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  Estratto dell'articolo pubblicato su Alert Diver 2/1997

A PROPOSITO DELLA VELOCITA' DI RISALITA
(Alert Diver, March /April 1997, page 2)

Molti studi stanno provando la maggior sicurezza della risalita lenta.

Il rapporto fra gli algoritmi delle tabelle d'immersione e dei computer subacquei e l'incidenza dello 0.04% della patologia da decompressione (PPD), relativamente bassa, ma pur sempre definita, non è affatto convincente.
Questa incidenza è, apparentemente, indipendente da età, sesso, esperienza e tipo di computer o tabella utilizzati. Per contro, c'è un fattore comune a tutti gli incidenti che ha, finora, ricevuto un'attenzione non sufficiente e che ne rappresenta la causa più verosimile; la velocità di risalita.
I pescatori di perle Australiani, oggi, presentano un' incidenza di patologia da decompressione più bassa che in precedenza. Cosa è cambiato? Questi sub ora risalgono lentamente, sulla cima, mano sopra mano a 3 metri al minuto. Le loro immersioni sono impegnative:
quattro immersioni al giorno a 30 metri con 25 minuti di tempo al fondo, ed intervalli di superficie di 89, 90 e 100 minuti.
Nell'immersione ricreativa, da tempo alcuni raccomandano di risalire a 9 metri al minuto: ma questo è sufficiente alla luce delle nuove esperienze?
Il Dr. JR Broom, nel 1996, ha condotto uno studio sperimentale (sul maiale), con esposizioni a 60 metri in aria, tempo di compressione e fondo 5 minuti e tempo totale di decompressione di 10 minuti. In un gruppo sperimentale si è rispettata una risalita lineare a 6 metri al minuto, nel secondo gruppo si è osservata la velocità di 18 metri al minuto dai 60 ai 33 metri e, quindi, 3-4 metri al minuto fino alla superficie. I risultati sono sorprendenti.
Nel gruppo a risalita lineare si sono avuti 11 casi di PDD neurologica, di cui 9 gravi ed uno con esito fatale e 13 casi di PDD cutanea.
Il secondo gruppo ha presentato un'incidenza di PDD assai inferiore, con solo 5 casi di PDD neurologica, di cui solo uno grave, e 6 casi di PDD cutanea. Con tutta la dovuta cautela nell'attribuire questi dati all'uomo e nella doverosa attesa di adeguati studi umani, non si può negare l'impressionante dimezzamento del rischio, specie considerando che questo è dovuto ad un effetto assoluto sugli scambi gassosi e la conseguente formazione di bolle.
Un simile nuovo approccio consentirebbe di optare per un ancora minor rischio oppure, se il rischio attuale viene
e considerato accettabile, per quello che ogni sub desidera: più tempo sul fondo!!
Infine un piccolo suggerimento, per le immersioni in parete, che può aumentarne la sicurezza ed il divertimento. Molti sub nuotano lungo la parete, alla profondità prescelta per l'immersione, fino a quando circa metà dell'aria è consumata, quindi ritornano verso l'imbarcazione lungo lo stesso percorso. Perché non iniziare, invece, una lenta risalita lungo la parete verso la quota della sosta di sicurezza? L'immersione avrebbe, così, un profilo triangolo retto, con la risalita come ipotenusa ( vedere l'illustrazione su Alert Diver).

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