Sistema Nervoso e Immersione. Del Dr. Hugh Greer
- Deficit di attenzione -
Questo disturbo cerebrale si manifesta con una
incapacità di concentrarsi e mantenere l'attenzione.
Può essere accompagnato da iperattività fisica. Ai
livelli più gravi, il disturbo può essere tanto grave
da impedire ogni attività di apprendimento, incluso
quello relativo all'immersione. L'idoneità
all'immersione dovrebbe essere valutata anche alla luce
del rendimento nella vita sociale, scolastica e sportiva.
Non sono stati sviluppati test per determinare eventuali
interazioni fra elevate pressioni parziali di azoto ed i
farmaci utilizzati per questo disturbo: Ritalin
(metilfenidato) e Dexedrine (destroamfetamina)
- Chirurgia oncologica cerebrale - Alcuni tumori
cerebrali sono benigni; una volta rimossi, la persona è
guarita. Altri sono maligni e possono recidivare. La
rimozione di un tumore cerebrale, a volte, comporta una
notevole perdita di funzione neurologica. Questo può
rappresentare una significativa diminuzione della riserva
neurologica in caso di ulteriore danno per eventuali
forme di PDD o EGA. Occorre considerare il livello e la
gravità del danno neurologico post-chirurgico,
l'eventuale necessita ed uso di farmaci anticonvulsivi;
il rischio aggiunto di barotrauma in caso di intervento
eseguiti per via nasale. Eventuali soluzioni di
continuità e deficit della teca cranica potrebbero
richiedere particolari misure protettive contro il
rischio di perforazione del cuoio capelluto: il rischio
di infezione potrebbe essere molto più elevato in acqua
che in aria. Alcuni tumori richiedono l'uso di farmaci
chemioterapici che possono compromettere lo stato e la
funzione dei polmoni e rendere necessaria una completa
valutazione pneumologica , prima di poter riprendere
l'immersione.
Trombosi o Emorragia Cerebrale - L'ictus provoca gravi
danni a parti del cervello , sia per l'arresto del flusso
sanguigno, che per emorragia da vasi sanguigni cerebrali.
La maggior parte degli ictus colpisce individui anziani,
affetti da serie forme di patologia vascolare
arteriosclerotica e con grande probabilità di
ripetizione di attacchi cardiaci o di nuovi episodi di
ictus. L'entità del danno da ictus ( paralisi, perdita
della vista, etc) è determinante per la futura idoneità
all'immersione. L'esercizio fisico vigoroso, o
l'esecuzione di una manovra di Valsalva forzata, durante
un immersione, possono elevare notevolmente la pressione
arteriosa e facilitare la recidiva di emorragie
cerebrali. Il rischio dell'immersione è senza dubbio
aumentato per chi abbia sofferto di un ictus. Possono
esserci circostanze eccezionali, quali un'emorragia in un
individuo giovane nel quale sia stata eseguita una
riparazione vascolare chirurgica, senza esiti gravemente
invalidanti. In simili casi il ritorno all'immersione
comporterebbe pochi rischi. Simili situazione, comunque,
richiedono sempre una valutazione specifica caso per caso
- Cerebropatie Perinatali (Cerebral Palsy). Questo tipo
di danno cerebrale, presente alla nascita, include varie
forme cliniche, dalle lievi anomalie della deambulazione
fino a danni neurologici gravemente inabilitanti.
L'idoneità all'immersione dipende solo dalla gravità
delle menomazioni e deve essere valutata caso per caso.
- Epilessia. Questa malattia cerebrale provoca episodiche
disfunzioni, che si possono manifestare con convulsioni o
stati di assenza o perdita di coscienza, che possono
insorgere senza preavviso. Simili episodi sono altamente
rischiosi in acqua o in immersione, con grave pericolo di
annegamento o EGA da risalita incontrollata. Anche se non
esiste alcuna prova scientifica che l'immersione in aria
entro il limite dei 39 metri aumenti il rischio di crisi
epilettiche, la tendenza e la pratica medica attuale
considerano l'epilessia una controindicazione per
l'immersione. Anche chi ha sofferto di epilessia
infantile, senza recidive dopo la crescita ed in età
adulta e senza uso di farmaci per gli ultimi 5 anni, ha,
comunque, un rischio di crisi epilettiche lievemente
superiore agli individui normali.
- Storia di convulsioni senza chiara diagnosi di
epilessia. Molte variabili possono causare transitorie
alterazioni della coscienza, dallo svenimento per un
repentino abbassamento della pressione arteriosa, molto
comune nei giovani, alle alterazioni del ritmo cardiaco,
più frequenti negli anziani, agli effetti di farmaci o
eventi psichici, come le allucinazioni. Come per
l'epilessia, qualsiasi tipo di perdita di coscienza in
acqua può portare a gravi conseguenza. Il miglior
consiglio è di ottenere una diagnosi precisa e adottare
l'opportuno trattamento, che, nella maggior parte dei
casi si rivela efficace.
- Trauma cranico. Traumi lievi, senza perdita di
coscienza hanno raramente effetti duraturi. Le
preoccupazioni sono due: 1. Epilessia post-traumatica: il
rischio è correlato alla gravità del trauma ed al tempo
trascorso. Ferite penetranti del cranio, con danno
cerebrale, sono ad alto rischio di epilessia
post-traumatica, anche dopo lunghi intervalli di tempo,
contrariamente ai traumi che hanno provocato solo breve
perdita di coscienza. 2. Deficit cognitivi. Disturbi
della memoria, della comprensione e della concentrazione
rappresentano evidenti rischi per l'immersione. Se le
capacità sociali e cognitive, nella vita quotidiana,
sono normali, non dovrebbero esserci problemi per
l'immersione.
- Emicrania. Si tratta di cefalea con dolore pulsante, ad
insorgenza periodica, monolaterale, a volte preceduto da
vari segni e sintomi di avvertimento. L'emicrania non
crea seri pericoli per i sub. Anche occhi ne soffre
spesso, normalmente non osserva una particolare
recrudescenza durante le immersioni. Teoricamente, la
ritenzione di CO2, frequente in immersione, potrebbe
favorire un attacco di emicrania, a causa della
vasodilatazione cerebrale provocata dalla CO2.
L'aumentata pressione parziale di ossigeno nel sangue
(come si ha in immersione) viene utilizzata, a volte,
nella terapia dell'emicrania, per il suo potente effetto
vasocostrittore. Casi di emicrania complicati da sintomi
visivi e paralisi potrebbero portare a confusioni
diagnostiche con forme di PDD, se insorgono in
concomitanza con un'immersione; inoltre, se insorgono in
acqua, potrebbero rappresentare un serio pericolo. Chi
soffre di emicrania grave e complicata non dovrebbe
immergersi.
- Sclerosi Multipla (SM). Questa malattia è
caratterizzata da episodi di disfunzione neurologica,
spesso sparati da remissioni. Non c'è alcuna prova che
l'immersione in sé abbia effetti sulla malattia. I
malati di SM non dovrebbero affaticarsi fino allo
sfinimento e dovrebbero evitare gli eccessi di
temperatura. La valutazione dell'abilità motoria in
acqua ed a terra, anche ai fini del movimento di oggetti
pesanti, è basilare ai fini dell'immersione.
Paraplegia. La paralisi completa (paraplegia) o parziale
(paraparesi) delle gambe può essere il risultato di
lesioni traumatiche vertebrali, di PDD, di malattie
neuro-muscolari, come la poliomielite, o di danni
cerebrali. Lesioni vertebrali e midollari più alte (zona
dorsale o cervicale) possono avere conseguenza più
gravi: una frattura a livello medio dorsale porterà a
paralisi delle gambe, mentre un frattura a livello
cervicale c5-6 provocherà anche paralisi delle braccia;
una frattura più alta potrà compromettere la
respirazione, controllata da segnali nervosi provenienti
al midollo spinale al livello della 4a e 5a vertebra, che
comandano il diaframma. L'immersione non aggrava il
danno, a meno che il sub non incorra in PDD spinale. In
questo caso, a causa del danno midollare pre-esistente,
ci può essere un maggior rischio di invalidità residua,
anche dopo trattamento adeguato ed immediato. Esistono
molti programmi didattici specificamente studiati per
subacquei portatori di questo tipo di handicap; tutti
enfatizzano l'importanza di evitare la PDD. Come per la
SM ed altre patologie nevose, la decisione sull'idoneità
all'immersione di un sud paraplegico deve essere presa
caso per caso.
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