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  Estratto dell'articolo pubblicato su Alert Diver 3/1999

Sistema Nervoso e Immersione. Del Dr. Hugh Greer

- Deficit di attenzione - Questo disturbo cerebrale si manifesta con una incapacità di concentrarsi e mantenere l'attenzione. Può essere accompagnato da iperattività fisica. Ai livelli più gravi, il disturbo può essere tanto grave da impedire ogni attività di apprendimento, incluso quello relativo all'immersione. L'idoneità all'immersione dovrebbe essere valutata anche alla luce del rendimento nella vita sociale, scolastica e sportiva. Non sono stati sviluppati test per determinare eventuali interazioni fra elevate pressioni parziali di azoto ed i farmaci utilizzati per questo disturbo: Ritalin (metilfenidato) e Dexedrine (destroamfetamina)
- Chirurgia oncologica cerebrale - Alcuni tumori cerebrali sono benigni; una volta rimossi, la persona è guarita. Altri sono maligni e possono recidivare. La rimozione di un tumore cerebrale, a volte, comporta una notevole perdita di funzione neurologica. Questo può rappresentare una significativa diminuzione della riserva neurologica in caso di ulteriore danno per eventuali forme di PDD o EGA. Occorre considerare il livello e la gravità del danno neurologico post-chirurgico, l'eventuale necessita ed uso di farmaci anticonvulsivi; il rischio aggiunto di barotrauma in caso di intervento eseguiti per via nasale. Eventuali soluzioni di continuità e deficit della teca cranica potrebbero richiedere particolari misure protettive contro il rischio di perforazione del cuoio capelluto: il rischio di infezione potrebbe essere molto più elevato in acqua che in aria. Alcuni tumori richiedono l'uso di farmaci chemioterapici che possono compromettere lo stato e la funzione dei polmoni e rendere necessaria una completa valutazione pneumologica , prima di poter riprendere l'immersione.
Trombosi o Emorragia Cerebrale - L'ictus provoca gravi danni a parti del cervello , sia per l'arresto del flusso sanguigno, che per emorragia da vasi sanguigni cerebrali. La maggior parte degli ictus colpisce individui anziani, affetti da serie forme di patologia vascolare arteriosclerotica e con grande probabilità di ripetizione di attacchi cardiaci o di nuovi episodi di ictus. L'entità del danno da ictus ( paralisi, perdita della vista, etc) è determinante per la futura idoneità all'immersione. L'esercizio fisico vigoroso, o l'esecuzione di una manovra di Valsalva forzata, durante un immersione, possono elevare notevolmente la pressione arteriosa e facilitare la recidiva di emorragie cerebrali. Il rischio dell'immersione è senza dubbio aumentato per chi abbia sofferto di un ictus. Possono esserci circostanze eccezionali, quali un'emorragia in un individuo giovane nel quale sia stata eseguita una riparazione vascolare chirurgica, senza esiti gravemente invalidanti. In simili casi il ritorno all'immersione comporterebbe pochi rischi. Simili situazione, comunque, richiedono sempre una valutazione specifica caso per caso
- Cerebropatie Perinatali (Cerebral Palsy). Questo tipo di danno cerebrale, presente alla nascita, include varie forme cliniche, dalle lievi anomalie della deambulazione fino a danni neurologici gravemente inabilitanti. L'idoneità all'immersione dipende solo dalla gravità delle menomazioni e deve essere valutata caso per caso.
- Epilessia. Questa malattia cerebrale provoca episodiche disfunzioni, che si possono manifestare con convulsioni o stati di assenza o perdita di coscienza, che possono insorgere senza preavviso. Simili episodi sono altamente rischiosi in acqua o in immersione, con grave pericolo di annegamento o EGA da risalita incontrollata. Anche se non esiste alcuna prova scientifica che l'immersione in aria entro il limite dei 39 metri aumenti il rischio di crisi epilettiche, la tendenza e la pratica medica attuale considerano l'epilessia una controindicazione per l'immersione. Anche chi ha sofferto di epilessia infantile, senza recidive dopo la crescita ed in età adulta e senza uso di farmaci per gli ultimi 5 anni, ha, comunque, un rischio di crisi epilettiche lievemente superiore agli individui normali.
- Storia di convulsioni senza chiara diagnosi di epilessia. Molte variabili possono causare transitorie alterazioni della coscienza, dallo svenimento per un repentino abbassamento della pressione arteriosa, molto comune nei giovani, alle alterazioni del ritmo cardiaco, più frequenti negli anziani, agli effetti di farmaci o eventi psichici, come le allucinazioni. Come per l'epilessia, qualsiasi tipo di perdita di coscienza in acqua può portare a gravi conseguenza. Il miglior consiglio è di ottenere una diagnosi precisa e adottare l'opportuno trattamento, che, nella maggior parte dei casi si rivela efficace.
- Trauma cranico. Traumi lievi, senza perdita di coscienza hanno raramente effetti duraturi. Le preoccupazioni sono due: 1. Epilessia post-traumatica: il rischio è correlato alla gravità del trauma ed al tempo trascorso. Ferite penetranti del cranio, con danno cerebrale, sono ad alto rischio di epilessia post-traumatica, anche dopo lunghi intervalli di tempo, contrariamente ai traumi che hanno provocato solo breve perdita di coscienza. 2. Deficit cognitivi. Disturbi della memoria, della comprensione e della concentrazione rappresentano evidenti rischi per l'immersione. Se le capacità sociali e cognitive, nella vita quotidiana, sono normali, non dovrebbero esserci problemi per l'immersione.

- Emicrania. Si tratta di cefalea con dolore pulsante, ad insorgenza periodica, monolaterale, a volte preceduto da vari segni e sintomi di avvertimento. L'emicrania non crea seri pericoli per i sub. Anche occhi ne soffre spesso, normalmente non osserva una particolare recrudescenza durante le immersioni. Teoricamente, la ritenzione di CO2, frequente in immersione, potrebbe favorire un attacco di emicrania, a causa della vasodilatazione cerebrale provocata dalla CO2. L'aumentata pressione parziale di ossigeno nel sangue (come si ha in immersione) viene utilizzata, a volte, nella terapia dell'emicrania, per il suo potente effetto vasocostrittore. Casi di emicrania complicati da sintomi visivi e paralisi potrebbero portare a confusioni diagnostiche con forme di PDD, se insorgono in concomitanza con un'immersione; inoltre, se insorgono in acqua, potrebbero rappresentare un serio pericolo. Chi soffre di emicrania grave e complicata non dovrebbe immergersi.
- Sclerosi Multipla (SM). Questa malattia è caratterizzata da episodi di disfunzione neurologica, spesso sparati da remissioni. Non c'è alcuna prova che l'immersione in sé abbia effetti sulla malattia. I malati di SM non dovrebbero affaticarsi fino allo sfinimento e dovrebbero evitare gli eccessi di temperatura. La valutazione dell'abilità motoria in acqua ed a terra, anche ai fini del movimento di oggetti pesanti, è basilare ai fini dell'immersione.
Paraplegia. La paralisi completa (paraplegia) o parziale (paraparesi) delle gambe può essere il risultato di lesioni traumatiche vertebrali, di PDD, di malattie neuro-muscolari, come la poliomielite, o di danni cerebrali. Lesioni vertebrali e midollari più alte (zona dorsale o cervicale) possono avere conseguenza più gravi: una frattura a livello medio dorsale porterà a paralisi delle gambe, mentre un frattura a livello cervicale c5-6 provocherà anche paralisi delle braccia; una frattura più alta potrà compromettere la respirazione, controllata da segnali nervosi provenienti al midollo spinale al livello della 4a e 5a vertebra, che comandano il diaframma. L'immersione non aggrava il danno, a meno che il sub non incorra in PDD spinale. In questo caso, a causa del danno midollare pre-esistente, ci può essere un maggior rischio di invalidità residua, anche dopo trattamento adeguato ed immediato. Esistono molti programmi didattici specificamente studiati per subacquei portatori di questo tipo di handicap; tutti enfatizzano l'importanza di evitare la PDD. Come per la SM ed altre patologie nevose, la decisione sull'idoneità all'immersione di un sud paraplegico deve essere presa caso per caso.


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