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Gli articoli del DAN Europe - Descrizione di incidenti 1999

Indice

Alert Diver 2/99 
- Combinazione di fattori per una PDD. 
Alert Diver 3/99 
-
Oltre il limiti.
Alert Diver 4/99 
-
PDD e volo dopo l'immersione.
 

Estratti degli articoli pubblicati su Alert Diver 2/99

INCIDENTI VISTI DA VICINO

Il subacqueo: donna di 26 anni, brevetto avanzato, in buona salute. Esperienza totale di 30 immersioni in cinque anni.
Le immersioni: la prima a 16 metri di massima, con media intorno ai 15. All’inizio della risalita, allarme di velocità eccessiva. Risalita successiva rallentata, ma diretta, senza tappe di sicurezza. Dopo 38 minuti in superficie, seconda immersione a 17 metri. Risalita normale fino ai 6 metri, dove viene fatta una sosta di circa 5 minuti. Entrambi le immersioni in corrente. Nessun sintomo
Le complicazioni: circa due ore dopo la seconda immersione, insorgenza graduale di mal di testa. Dopo un’ora intorpidimento e formicolio al braccio sinistro. Decide di attendere e vedere se i sintomi passano. Durante la notte i sintomi persistono e disturbano il sonno. Viene chiamato il DAN.
Il trattamento: sfortunatamente non esiste in loco una camera iperbarica, o uno specialista in grado di valutare la situazione. Non si può nemmeno procedere ad una evacuazione sanitaria fino alla mattina successiva. Il giorno dopo la sub raggiunge una camera iperbarica, dove viene fatta diagnosi di PDD e viene eseguito un trattamento con tabella 6 USN, alla fine del quale la risoluzione dei sintomi è quasi completa. Il giorno dopo viene eseguita una tabella 5 USN, con scomparsa dei sintomi. Rientrata a casa in volo dopo 72 ore, dopo due settimane ha ripreso vita e attività normali.
La discussione:perché è successo questo tipo di incidente, apparentemente non giustificato? Ci sono, in effetti, alcuni fattori di rischio: una breve risalita rapida, il salto di una tappa di sicurezza, condizioni di immersione faticose ed un breve intervallo di superficie. La combinazione di tutti questi fattori può essere stata importante. Se non fossa stata fatta la seconda immersione, l’ulteriore esposizione al gas inerte non sarebbe avvenuta e sarebbe stato consentito un maggiore smaltimento del precedente accumulo. Sarebbe, comunque, sempre stata possibile la formazione di bolle durante, o dopo la risalita dalla prima immersione, anche a causa della risalita rapida e nonostante l’esposizione relativamente sicura. La miglior cosa è di immergersi sempre con cautela , specialmente se si vanno accumulando fattori di rischio, come parti di risalita rapida ed omissione di soste di sicurezza. Non basta solo considerare la profondità ed il tempo di permanenza in assoluto, ai fini del rischio di PDD. La combinazione di altri fattori di rischio collaterali può essere determinante.

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Estratti degli articoli pubblicati su Alert Diver 3/99

Oltre il limiti. di DANIEL A. NORD
Il Sub: giovane di 21 anni, in piena salute. 30 immerisoni negli ultimi due anni. Ultima immersione due ore prima di chiamare il DAN
L'Incidente: due immersioni in lago a 342 mslm. Temperatura acqua 10°. Prima immersione a 35 m, tempo di fondo 15 minuti. In profondità, senso di vertigine, confusione e difficoltà respiratoria. Sospettando possibile narcosi segnala al compagno che sospende l'immersione ed inizia la risalita. A 26,5 m i sintomi migliorano. Intervallo di superficie 2h:11m. Seconda immersione a 9 metri, tempo totale 30 min. Emersione alle 15:00 circa. Sosta di sicurezza a 5 metri per 3-4 min in entrambe le immersioni.
Le Complicazioni: intorpidimento e formicolii al pollice e indice delle due mani dopo la prima immersione. Nonostante i sintomi avvertiti in acqua, i sintomi alle mani vengono attribuiti all'acqua fredda. I sintomi alle mani erano migliorati un po' durante la seconda immersione, ma poi erano ricomparsi in pieno all'emersione, per restare invariati fino all'arrivo a casa, quando si erano estesi anche al dito medio di entrambe le mani. Il sub allora contatta il DAN, che lo invia immediatamente al locale PS per un esame neurologico completo, mentre viene contattato il più vicino centro iperbarico, a circa 400 km di distanza. All'esame neurologico viene evidenziato un deficit neurologico anche dei muscoli della parte sinistra del volto ed il sub viene messo in respirazione di ossigeno 100%. Dopo 20 minuti di ossigeno il sub mostrava un notevole miglioramento e dopo quattro ore l'ossigeno veniva sospeso ed il sub veniva dimesso. La mattina dopo, però, i sintomi alle mani si ripresentarono; dopo un consulto con un medico iperbarico, la famiglia organizzò un trasporto via terra verso il centro iperbarico, che comportò il passaggio di zone elevate fino a 1342 e 1300 mslm. Durante il trasporto, in coincidenza con i picchi montani, i sintomi peggiorarono e, all'arrivo al centro iperbarico, erano anche ricomparsi i segni neurologici a carico del volto, complicati da una perdita di sensibilità dell'emivolto sinistro.
Il Trattamento: questo sub è stato valutato e trattato in camera iperbarica 42 ore dopo l'insorgenza dei sintomi. Venne usata una tabella 6 US Navy, che portò ad un miglioramento del 70% circa. Il trattamento continuò il giorno dopo con un secondo trattamento analogo e la scomparsa totale dei sintomi.
La Diagnosi: Patologia Da Decompressione Neurologica ( o MDD Tipo II). Il miglioramento dei sintomi durante la respirazione di ossigeno iperbarico è una prova inequivocabile di PDD.
La Discussione: questo sub ha continuato le sue immersioni, nonostante i sintomi di possibile PDD; inoltre l'invio al centro iperbarico è stato ritardato di 42 ore. L'osservazione di un miglioramento dei sintomi durante la seconda immersione avrebbe dovuto far sospettare una PDD. Le guarigioni complete, anche dopo lunghi intervalli prima della terapia iperbarica, sono comuni e rafforzano la raccomandazione di trasportare i sub verso un centro iperbarico, indipendentemente dall'intervallo trascorso. Anche se l'altitudine del luogo di immersione non era molto elevata, il mancato calcolo della correzione necessaria aveva portato l'immersione eseguita oltre la curva di sicurezza ed in obbligo di decompressione, secondo la tabelle Cross, mentre è opinione comune che le immersioni con decompressione dovrebbero essere evitate in altitudine
Sicurezza in altitudine
o Acclimatatevi all'altitudine prima di immergervi. Altrimenti la prima immersione dovrà essere considerata come una ripetitiva.
o Usate tabelle per altitudine per determinare la profondità equivalente.
o Quando calcolate, arrotondate sempre per la maggiore altitudine e profondità.
o Riducete la massima velocità di risalita a 10 metri al minuto
o Fate sempre una sosta di sicurezza di tre-cinque minuti alla profondità equivalente appropriata.
o Aspettate almeno 12 ore prima di salire ad altitudine maggiore dopo un'immersione.
o Non fate immersioni al di sopra dei 3000 metri senza un adeguato addestramento.
o Controllate le variazioni di galleggiamento.
o Rispettate una profondità massima equivalente di 40 metri per le immersioni in altitudine.
o Muovetevi lentamente e con cautela prima e dopo le immersioni, per evitare l'ipossia e le difficoltà respiratorie.
o Rispettate le procedure di sicurezza in altitudine.
o Sappiate quando dire basta.

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Estratti degli articoli pubblicati su Alert Diver 4/99

PDD e volo dopo l'immersione. Di Joel Dovenbarger
Il sub:
maschio di 32 anni, in buona salute e forma fisica. Per la prima volta in viaggio subacqueo all'estero.
Le immersioni: primo giorno due a 12 metri per 35 minuti, con 30 minuti di intervallo. La prima complicata da forte corrente e mare mosso con onde di 1 metro. Stanchezza insolita in serata. Secondo giorno: seconda serie di immersioni, identiche al giorno precedente: nessun problema, tranne senso di testa leggera e di pienezza ai seni paranasali. Di nuovo stanchezza serale insolita. Terzo ed ultimo giorno: 20 minuti a 24 metri, intervallo di 75 minuti ed ultima immersione a 12 metri per 40 minuti. Alla fine, ancora senso di pienezza sinusale ed anche all'orecchio destro. Stanchezza serale meno pronunciata.
Le complicazioni: dopo 23ore, primo volo di ritorno. Durante il volo insorgenza di lieve dolore lombare ed al ginocchio sinistro, attribuito allo sforzo del trasporto bagagli. Sintomi scomparsi all'atterraggio, con permanenza di cefalea. Situazione migliorata al momento di imbarcarsi sul secondo volo. Durante il volo ricomparsa del dolore, accompagnato da spossatezza. Il mattino dopo, a casa, il dolore era diminuito, ma la spossatezza era ancora presente. Alla sera, situazione lievemente migliorata. Dopo il riposo notturno, vista la permanenza dei sintomi, il sub si rivolge al DAN e viene inviato da uno specialista.
La diagnosi: esame neurologico normale. Nessun segno di influenza o infezione virale. Viene deciso un trattamento iperbarico con tabella 6 USN, a causa dell'insorgenza dei sintomi in altitudine, dopo un periodo di immersioni e per l'assenza di altre giustificazioni per i sintomi riferiti. Il trattamento ebbe un risultato positivo con completa scomparsa di ogni sintomo.
La discussione: è frequente che l'esame neurologico sia normale in presenza di alcune forme di PDD. La scelta, in questi casi, propende quasi sempre per il trattamento iperbarico, piuttosto che attendere una eventuale risoluzione spontanea dei sintomi. Infatti, se non esiste altra spiegazione del quadro clinico, la PDD resta la diagnosi più probabile. Questo caso dimostra, ancora una volta, una basilare verità a proposito dell'immersione: esiste un, sia pur minimo, livello di rischio in ogni immersione.

Erogazione continua, risalita rapida e PDD, di Joel Dovenbarger,

Il Sub: maschio di 44 anni, precedente fumatore, in cura per artrite, ma in discrete condizioni generali. 25-50 immersioni all'anno da 4 anni. Programma di una immersioni al giorno per tre giorni..
L'immersione: il terzo giorno, 30 metri in lago di montagna. Discesa lenta fino al fondo, dopo circa 8 minuti, erogazione continua dell'erogatore principale, risalita rapida in visibilità limitata. A 5 metri l'erogatore riprende a funzionare, viene fatta una sosta di sicurezza di 3 minuti ed il sub emerge con 34 bar nella bombola. Tempo totale 13 minuti. Riposa in superficie per 5-10 minuti, poi scende di nuovo per avvisare il compagno. A questo punto finisce l'aria e compie una seconda risalita rapida fino alla superficie, dopo un tempo di immersione di 2-5 minuti.
Le complicazioni: durante il nuoto verso la barca, diviene troppo spossato per continuare e chiede aiuto ad una barca vicina. Entro 20 minuti dall'emersione il sub inizia a sentirsi molto male e debole. Entro due ore inizia un senso di intorpidimento agli arti, con debolezza degli arti inferiori e difficoltà di deambulazione. Dopo poco avverte anche una crescente confusione mentale ed avverte i compagni di immersione. Viene iniziato il primo soccorso con ossigeno 100%. L'equipaggio della barca allerta i servizi di emergenza ed il sub viene trasportato in elicottero verso un centro iperbarico.
Il trattamento: la ricompressione inizia con una tabella 6 USN, dopo sei ore circa dalla prima insorgenza dei sintomi, che regrediscono solo parzialmente alla fine del primo trattamento. Nei due giorni seguenti vengono effettuate altre due sedute con tabella 6 USN, con ulteriore miglioramento, ma con permanenza di qualche sequela neurologica. La diagnosi finale è di PDD neurologica con coinvolgimento cerebrale. Dopo un mese il sub continua ad accusare debolezza delle gambe, un certo torpore alle mani, stordimento e difficoltà di concentrazione. A causa di questo quadro, viene sconsigliato di riprendere le immersioni.
La discussione: cosa avrebbe potuto fare questo sub per prevenire le circostanze che sono sfociate nella PDD? Sia la profondità che la risalita rapida sono fattori importanti di maggior rischio, così come la reimmersione, che ha certamente contribuito ad aggravare il quadro clinico.

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