Salvataggio in barca di un
sub incosciente
di Bob RAMSAY
In
risalita da unimmersione meravigliosa, alla sosta
dei 5 metri, mi volto per controllare la mia compagna, ma
non la vedo. Guardo su ed eccolo là, in superficie, ma cè
qualcosa di strano... sta galleggiando a faccia in giù.
Giunto immediatamente in superficie, chiedo aiuto alla
barca , la raggiungo e la metto a faccia in su . Non
accade nulla. Lo skipper reagisce subito e si avvicina,
si sporge per prenderla a bordo, ma non ci riesce. Mi
ricordo della zavorra e la sgancio. Ritentiamo, ma il
bordo della barca e troppo alto. La portiamo verso poppa,
per usare la scaletta, ma lei e troppo pesante. Comincio
a entrare in panico.. Cerchiamo una fune, quella di
ormeggio potrebbe andare, ma e annodata ad una bitta e
non arriva, cerchiamo di tagliarla, ma il coltello non
taglia. Alla fine troviamo unaltra cima e la
passiamo sotto le ascelle della mia compagna. Finalmente
la tiriamo a bordo! Dopo, tutto è entrato in
automatismo, ABC, CPR: tutto bene.
Più tardi, in ospedale, ripensando allaccaduto,
stavo lì seduto come un triglia stordita. Cosa avrei
potuto fare di meglio e di diverso? Rivivendo i fatti, la
prima parte era andata bene, nessun ritardo, azione
immediata, la barca raggiunta in fretta. Ma risalire in
barca? Lì è dove tutto è andato storto. Avevo
dimenticato di sganciare la zavorra. I primi due
tentativi di issarla in barca andati a vuoto. Troppo
tempo perso. A poppa, la scaletta troppo alta e
difficile, alla fine la necessità di una cima
arrangiata. E il tempo perso? Quando aveva smesso di
respirare? Eravamo ancora in tempo primo dellinsorgenza
di un danno cerebrale?. Alla fine il salvataggio aveva
funzionato, ma cosa sarebbe dovuto andare meglio?
LA
PRATICA E LESPERIENZA!
Il recupero di un infortunato incosciente in
barca viene, a volte, discusso in qualche corso, ma non
viene quasi mai messa in pratica in un modo efficace. In
più, un sub incosciente è un peso morto totale,
difficile da simulare perfettamente e che diventa una
spiacevole sorpresa nella situazione reale. Un
addestramento fatto con realistica simulazione pratica
può fare davvero la differenza: sub di stazza diversa,
barche diverse, spiaggia, molo, costa rocciosa. Come
controllare la situazione e condurre un buon salvataggio,
anche senza assistenza qualificata?
Gommoni.
Sembrerebbe semplice: tiralo su! Quello che
spesso accade, però, è che le gambe della vittima
galleggiano sotto la chiglia e possono bloccare il
sollevamento. In Australia la Surf Life Saving
Society non arresta il gommone durante il recupero,
ma mantiene una lenta andatura, per tenere le gambe
sollevate nella scia ed agevolare il rotolamento
della vittima sul lato del gommone ed a bordo.
Naturalmente cè il rischio dellelica ed
occorre fare estrema attenzione ed avere una specifica
esperienza. Il sollevamento diretto a bordo può sembrare
più facile, soprattutto se si ricorda di girare la
vittima schiena o fianco al gommone, per evitare lancoraggio
delle gambe sotto chiglia. Alternativamente si può
cercare di farla galleggiare di lato al gommone e di
rotolarla a bordo. Sia il tipo di gommone che
la squadra di soccorso possono implicare differenze,
provare le diverse metodiche per vedere quale funziona
meglio nella situazione specifica potrà essere di grande
utilità.
Piccole barche rigide (4-7 metri)
Queste barche spesso richiedono metodi diversi,
anche se, in generale, i suggerimenti dati per i gommoni
possono essere utili. Le gambe, avvolte nella muta,
galleggiano e possono, anche qui, ancorarsi sotto
chiglia, specie nei casi di chiglie con spigolo esterno,
come quelle ad ala di gabbiano o di altro tipo planante.
Le barche a dislocamento hanno in genere curve morbide e
non presentano questa complicazione. Le barche piccolo
possono capovolgersi quando uno o due soccorritori
sollevano un infortunato da un lato della barca. Ecco
cosa è successo in un caso reale di una barca di 4
metri: due sub, maschi, in acqua ed unamica in
barca. Fine aria in immersione e buddy-breathing
disastroso. Esaurimento aria per entrambi e risalita a
pallone. In superficie, uno dei due paralizzato in metà
corpo. Il compagno lo traina fino alla barca, risale a
bordo, e insieme con lamica, tira linfortunato
a bordo da poppa, di lato al motore ( in realtà lunico
modo per evitare il capovolgimento ). Lo sforzo per
sollevare la vittima a bordo, piegato per la vita ed a
faccia in giù, è lungo ed intenso. I soccorritori
cadono in barca esausti ed in una grande confusione.
Passa tempo prima che linfortunato venga messo a
bordo in modo utile. Fortunatamente la vittima non era in
arresto respiratorio. Se fosse stato così, sarebbe
morto. I soccorritori, a posteriori, ammisero che non
avrebbero potuto fare di più, anche se avrebbero voluto.
Barche piccole ed instabili pongono particolari problemi:
stare bassi per abbassare il baricentro e cercare di
sollevare la vittima dal lato, può essere unalternativa,
anche se e possibile che si imbarchi acqua durante loperazione.
Un altro metodo può essere quello di avere panche che
possano anche essere messe fuori bordo ed utilizzate per
sollevare una vittima o poste a mo di bilico sul
bordo barca, per sollevare e far scivolare dentro la
vittima.
Ma il punto è sempre nella necessità di fare pratica
attraverso simulazioni realistiche, che mirino a definire
e rendere operativo un sistema che funzioni
per la vostra barca, pronto, senza intoppi e rapidamente,
quando è necessario intervenire e ci sono solo pochi
secondi per salvare una vita.
Barche più grandi sono, generalmente più stabili, hanno
equipaggi più numeroso e possono avere abbastanza spazio
a bordo per stivare un sistema di salvamento e recupero
dedicato.
Sistemi
di salvamento e recupero a bordo.
Barelle.
Barelle galleggianti possono essere poste in
acqua sotto la vittima ed offrono molti punti di presa
per il sollevamento a bordo, con linfortunato in
posizione orizzontale. Molti, però, ritengono che la
velocità del recupero sia un punto essenziale del
soccorso ed il sistema barella potrebbe
introdurre dei ritardi, mentre la posizione orizzontale
durante il recupero non viene più considerata così
essenziale e prioritaria.
Imbragature.
Se la barca ha un albero, sarà utile un sistema
di sollevamento, con winch e carrucole, che utilizzi il
boma, purché sia semplice e di rapida , immediata, messa
in opera. Anche luso di reti o funi per far
rotolare una vittima a bordo può funzionare e dovrebbe
essere considerato e provato, per vedere come può
funzionare sulla vostra barca.
Sistemi alla prova ( testati da South
Australian Police Water Response Group ):
Cime annodate.
Due cime annodate, con le anse poste in acqua.
Il soccorritore sta in piedi sulle estremità annodate e
mantiene le cime in acqua. La vittima dovrebbe, in
teoria, essere posta a cavallo delle anse in acqua. Allatto
pratico, porre la vittima nelle due anse di cima si è
rivelato virtualmente impossibile, senza almeno due
persone di assistenza in acqua. Poi, al momento del
sollevamento, la cima intorno al torace si trasforma
spesso in una corda al collo! Il sistema non
funziona! Per di più, richiede che la vittima sia ben
rigida, per restare appesa fra le due anse di cima, tanto
che una vittima simulata ha detto: se riesco a
stare così, non ho certo bisogno di cime per salire a
bordo, e nemmeno della scaletta!. Con buona pace di
quanto è scritto su alcuni libri!
Cime intrecciate a rete
Sullo stesso principio, ma con maggiore
efficacia, si base il sistema delle cime intrecciate a
rete, anche se lattrezzatura della vittima tende ad
impigliarsi nella rete. Suggeriamo di variare il sistema
e di utilizzare un robusto telo invece della rete, con laccortezza
di creare delle vie di fuga per lacqua. Un lato del
telo viene fissato al bordo barca, laltro lato deve
essere montato su un bastone, o paletto, per assicurare
la necessaria rigidità durante il sollevamento e per
distribuire la trazione delle cime di tiro che vi sono
legate.
Segmenti in plastica articolati
Sistemi di questo tipo sono in commercio in
alcuni paesi. Il vantaggio è di una certa protezione
della vittima, che non viene schiacciata eccessivamente
durante il sollevamento, in quanto i segmenti
garantiscono sempre una larghezza minima definita del
punto di appoggio. Alcuni di questi sistemi possono anche
sostituire la normale scaletta ed hanno il vantaggio,
generale, di poter essere arrotolati e stivati in uno
spazio minimo.
Piattaforme da immersione
Queste sono comuni sulle barche da immersione
più grandi, che, generalmente, presentano problemi
minori, sia per lo spazio a disposizione che per il
numero di persone di equipaggio. In questi casi anche la
sola forza bruta dellequipaggio può bastare. Ma
quando non ci sono grossi equipaggi serve
altro...
Grossi Cervelli
Quando lequipaggio è piccolo, per numero
o per stazza fisica, per esempio se si tratta di donne,
non si può contare solo sulla forza bruta. Un sistema
intelligente sarà sempre migliore di quello basato solo
sulla forza. Deve valere un principio generale: lo sforzo
richiesto per sollevare dallacqua un corpo
inanimato è enorme. Se il sollevamento è ben guidato,
nella direzione desiderata, lo sforzo si riduce
significativamente, per esempio attraverso un
sollevamento a salti, dove, ad ogni salto il
corpo della vittima procede nella direzione voluta (
figure 1-3 dellarticolo in Inglese).
Coordinamento fra due soccorritori
Questo è necessario se due soccorritori sono
allopera e la vittima deve essere mantenuta in
posizione, afferrata per la muta e tirata a bordo. Non
elegante, come metodo, ma, a volte, efficace. Se il
sollevamento viene fatto in posizione laterale, la testa
della vittima può finire sottacqua e questo
possibile rischio può essere giustificato solo dalla
grande urgenza di rimuoverla dallacqua.
Concludendo
Il messaggio è semplice. Primo: pianificare,
secondo: fare pratica. Lobbiettivo: recupero della
vittima dallacqua in modo rapido, efficace e
compatibile con la barca e lequipaggio. Se ciò
può essere fatto con la vittima mantenuta in posizione
orizzontale e con la testa sempre fuori dallacqua,
questo è il sistema ottimale. Ma questo può essere
difficile o impossibile su barche piccole, per le quali
può essere necessario trovare, pianificare e praticare
soluzioni adeguate, anche se irrituali. Una cosa utile da
ricordare è anche che, negli incidenti subacquei, le
lesioni del collo e della colonna vertebrale sono rare e
questo rende meno complicata lazione. Nel caso,
invece, sia sospettata una lesione vertebrale, devono
essere adottate tutte le necessarie precauzioni e la
precedenza assoluta resta alla gestione delle vie aeree e
delle funzioni vitali (ABC).
In pratica
Esercitarsi è essenziale, pianificare è
indispensabile, ricordare di simulare anche situazioni
ambientali avverse è importante. Quando si solleva una
vittima in una barca piccola, ricordare sempre che le
gambe possono dare problemi ed ancorarsi sotto la
chiglia. La messa a punto di un sistema che funzioni per
la vostra barca non è difficile. Pianificatelo e
mettetelo in pratica, simulando un soccorso, ogni volta
che potete e non solo quando anche pochi secondi persi
possono essere quelli che servono a salvare una vita.
|