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Estratto dell'articolo pubblicato su Alert Diver 1996 |
| ALLEVIARE LA
PRESSIONE (Relieving the Pressure) Eric Schinazi e Dr Edward Thalmann. AIert Diver SeptlOct 96, N° 9 - p. 28 Uno dei commenti più frequenti fra i subacquei che hanno "sperimentato" la MDD è che non avevano la più pallida idea di cosa sarebbe stato un trattamento iperbarico. Sapere qualcosa di più sul trattamento cui si sta per essere sottoposti è importante per alleviare parte della naturale ansia che accompagna questi momenti. I primi accertamenti Il subacqueo dovrà rispondere con precisione a domande sul profilo delle sue ultime immersioni, sul momento in cui ha osservato i primi sintomi e sulla loro natura. La descrizione dei sintomi e delle loro eventuali variazioni nel tempo è di grande importanza e dovrebbe essere riportata al medico con precisione e pazienza, insieme a ogni altra informazione sullo stato di salute precedente e sull'eventuale uso di farmaci. Dopo la raccolta delle informazioni necessarie, il medico eseguirà un esame clinico completo, incluso un esame neurologico per accertare le condizioni mentali, dei nervi cranici, del coordinamento motorio, dei riflessi e della sensibilità. A questo punto il medico deciderà per un trattamento iperbarico secondo una specifica tabella di ricompressione terapeutica, per esempio una Tabella 6 U.S. Navy o una Tabella COMEX CX3O. Le Tabelle Terapeutiche La ricompressione terapeutica mira a tre obiettivi primari: 1 comprimere le bolle gassose a un minor volume, alleviando la compressione locale e ristabilendo il flusso sanguigno 2 Concedere tempo sufficiente al riassorbimento della bolla gassosa 3 Aumentare il contenuto di ossigeno nel sangue e l'apporto di ossigeno ai itéssuti sofferenti. Le Tabelle Terapeutiche 5 e 6 della U.S. Navy, sviluppate nel 1965, comportano specifiche combinazioni di tempi e pressioni di esposizione per il trattamento della Patologia da Decompressione (PDD). La Tabella più a frequentemente utilizzata è la Tabella 6 (73,3% dei casi nella statistica DAN 1989-1994). Questa tabella dura almeno 4 ore e 45 minuti ed è scelta ogni volta che sia disponibile ossigeno a sufficienza, a causa del significativo aumento dell'eliminazione dell'azoto dai tessuti durante la respirazione di ossigeno a pressione. La durata del trattamento può essere prolungata fino a otto e più ore, a seconda della gravità dei sintomi. Durante il trattamento il subacqueo respirerà ossigeno al 100% attraverso una maschera o un casco trasparente. Ogni 30-40 minuti verrà normalmente fatto un intervallo di 5-10 minuti, durante il quale il sub respirerà aria e potrà bere o mangiare, se lo desidera. Questi intervalli sono importanti per ridurre il rischio (peraltro assai scarso) di episodi di tossicità da ossigeno. La Tabella 6 comporta la discesa fino alla profondità equivalente di 18 metri. Successivamente, dopo un periodo prefissato, la pressione verrà diminuita fino alla profondità di 9 metri, alla velocità di 0.3 metri al minuto. La parte più lunga del trattamento viene trascorsa a 9 metri, dopodiché si "risale alla superficie", sempre alla velocità di 0.3 metri al minuto. Spesso al primo trattamento seguono altre sedute iperbariche, se la persistenza di sintomi lo richiede. Dentro la Camera Iperbarica Nella maggioranza dei casi, un trattamento iperbarico non comporta altro che lo stare seduti, respirare ossigeno e annoiarsi. Frequentemente i medici suggeriranno di bere liquidi o prescriveranno liquidi per fleboclisi, per combattere la disidratazione che spesso accompagna la Patologia da Decompressione. Nei casi più seri, in presenza di disturbi urinari e paralisi della vescica, potrà essere necessaria l'inserzione di un catetere. La Tabella 6 è quella più frequentemente usata, ma casi più gravi o resistenti possono richiedere approcci diversi, come per esempio l'uso della tabella Comex GX3O. Se ciò avviene ogni subacqueo dovrebbe pretendere una precisa spiegazione delle ragioni della scelta e la conferma che la camera iperbarica sia in grado di eseguire e portare a termine un trattamento diverso dalla Tabella 6 USN. In una piccola percentuale dei casi, i sintomi non scompaiono totalmente dopo il primo trattamento o si possono avere ricadute. Spesso un solo ulteriore trattamento iperbarico basta a risolvere il problema, a volte, invece, sono necessari trattamenti iperbarici più prolungati, almeno fino a quando non sia evidente che non si ottiene più alcun miglioramento, il che significa due - tre sedute iperbariche senza alcuna variazione del quadro clinico. Immergersi dopo un episodio di PDD Nella maggioranza dei casi, episodi di PDD lievi, o che si risolvono completamente al primo trattamento, non impediscono di riprendere l'attività subacquea, dopo un congruo periodo di riposo e convalescenza e sempre in seguito ad un accertamento specialistico da parte di un medico subacqueo esperto. Se gli episodi di PDD sono frequenti, o dopo casi molto seri, un accertamento specialistico approfondito si impone e un subacqueo, per quanto desideroso di riprendere le immersioni, deve essere pronto ad una risposta negativa da parte dello specialista. |
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