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  Estratto dell'articolo pubblicato su Alert Diver 2/99

Donne e immersione.
di Donna M. Uguccioni, Richard Moon e Maida Beth Taylor

Sono statte selezionate le più frequenti domande in merito ricevute dal DAN America nell’ultimo periodo.
Tumori (seno, ovaio, etc). La rimozione chirurgica di un tumore può richedere la successiva radioterapia e chemioterapia. Emtrambi le procedure possono avere effetti tossici sul polmone e sui tessuti in genere. Gli effetti collaterali, come nausea e vomito, sono spesso importanti e questi farmaci possono provocare un forte debilitazione. Tutto ciò non è, ovvimente, compatibile con l’immersione. Inoltre bisogna considerare il rischio potenziale di barotrauma polmonare, in caso di lesione tossica dell’organo. Prima di riprendere l’immersione, a terapia conclusa, si deve prevedere un completo accertamento della funzione polmonare, ogni ferita chirurgica deve essere perfettamente guarita e deve essere riguadagnata una soddisfacente forma fisica.
Gravidanza
Ci sono pochi dati affidabili in merito ai rischi dell’immersione in gravidanza. Alcuni studi retrospettivi, basati su questionari, sono limitati dal criterio di interpratazione dei dati. Alcuni ricercatori hanno teorizzato che immergersi è come assumere un farmaco: gli effetti farmacologici dell’azoto e dell’ossigeno, ad elevate pressioni parziali, sullo sviluppo del feto non sono conosciuti. Esiste, comunque, la possibilità di formazione di bolle nei tessuti fetali. Inoltre, la ritenzione di liquidi, comune in gravidanza, può causare congestione nasofaringea e favorire i barotraumi nella madre. Le nausee, frequenti in gravidanza, accoppiate con la possibilità di mal di mare, possono facilitare nausea e vomito sott’acqua, con possibili rischi di panico ed annegamento. Anche se i dati disponibili a riguardo dei possibili danni al feto sono tuttora incerti, la tendenza attuale è quella di raccomandare la sospensione dell’immersione fino a dopo il parto.
Ripresa delle immersioni dopo il parto.
Dopo un parto vaginale, una normale, leggera attività può generalmente ricominciare dopo una-tre settimane. Contatti sessuali ed immersione in acqua sono generalmente controindicati per circa 21 giorni dopo il parto. Questo intervallo consente la chiusura della cervice uterina, riducendo il rischio di infezione ascendente. Una buona regola può essere di attendere un mese prima di riprendere le immersioni. Dopo un parto cesareo, la completa guarigione della ferita e la necessità di riprendere una buona forma fisica può far prolungare questo intervallo fino a 6-8 settimane. Qualsiasi complicazione della gravidanza deve essere attentamente considerata e può essere causa di un intervallo ancora più lungo. Occorre anche considerare lo stress e la fatica che caratterizzano la cura del neonato, ai fini degli effetti che potrebbero avere sulla corretta performance in immersione.
Allattamento al seno
Dal punto di vista del bambino, il latte materno non viene influenzato dall’immersione: l’azoto assorbito è inerte e non partecipa agli scambi metabolici. Le quantità di azoto che si possono accumulare nel latte sono insignificanti. Per quanto riguarda la madre, non vi sono ragioni per evitare l’immersione, a meno che non sussista infezione o infiammazione del seno.
Endometriosi.
L’endometriosi può provocare sanguinamento, crampi, flussi mestruali più lunghi ed abbondanti. In questi casi l’immersione potrebbe non essere consigliabile. Non esiste comunque alcuna evidenza scientifica che una donna con endometriosi sia a maggor rischio di altri durante la normale attività subacquea.
Isterectomia.
Valgono le considerazioni fatte a riguardo degli interventi chirurgici e del parto cesareo: in assenza di complicazioni, è raccomandabile un intervallo di 6-8 settimane prima di riprendere l’attività.
Protesi del seno
In uno studio del DAN, tre tipi di protesi mammarie (silicone, saline e miste) sono stati testati in camera iperbarica. Sono stati simulati vari profili di immersione. Si è potuto osservare un aumento non significativo della dimensione delle bolle gassose in tutti i tipi di protesi, dopo la decompressione, maggiormente nel tipo al silicone. La presenza di bolle ha comportato un leggero aumento di volume della protesi, non rischiosa ai fine dell’integrità meccanica della stessa o del tessuto circostante. Le bolle sono tutte scomparse entro poco tempo. Dopo un tempo sufficiente dall’inserimento chirurgico della protesi, a guarigione completa, l’immersione può essere ripresa. Le protesi del seno non pongono problemi relativi all’assorbimento di gas inerte o alle variazioni di volume relative. Dal punto di vista meccanico, è consigliabile evitare GAV che abbiano bretelle o serraggi che possano comprimere eccessivamente il seno ed aumentare il rischio di rottura della protesi. Nota particolare: le protesi saline sono neutre, dal punto di vista del galleggiamento, ma quelle al silicone sono tendenzialmente negative e possono alterare l’assetto in acqua, ma anche la siluette e la resistenza all’avanzamento.
Mestruazioni ed immersione.
Esiste un maggior rischio di PDD durante la mestruazione? Teoricamente è possibile che, a causa della ritenzione di liquidi e dell’edema tissutale, le donne mestruate si liberino più lentamente dell’azoto accumulato, ma non c’è alcuna prova scientifica di ciò. Un recente studio retrospettivo su 956 donne con PDD ha osservato che il 38% erano mestruate. Inoltre, 85% di quelle che assumevano anticoncezionali orali erano mestruate al momento dell’incidente. Questo suggerisce, ma non prova, che le donne che assumono anticoncezionali possano essere a maggior rischio di PDD durante il periodo mestruale. Pertanto, può essere consigliabile una maggior prudennza in immersione durante la mestruazione, con meno immersioni, a minore profondità e per tempi abbreviati. Quattro altri studi hanno ipotizzato un maggior rischio di PDD in generale nella donna: uno di questi, sulla PDD da altitudine, ha anche confermato il maggior rischio durante le mestruazioni. A proposito di altri argomenti: esiste un maggior rischio di attacchi di squalo durante le mestruazioni? Nulla sembra confermarlo. Le quantità di sangue perdute sono minimali ed è noto che molte specie di squali non sono affatto attratte dal sangue e dai detriti tissutali delle mestruazioni.
In generale, immergersi durante le mestruazioni non sembra presentare significativi rischi o problemi, a meno che non vi siano sintomi e malessere. Sulla base dei dati disponibili, comunque, è prudente che le donne che assumono anticoncezionali riducano numero, durata e profondità delle loro immersioni, in generale e, particolarmente, durante il periodo mestruale.
Sindrome premestruale
I dati dimostrano che gli incidenti subacquei nelle donne sono più frequenti durante le manifestazioni della sindrome premestruale, che è caratterizzato da cambiamenti di umore, irritabilità, dolorabilità del seno, scarsa attenzione mentale, tensione, affaticamento, depressione, cefalee, dolori diffusi, etc. Situazioni di sindrome premestruale particolarmente seria possono anche esacerbare disturbi psichici latenti. In questi casi è opportuno limitare l’attività subacquea ed immergersi con grande prudenza, anche se non esiste alcuna prova scientificamente significativa che vi sia una maggior suscettibilità alla PDD e neppure agli incidenti in genere.


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