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  Estratto dell'articolo pubblicato su Alert Diver 1/99

Incontri ravvicinati - In alcune circostanze disastrose, è l’ossigeno che fa la differenza.
di Robert N. Rossier

E comodo credere che gli incidenti capitino solo agli altri. Ma ci sono volte in cui dobbiamo dare aiuto al nostro compagno. Molti di noi portano in auto, o in viaggio, ma quanti hanno con sé un kit di soccorso con ossigeno? In fondo e costoso e voluminoso e le probabilità di usarlo sono poche, si dirà. Ma basta chiedere a chi sia stato soccorso con l’ossigeno per capire quanto sia stato importante.
Una storia.
Doveva essere il viaggio sub della vita di William Brackoneski e di suo fratello. Per mesi William aveva preparato il corso di comportamento con gli squali con Gary Adkison del Walker's Cay Undersea Adventures. Sapeva di avere la pressione alta e prendeva regolarmente le sue medicine, ma era stato dichiarato idoneo all’immersione e per il viaggio. Dopo i primi due giorni del viaggio e le immersioni di ambientamento, poté iniziare il corso. In tutto, aveva fatto sei immersioni, mai più profonde di 12 metri e tutto andava benissimo. Ma il terzo giorno, alle 10 di mattina, le cose cambiarono. Adkison portò il gruppo sul relitto della Dorothy H., a 24-30 metri, Il mare era mosso, così Brackoneski cercò di entrare in acqua presto, per evitare il mal di mare. Sentiva già un po’ di nausea, ma si sentì meglio non appena fu in acqua ed ebbe raggiunto il fondo. Al fondo, però, iniziò a percepire un lieve intorpidimento e formicolio sul viso. Non era mai stato più profondo di 12 metri, ed attribuì la sensazione alla profondità. Dopo poco la guida si rese conto che alcuni sub avevano problemi di galleggiamento e segnalò al gruppo di ritornare in superficie. E qui iniziarono i problemi di Brackoneski, che se ne rese ben conto una volta arrivato in superficie. Si trovava a circa 15 metri dalla barca e cercò di fare segnali al comandante, ma entro pochi minuti non poteva più muoversi, né parlare.
Il comandante si rese conto subito del problema e, visto che Brackoneski non riusciva a muoversi, lo tirò a bordo di peso ed iniziò immediatamente la somministrazione di ossigeno. Brackoneski disse poi che era totalmente paralizzato e che non riusciva nemmeno a parlare, aveva paura e credeva di morire. Mentre la barca rientrava, l’ossigeno cominciava a fare effetto e Brackoneski migliorava, ricominciando a parlare ed a muovere un braccio.
Intanto arrivava un elicottero della Guardia Costiera che lo trasportò al centro iperbarico di West Palm Beach, continuando la somministrazione di ossigeno. Il trattamento iperbarico poté iniziare entro quattro ore dall’emersione, grazie alla tempestiva organizzazione dei soccorsi. Anche se, inizialmente, i medici pensarono ad un ictus, la diagnosi successiva fu di una patologia da decompressione, nonostante la scarsa esposizione in profondità e, possibilmente, complicata in qualche modo dalla situazione pre-esistente e dall’assunzione di farmaci. Il pronto e valido recupero, in ogni modo, illustra chiaramente l’efficacia della somministrazione precoce di ossigeno e dell’inizio tempestivo delle terapia iperbarica.
Sincopi ed altro
Un giovane sub di 19 anni, mBardfield, si uni ad un gruppo di amici per una mattinata di immersioni. La prima fu una breve e profonda immersione a circa 61 metri , seguita da un intervallo di superficie di 2 ore e mezzo. Bardfield non si sentì di fare una seconda immersione, preferendo fare un po’ di apnea, attività per cui era particolarmente allenato e portato. Così si calò in acqua e venne visto raggiungere a dare il segno di OK ad un gruppo di sub a circa 18 metri. Poi, in risalita, perse conoscenza e cominciò a sprofondare. Quando l’istruttore del gruppo di sub lo vide scivolare verso il fondo ad una profondità di circa 36 metri si precipitò in soccorso e lo portò rapidamente in superficie, anche a scapito della propria sicurezza. Issato in barca, Bardfield era ancora incosciente ed in arresto cardio-respiratorio. Fu iniziata immediatamente la CPR e, finalmente, Bardfield ricominciò a respirare. Immediatamente fu iniziata la somministrazione di ossigeno con un Kit DAN che era a bordo. L’arresto respiratorio era durato quasi sei minuti, e la prognosi era sfavorevole, considerando la temperatura estiva dell’acqua. Bardfield venne trasportato verso un vicino ospedale, dove Bardfiled venne rapidamente intubato. Due giorni dopo, le sue condizioni erano peggiorate, si era sviluppata una polmonite e le possibilità di guarigione sembravano assai poche. Ma otto giorni dopo Bardfiled riprese coscienza ed una settimana dopo riprese le sue normali attività. Deve la sua vita al tempestivo soccorso ricevuto. Se non fosse stato immediatamente trattato con ossigeno, subito dopo la CPR e durante il trasporto in ospedale, oggi non sarebbe probabilmente fra noi.
Trattamento “ispirato”
L’ossigeno è uno dei migliori e più semplici strumenti di soccorso per le emergenze subacquee. Se siete in dubbio, non esitate, usatelo. A volte anche pochi minuti di attesa possono essere critici, come dimostrano i due casi descritti. Nonostante il costo dell’attrezzatura e la necessità di addestramento per utilizzarla correttamente, i vantaggi sono tali da non poter essere ignorati.


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