce. Mi ricordo della zavorra e la sgancio. Ritentiamo, ma il bordo della barca e troppo alto. La portiamo verso poppa, per usare la scaletta, ma lei e troppo pesante. Comincio a entrare in panico.. Cerchiamo una fune, quella di ormeggio potrebbe andare, ma e annodata ad una bitta e non arriva, cerchiamo di tagliarla, ma il coltello non taglia. Alla fine troviamo un’altra cima e la passiamo sotto le ascelle della mia compagna. Finalmente la tiriamo a bordo! Dopo, tutto è entrato in automatismo, ABC, CPR: tutto bene.
Più tardi, in ospedale, ripensando all’accaduto, stavo lì seduto come un triglia stordita. Cosa avrei potuto fare di meglio e di diverso? Rivivendo i fatti, la prima parte era andata bene, nessun ritardo, azione immediata, la barca raggiunta in fretta. Ma risalire in barca? Lì è dove tutto è andato storto. Avevo dimenticato di sganciare la zavorra. I primi due tentativi di issarla in barca andati a vuoto. Troppo tempo perso. A poppa, la scaletta troppo alta e difficile, alla fine la necessità di una cima arrangiata. E il tempo perso? Quando aveva smesso di respirare? Eravamo ancora in tempo primo dell’insorgenza di un danno cerebrale?. Alla fine il salvataggio aveva funzionato, ma cosa sarebbe dovuto andare meglio?

LA PRATICA E L’ESPERIENZA!
Il recupero di un infortunato incosciente in barca viene, a volte, discusso in qualche corso, ma non viene quasi mai messa in pratica in un modo efficace. In più, un sub incosciente è un peso morto totale, difficile da simulare perfettamente e che diventa una spiacevole sorpresa nella situazione reale. Un addestramento fatto con realistica simulazione pratica può fare davvero la differenza: sub di stazza diversa, barche diverse, spiaggia, molo, costa rocciosa. Come controllare la situazione e condurre un buon salvataggio, anche senza assistenza qualificata?
Gommoni.
Sembrerebbe semplice: tiralo su! Quello che spesso accade, però, è che le gambe della vittima galleggiano sotto la chiglia e possono bloccare il sollevamento. In Australia la “Surf Life Saving Society” non arresta il gommone durante il recupero, ma mantiene una lenta andatura, per tenere le gambe sollevate nella scia ed agevolare il “rotolamento” della vittima sul lato del gommone ed a bordo. Naturalmente c’è il rischio dell’elica ed occorre fare estrema attenzione ed avere una specifica esperienza. Il sollevamento diretto a bordo può sembrare più facile, soprattutto se si ricorda di girare la vittima schiena o fianco al gommone, per evitare l’ancoraggio delle gambe sotto chiglia. Alternativamente si può cercare di farla galleggiare di lato al gommone e di “rotolarla” a bordo. Sia il tipo di gommone che la squadra di soccorso possono implicare differenze, provare le diverse metodiche per vedere quale funziona meglio nella situazione specifica potrà essere di grande utilità.
Piccole barche rigide (4-7 metri)
Queste barche spesso richiedono metodi diversi, anche se, in generale, i suggerimenti dati per i gommoni possono essere utili. Le gambe, avvolte nella muta, galleggiano e possono, anche qui, ancorarsi sotto chiglia, specie nei casi di chiglie con spigolo esterno, come quelle ad ala di gabbiano o di altro tipo planante. Le barche a dislocamento hanno in genere curve morbide e non presentano questa complicazione. Le barche piccolo possono capovolgersi quando uno o due soccorritori sollevano un infortunato da un lato della barca. Ecco cosa è successo in un caso reale di una barca di 4 metri: due sub, maschi, in acqua ed un’amica in barca. Fine aria in immersione e buddy-breathing disastroso. Esaurimento aria per entrambi e risalita a pallone. In superficie, uno dei due paralizzato in metà corpo. Il compagno lo traina fino alla barca, risale a bordo, e insieme con l’amica, tira l’infortunato a bordo da poppa, di lato al motore ( in realtà l’unico modo per evitare il capovolgimento ). Lo sforzo per sollevare la vittima a bordo, piegato per la vita ed a faccia in giù, è lungo ed intenso. I soccorritori cadono in barca esausti ed in una grande confusione. Passa tempo prima che l’infortunato venga messo a bordo in modo utile. Fortunatamente la vittima non era in arresto respiratorio. Se fosse stato così, sarebbe morto. I soccorritori, a posteriori, ammisero che non avrebbero potuto fare di più, anche se avrebbero voluto.
Barche piccole ed instabili pongono particolari problemi: stare bassi per abbassare il baricentro e cercare di sollevare la vittima dal lato, può essere un’alternativa, anche se e possibile che si imbarchi acqua durante l’operazione. Un altro metodo può essere quello di avere panche che possano anche essere messe fuori bordo ed utilizzate per sollevare una vittima o poste a mo’ di bilico sul bordo barca, per sollevare e far scivolare dentro la vittima.
Ma il punto è sempre nella necessità di fare pratica attraverso simulazioni realistiche, che mirino a definire e rendere operativo un “sistema che funzioni” per la vostra barca, pronto, senza intoppi e rapidamente, quando è necessario intervenire e ci sono solo pochi secondi per salvare una vita.
Barche più grandi sono, generalmente più stabili, hanno equipaggi più numeroso e possono avere abbastanza spazio a bordo per stivare un sistema di salvamento e recupero dedicato.

Sistemi di salvamento e recupero a bordo.
Barelle.
Barelle galleggianti possono essere poste in acqua sotto la vittima ed offrono molti punti di presa per il sollevamento a bordo, con l’infortunato in posizione orizzontale. Molti, però, ritengono che la velocità del recupero sia un punto essenziale del soccorso ed il sistema “barella” potrebbe introdurre dei ritardi, mentre la posizione orizzontale durante il recupero non viene più considerata così essenziale e prioritaria.
Imbragature.
Se la barca ha un albero, sarà utile un sistema di sollevamento, con winch e carrucole, che utilizzi il boma, purché sia semplice e di rapida , immediata, messa in opera. Anche l’uso di reti o funi per far rotolare una vittima a bordo può funzionare e dovrebbe essere considerato e provato, per vedere come può funzionare sulla vostra barca.
Sistemi alla prova ( testati da “South Australian Police Water Response Group” ):
Cime annodate.
Due cime annodate, con le anse poste in acqua. Il soccorritore sta in piedi sulle estremità annodate e mantiene le cime in acqua. La vittima dovrebbe, in teoria, essere posta a cavallo delle anse in acqua. All’atto pratico, porre la vittima nelle due anse di cima si è rivelato virtualmente impossibile, senza almeno due persone di assistenza in acqua. Poi, al momento del sollevamento, la cima intorno al torace si trasforma spesso in una “corda al collo”! Il sistema non funziona! Per di più, richiede che la vittima sia ben rigida, per restare appesa fra le due anse di cima, tanto che una vittima simulata ha detto: “ se riesco a stare così, non ho certo bisogno di cime per salire a bordo, e nemmeno della scaletta!”. Con buona pace di quanto è scritto su alcuni libri!
Cime intrecciate a rete
Sullo stesso principio, ma con maggiore efficacia, si base il sistema delle cime intrecciate a rete, anche se l’attrezzatura della vittima tende ad impigliarsi nella rete. Suggeriamo di variare il sistema e di utilizzare un robusto telo invece della rete, con l’accortezza di creare delle vie di fuga per l’acqua. Un lato del telo viene fissato al bordo barca, l’altro lato deve essere montato su un bastone, o paletto, per assicurare la necessaria rigidità durante il sollevamento e per distribuire la trazione delle cime di tiro che vi sono legate.
Segmenti in plastica articolati
Sistemi di questo tipo sono in commercio in alcuni paesi. Il vantaggio è di una certa protezione della vittima, che non viene schiacciata eccessivamente durante il sollevamento, in quanto i segmenti garantiscono sempre una larghezza minima definita del punto di appoggio. Alcuni di questi sistemi possono anche sostituire la normale scaletta ed hanno il vantaggio, generale, di poter essere arrotolati e stivati in uno spazio minimo.
Piattaforme da immersione
Queste sono comuni sulle barche da immersione più grandi, che, generalmente, presentano problemi minori, sia per lo spazio a disposizione che per il numero di persone di equipaggio. In questi casi anche la sola forza bruta dell’equipaggio può bastare. Ma quando non ci sono “grossi equipaggi” serve altro...
“Grossi Cervelli”
Quando l’equipaggio è piccolo, per numero o per stazza fisica, per esempio se si tratta di donne, non si può contare solo sulla forza bruta. Un sistema intelligente sarà sempre migliore di quello basato solo sulla forza. Deve valere un principio generale: lo sforzo richiesto per sollevare dall’acqua un corpo inanimato è enorme. Se il sollevamento è ben guidato, nella direzione desiderata, lo sforzo si riduce significativamente, per esempio attraverso un sollevamento a “salti”, dove, ad ogni salto il corpo della vittima procede nella direzione voluta ( figure 1-3 dell’articolo in Inglese).
Coordinamento fra due soccorritori
Questo è necessario se due soccorritori sono all’opera e la vittima deve essere mantenuta in posizione, afferrata per la muta e tirata a bordo. Non elegante, come metodo, ma, a volte, efficace. Se il sollevamento viene fatto in posizione laterale, la testa della vittima può finire sott’acqua e questo possibile rischio può essere giustificato solo dalla grande urgenza di rimuoverla dall’acqua.
Concludendo
Il messaggio è semplice. Primo: pianificare, secondo: fare pratica. L’obbiettivo: recupero della vittima dall’acqua in modo rapido, efficace e compatibile con la barca e l’equipaggio. Se ciò può essere fatto con la vittima mantenuta in posizione orizzontale e con la testa sempre fuori dall’acqua, questo è il sistema ottimale. Ma questo può essere difficile o impossibile su barche piccole, per le quali può essere necessario trovare, pianificare e praticare soluzioni adeguate, anche se irrituali. Una cosa utile da ricordare è anche che, negli incidenti subacquei, le lesioni del collo e della colonna vertebrale sono rare e questo rende meno complicata l’azione. Nel caso, invece, sia sospettata una lesione vertebrale, devono essere adottate tutte le necessarie precauzioni e la precedenza assoluta resta alla gestione delle vie aeree e delle funzioni vitali (ABC).
In pratica
Esercitarsi è essenziale, pianificare è indispensabile, ricordare di simulare anche situazioni ambientali avverse è importante. Quando si solleva una vittima in una barca piccola, ricordare sempre che le gambe possono dare problemi ed ancorarsi sotto la chiglia. La messa a punto di un sistema che funzioni per la vostra barca non è difficile. Pianificatelo e mettetelo in pratica, simulando un soccorso, ogni volta che potete e non solo quando anche pochi secondi persi possono essere quelli che servono a salvare una vita.


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