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Gli articoli del DAN Europe - Editoriali 2000

Alert Diver 1/2000 
Rischi e Sicurezza dell'immersione sportiva
Alert Diver 2/2000 
Immersione Ricreativa Avanzata
Alert Diver 3/2000  
L'importanza della velocità. Velocità di risalita e rischio decompressivo
Alert Diver 4/2000  
DAN UWATEC Diving Safety Laboratory

Pubblicato su Alert Diver 1/2000

EDITORIALE 
Rischi e Sicurezza dell'immersione sportiva: miti e realtà
Quello che era uno sport d'élite (in genere maschile) solo 15 anni fa, è oggi un'attività ricreativa praticata da subacquei di tutte le età, con una partecipazione femminile in continua crescita.
Dati dall'industria del turismo indicano che oltre 100.000 pacchetti - vacanza sub sono venduti ogni anno in Europa e si stima che circa 1 milione di subacquei europei raggiungano, ogni anno, destinazioni subacquee nel Mediterraneo, nel Mar Rosso, nei Caraibi e negli Oceani Indiano e Pacifico. L'immersione ricreativa moderna si rivolge, principalmente, ad un pubblico adulto. L'età media dell'attuale popolazione DAN Europe è di 36,3 anni (femmine 34,3, maschi 37,3), con un'esperienza subacquea media fra i 5 ed i 10 anni, buona educazione e posizione sociale stabile. La presenza femminile è in costante crescita, essendo variata dal 8,8% nel 1991 all'attuale 32 %.
L'immersione, come altri sport, comporta un potenziale rischio di infortunio, ma come lo possiamo quantificare? Hahn ha stimato il rischio di PDD nella misura di 1 caso ogni 52.600 immersioni, in Germania. Overland riferisce di un rischio pari a 1/ 15.094 fra subacquei professionisti in impianti di maricoltura, Wilmshurst ha stimato il rischio, fra i soci del BSAC, fra 1 / 10.000 e 1 / 20.000. Questi dati sono in generale accordo con le valutazioni del DAN Europe di 1 caso di PDD ogn 25.984 immersioni ( dati 1985 - 1996). Le indagini DAN Europe mostrano anche che il 58,9 % dei sub che hanno risposto ai nostri questionari fra il 1982 ed oggi hanno dichiarato di non aver mai avuto alcun problema in immersione, il 28,5% ha riferito almeno un episodio di barotrauma auricolare o sinusale, l'11,7 % ricorda almeno un piccolo trauma in immersione, mentre solo lo 0,9% riferisce problemi decompressivi. La PDD è, naturalmente, il rischio maggiore dell'immersione, ma la sua frequenza è molto bassa. Inoltre, dati europei (Italia, Spagna e Germania) indicano che il numero assoluto di casi di PDD trattati ogni anno è rimasto relativamente costante negli ultimi 20 anni, mentre il numero dei praticanti è cresciuto enormemente nello stesso periodo. Tutto questo indicherebbe che la sicurezza delle attività subacquee è, generalmente, ottima ed in continuo miglioramento. Secondo i dati, non recenti, ma ancora validi, del National Safety Council of the USA, della National Sporting Goods Association (USA) e del National Electronic Injury Survey System ( NEISS, USA), l'immersione ricreativa non figura fra gli sport che, più frequentemente, provocano infortuni, mostrando un livello di rischio di lesione pari all 0,4 %, approssimativamente al livello del gioco del bowling.

Tabella I. Frequenza di infortunio nei vari sport

Sport  Praticanti  Infortuni  Incidenza
Football  14.700.000  319.157  2.17%
Baseball  15.400.000  321.806  2.09%
Basket  26.200.000  486.920  1.86%
Calcio  11.200.000  101.946  0.91%
Volley  25.100.000  92.961  0.37%
Sci acquatico  10.800.000  21.499  0.20%
Racquet % 8.200.000  13.795  0.17
Tennis  18.800.000  22.507  0.12%
Nuoto  70.500.000  65.757  0.09%
Bowling  40.800.000  17.351  0.04%
SCUBA % 2.600.000  1.044  0.04%
Dati da: Accident Facts 1991 - National Safety Council, USA; National Sporting Goods Association, USA and National Electronic Injury Survey System ( NEISS, USA)

Una facile critica a questi dati è che non viene fornita alcuna informazione riguardo alla gravità degli infortuni e che un problema neurologico in un sub è certamente diverso da una slogatura in un calciatore. D'altra parte si deve ricordare che l'incidenza globale di infortuni, nell'attività sub è più bassa che negli altri sport e che oltre il 98% degli infortuni da immersione riguarda barotraumi o traumi minori. Questi dati confermano che il rischio di infortunio grave e di PDD può, in modo credibile, essere considerato basso. Nonostante questi dati, comunque, il rischio dell'immersione è sopravvalutato dall'opinione pubblica. Questa può essere la ragione per cui, quasi a compensazione, l'immersione viene presentata come un'attività totalmente priva di ogni rischio in certe campagne promozionali. Il fatto è che anche se i dati epidemiologici potrebbero far dire che, visto che il rischio è così basso, si potrebbe considerare come una pura variabile statistica - quasi inevitabile - e venire totalmente ignorato, questo approccio sarebbe, almeno, superficiale. Una valutazione attenta dei dati, infatti, dimostra che l'incidente sub, quasi sempre, è facilitato da un comportamento scorretto del sub, frequentemente dovuto ad inesperienza. Questo è tanto più vero quando la modalità di immersione aggiunge fattori di complicazione, tecnica e procedurale, come nel caso della moderna ed emergente immersione ricreativa 'avanzata' (Nitrox, Rebreathers, Technical Diving). Questo, a mio avviso, evidenzia l'importanza di ulteriore, continuo ed efficace addestramento ed il bisogno di nuove strategie per il miglioramento della conoscenza mirata alla sicurezza ed alla prevenzione, nei subacquei ricreativi in generale e per quelli 'avanzati' o 'tecnici' in particolare.
Una parte significativa di questa nuova strategia dovrebbe enfatizzare la necessità di un'informazione realistica e corretta per coloro che iniziano un corso di immersione, specialmente se questo tratta di materie quali Nitrox o uso dei Rebreathers. L'età e lo status sociale del moderno 'subacqueo medio' indicano un segmento di popolazione che richiede informazione corretta e realistica riguardo al 'vero' rischio dell'immersione sportiva moderna, senza inadeguate esagerazioni, ma, altrettanto, senza alcuna sottovalutazione.
Le chiavi sono: consapevolezza informata e corretto addestramento.
Una delle missioni primarie del DAN è quella di fornire all'industria dell'immersione informazioni corrette ed imparziali, basate sui dati del database internazionale DAN sugli incidenti da immersione, perché possano essere utilizzate come strumenti per il continuo adeguamento dei programmi addestrativi e delle misure di sicurezza e prevenzione.
Acque chiare a tutti voi!
Prof. Alessandro Marroni
Presidente, DAN Europe

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Pubblicato su Alert Diver 2/2000

EDITORIALE
Cari iscritti DAN Europe, 
considerando l'importanza degli argomenti trattati dal Dr. Bennett nel suo messaggio e la crescente popolarità di quella che potremmo definire "Immersione Ricreativa Avanzata" (Nitrox, Rebreathers, Technical Diving), ho "ripescato" dai miei files un editoriale che avevo scritto circa un anno fa, che vi ripropongo, con qualche variazione.
Negli ultimi anni, parlando di immersione con autorespiratore, non si faceva distinzione, come anni addietro, fra i diversi sistemi di respirazione subacquea.
L'uso dell'autorespiratore ad aria (ARA), infatti, era divenuto così universale da identificarsi con il concetto stesso di immersione con autorespiratore e tutto quanto si riferiva ad altri apparati sembrava appartenere alla storia dell'immersione subacquea.
Ma, ultimamente, argomenti come l'immersione con apparati a circuito chiuso, gli autorespiratori ad ossigeno, l'iperossia in immersione o l'ipossia da diluizione stanno tornando in auge e rappresentano un nuovo-vecchio argomento di interesse per subacquei e medici subacquei.
Quali siano i motivi per il ritorno dell'immersione tecnica è difficile a stabilirsi, anche se è indubbio che alcuni fattori psicologici possano avere una certa importanza.
L'estrema e capillare diffusione dell'immersione con ARA, ormai divenuta sport di massa, e la frequente auto-limitazione delle immersioni entro i nuovi ristretti limiti dell'immersione sportiva, hanno forse portato coloro, che tendono a considerare l'immersione come un'attività estrema, verso nuove e più elitarie tecniche.
Sta di fatto che l'immersione tecnica è alle porte e non può essere ignorata dalla medicina subacquea, con tutti i suoi problemi potenziali e con la sua necessità di adeguata informazione e formazione.
Il dovere del DAN è di informare i subacquei dei rischi propri di una particolare metodica di immersione e sulla loro prevenzione. In realtà, se tutte le regole e le procedure sono rispettate, sia l'immersione in nitrox che quella tecnica presentano dei buoni record di sicurezza. Questo, però, si riferisce essenzialmente ad ambienti in cui queste tecniche d'immersione sono applicate in ambito militare, industriale o scientifico, situazioni accomunate da uno stretto controllo esterno e strutturale. Se trasferiamo tutto ciò agli ambienti più rilassati, tipici dell'immersione ricreativa, non abbiamo ancora elementi statistici sufficienti ad asserire che gli stessi livelli di sicurezza si possano applicare alla "Immersione Ricreativa Avanzata". In verità, gli Accident Reports degli ultimi tre anni del DAN America, sembrano indicare un certo, anche se lieve, aumento del rischio durante l'immersione in nitrox, rispetto all'immersione in aria compressa. A proposito del nitrox, in particolare, alcuni punti essenziali non sembrano ancora universalmente chiari e ben compresi, riguardo alla massima pressione parziale di ossigeno consentita e sicura, all'importanza della ritenzione di CO2 e del fatto che l'immersione con nitrox consente maggior tempo di fondo OPPURE maggiore sicurezza in risalita / decompressione, ma non tutte e due insieme. Altro argomento importante riguarda i "rebreathers"; diversi modelli, infatti, presentano ancora problemi irrisolti e "zone grigie", richiedono grande attenzione nell'assemblaggio, nella preparazione e nella manutenzione e dovrebbero essere migliorati nelle caratteristiche tecniche, nella performance, nelle modalità d'uso e per quanto riguarda la sicurezza in generale. Questo contrasta con l'informazione che viene resa dai fabbricanti, spesso non esauriente e completa. Idealmente questa informazione dovrebbe provenire da chi non ha interessi specifici di mercato. Uno dei punti critici, riguardo ai rebreathers a circuito semi-chiuso, è la vera quantità di ossigeno nel sacco-polmone, che: 1) dipende grandemente da variabili come il consumo metabolico, il flusso di gas ed il modo con cui viene usato il sistema; 2) può raggiungere livelli molto bassi e non desiderabili; 3) non è sempre possibile monitorare. Rischi quali l'ipossia da diluizione e l'immersione ad una profondità equivalente maggiore di quella reale sono più frequenti di quanto non si possa immaginare. E' un dovere dell'industria subacquea di ottenere e diffondere informazione più accurata ed imparziale riguardo a questa emergente metodica di immersione, che, ne sono certo, rappresenta "l'immersione del futuro", al fine di renderla sicura come lo è stata finora in ambito militare, industriale e scientifico e come lo è ora l'immersione ricreativa in aria compressa.
Acque chiare a tutti voi!
Prof. Alessandro Marroni
President DAN Europe

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Pubblicato su Alert Diver 3/2000

L'importanza della velocità. Velocità di risalita e rischio decompressivo

Una recente ricerca francese ha misurato le bolle gassose circolanti dopo l'immersione in un gruppo di 37 sub che avevano fatto due immersioni a 35 metri per 25 minuti, con un intervallo di superficie di 24 ore. La velocità di risalita della prima immersione era stata di 9 metri al minuto, contro 17 metri al minuto per la seconda. Entrambe le immersioni avevano previsto soste a 6 metri per 3 minuti e a 3 metri per 10 minuti.
Per le risalite a 9 metri al minuto sono stati rilevati 13 sub che avevano prodotto bolle con grado superiore a 2), pari al 32,5% del totale, contro 20 subacquei, il 50%, con bolle di grado elevato per l'immersione con risalita a 17 metri al minuto. Continuano ad accumularsi dati che confermano che la risalita a 18 metri al minuto è troppo rapida. Questi ultimi studi hanno confermato le mie osservazioni, pubblicate nel 1981, che rappresentano il primo studio Doppler sul campo che abbia considerato la variazione della velocità di risalita ed i suoi effetti sulla produzione di bolle ed il rischio di PDD. 
Lo studio fu effettuato su 97 immersioni ( 22 in camera iperbarica e 75 in acque libere) con 35 volontari, a profondità dai 20 ai 52 metri. Tutte le immersioni furono pianificate in modo da raggiungere il massimo valore di sovrasaturazione tissutale ammesso ( Valore M), al momento dell'inizio della risalita, secondo l'algoritmo della US Navy. Lo studio dimostrò che il rallentamento della velocità di risalita da un profilo di 18 metri al minuto nella prima parte ( 50% della distanza) e 10 metri al minuto nella parte rimanente fino alla superficie o alla prima sosta prevista, con una velocità media di 14 metri al minuto, ad un profilo di risalita lineare alla velocità di 9 - 10 metri al minuto, riduce le bolle circolanti post-immersione da un'incidenza di 81,8% al 20,3%. Inoltre, le bolle di grado elevato, 2, 3 e superiori nella scala di Spencer, che sono indice di non accettabilità di un profilo di immersione, furono rilevate solo nei profili "veloci" e mai dopo i profili "lenti"
Infine, il rallentamento del profilo comportò una caduta nell'incidenza di PDD dal 9% a zero.
Tutto ciò non è sorprendente, alla luce dell'esperienza di molti vecchi sub, come alcuni corallari che usavano risalire da immersioni anche molto profonde in aria, usando tabelle auto-adattate e, invariabilmente, con un profilo piuttosto lento, che spesso finiva con la risalita "mano sopra mano" lungo una cima zavorrata, fino alla barca.
Di recente, nell'ambito del DAN UWATEC Diving Safety Laboratory, è stato iniziato un progetto speciale per comparare due diversi profili di risalita dopo tre serie di immersioni simulate in camera iperbarica ( 20 metri per 60 minuti, 40 metri per 10 minuti ed una serie di tre ripetitive a 30 metri per 16 minuti con intervallo di superficie di 75 minuti). Per la prima serie di immersioni è stata adottato un profilo di risalita calcolato secondo i normali algoritmi in attuale uso. I profili sperimentali, invece, prevedevano soste extra in profondità, a 12, 9, 6 e 3 metri. Le immersioni sono state fatte con l'aiuto di 9 volontari del Circolo Ravenna Sub, presso il Centro Iperbarico di Ravenna, durante due weekends consecutivi.
I profili di risalita convenzionali hanno generato bolle gassose circolanti di grado elevato in 5 dei 9 subacquei, con un caso di leggera Patologia Da Decompressione cutanea, in coincidenza con il periodo di massima produzione di bolle nel sub. Simili livelli di bolle ( HBG o High Bubble Grade) sono stati associati con un maggior rischio di PDD, anche se non sempre prevedibilmente.
L'introduzione di soste in profondità ha comportato solo il rilevamento occasionale di bolle di grado basso ( LBG - Low Bubble Grade) nei sub e nessun sintomo di PDD. Il progetto sta continuando con lo studio comparativo di un profilo di risalita lenta, nell'ordine di 7-8 metri al minuto, ad inizio diretto dal fondo e con l'inclusione di routine di una sosta a 5 metri.
Questi primi dati rinforzano il mio convincimento riguardo all'importanza della velocità di risalita fin dai primi metri, sul quale ho basato tanto del mio lavoro in medicina subacquea preventiva, e tutte le mie immersioni, fin dai primi anni 80. 
Ricordate, risalite sempre lentamente da ogni immersione: aggiungerete un ulteriore margine di sicurezza alla vostra attività preferita!
Acque Chiare a tutti Voi!
Prof. Alessandro Marroni,
President, DAN Europe

Bibliografia
1. Marroni A, Zannini D. Effetti della variazione della velocità di risalita sulla produzione di bolle gassose 
circolanti dopo immersione ad aria compressa. Med.Sub.Ip.(Min.:Med.)1:83;1981)
2. Marroni A, Catalucci G et al. Alcune considerazioni su 209 casi di MDD trattati nei centri iperbarici 
italiani nel 1978 e 1979. Med.Sub.Ip.(Min.Med.)1:55;1981

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Pubblicato su Alert Diver 4/2000

Cari Iscritti DAN Europe,
nell'ultimo numero di Alert Diver avete potuto leggere i dettagli del nuovo programma di ricerca chiamato "DAN UWATEC Diving Safety Laboratory". Si tratta di un progetto ambizioso, ma realizzabile, che DAN Europe ha perseguito negli ultimi anni e che UWATEC ha capito, nei suoi veri significati, accettando di esserne lo Sponsor. Il DSL rappresenta qualcosa di realmente nuovo per l'immersione sportiva: per la prima volta i subacquei, con le loro libere immersioni, saranno i protagonisti di un programma permanente di ricerca, mirato alla loro stessa sicurezza, i cui risultati saranno valutati da scienziati e ricercatori appartenenti ad un'organizzazione neutrale, con un solido background medico e scientifico, come DAN Europe, mentre UWATEC, che ha generosamente contribuito al progetto, non imporrà alcun vincolo di riservatezza alla libera circolazione dei dati acquisiti e dei risultati della ricerca.
Questo è un chiaro esempio di una collaborazione ottimale fra ricerca ed industria, per il bene comune della comunità subacquea sportive.
In questo numero della rivista, oltre alla solita messe di utili informazioni, troverete anche un dettagliato rapporto sui primi risultati del Progetto Safe Dive e sulle loro prime ed immediate conseguenze, che, anche se ancora in fase preliminare, si annunciano come estremamente interessanti.
Il Progetto Safe Dive, infatti, ha contribuito a chiarire alcuni aspetti della moderna immersione sportiva, particolarmente riguardo al tempo ed al profilo di risalita ed al ruolo dei tessuti veloci nella genesi della Patologia Da Decompressione. 
Questi risultati stanno generando una revisione degli algoritmi per il calcolo di una più sicura decompressione, che mirano a rendere ogni risalita sempre più "bubble safe", ovvero "libera da bolle". 
Dati scientifici solidi, che provano che il nostro consiglio di risalire sempre lentamente era ed è corretto, stanno finalmente emergendo, a conforto della sensazione "clinica" di molti specialisti, fra cui mi annovero. 
Sono anche lieto di ospitare l'editoriale di Chris Young, DAN Europe UK Office Manager e Chairman of the DAN Europe Training Committee, sul Diving Safety Laboratory.

Acque Chiare a tutti voi!
Alessandro Marroni

GUEST EDITORIAL

Il DAN UWATEC Diving Safety Laboratory

Di Christopher Young, DAN Europe UK Office Manager, Chairman del DAN Europe Training Committee
L'immersione sportiva non è solo molto divertente, è anche molto sicura. Secondo i dati dello U.S. National Safety Council immergersi è più sicuro che giocare a tennis (0,04% contro 0,12% di frequenza di incidenti). Purtroppo, però, l'immersione viene ancora percepita, da molti, come un pericoloso sport estremo.
L'industria subacquea lo sa bene e, lentamente, stiamo tutti sforzandoci di educare il "mondo non sub", ma questo richiede tempo. Uno degli strumenti per fare questo è rappresentato dai dati reali provenienti da programmi di ricerca subacquea. Come è accaduto per la vita di tutti i giorni, negli ultimi anni anche l'attività subacquea è cambiata radicalmente. Basti pensare alle attrezzature, alle modalità didattiche ed, anche, ai gas respirati. Per esempio, il Nitrox è, oggi, una cosa normale, ma non era visto in questo modo solo 5 anni fa. Pertanto è naturale che, con il cambiamento dell'attività, anche i confini della ricerca si allarghino. Nel 1993 DAN Europe iniziò uno studio allargato, chiamato Progetto Safe Dive. Questo programma di ricerca ha avuto successo ed ha generato dati incredibilmente utili per la sicurezza dell'immersione, e rappresenta la piattaforma su cui si sviluppa la nuova ricerca, che utilizza tutti i mezzi moderni a disposizione, come i computers di immersione. Questi sono strumenti potenti ed ideali per questo tipo di lavoro, ed è stato un passo logico per DAN Europe di "fare squadra" con uno dei leader mondiali nella produzione di questi strumenti - Uwatec - per avviare un programma d' equipe che ha portato ad un laboratorio permanente di ricerca, il DAN Uwatec Diving Safety Laboratori (DSL). Lo scopo primario del DSL è di prendere in esame tutti i fattori che possono influenzare la sicurezza dell'immersione, ma si raccoglieranno anche tutte le informazioni disponibile sugli incidenti, con un interesse particolare per le Patologie Decompressive. Il programma, tuttavia, non può giungere a nessun risultato senza dati reali ed accurati e qui è dove il ruolo dei subacquei, degli istruttori, delle scuole e dei centri d'immersione diventa importante. Non importa quale sia l'età del sub, quante immersioni faccia e dove, quale sia il livello di esperienza; quello che conta è partecipare a questo programma di ricerca. 
Che cosa chiede DAN Europe? Al giorno d'oggi gli aerei portano le scatole nere, per permettere ai ricercatori ed ai tecnici di disporre di informazioni reali ed accurate. Questo è il principio su cui si fonda il programma DSL, durante il quale i subacquei si immergeranno portando le Scatole Nere preparate da Uwatec. Dopo l'immersione i sub dovranno solo riempire un semplice questionario, disponibile, come le Scatole Nere, presso le Basi DSL, che saranno costituite presso le Scuole ed i Centri di Immersione, cui DAN Europe chiede di promuovere e diffondere il progetto, agendo come punti di contatto con i subacquei e come "punti di ricerca" dove siano disponibili i "DSL Research Kits".
Istruttori e Guide Sub non saranno meno essenziali ed avranno il ruolo chiave di Research Operators, per cui potranno ricevere, senza alcun costo, l'addestramento necessario. Il loro compito, come Research Operators, sarà quello di assistere i Research Divers, come supervisori dell'uso delle Scatole Nere, nello scarico dei dati da queste raccolti e nella loro trasmissione a DAN Europe. Un certo numero di immersioni sarà anche monitorata con la tecnica Doppler, per indagare sulla produzione di bolle gassose dopo l'immersione. Il monitoraggio sarà effettuato da Research Operators cui verrà insegnata la tecnica di rilievo dei segnali Doppler, già usata da anni e con successo per indagare sulla formazione e sugli effetti delle cosiddette "bolle silenti".
DAN Europe vuole anche rivolgersi a quei sub che hanno bisogno di particolari attenzioni e precauzione, come I diabetici o i disabili, che rappresentano una parte del panorama subacqueo odierno. C'è, nel programma DSL, un ruolo per chiunque si immerga e che voglia partecipare, con piccolo o grande impegno. Il successo del programma dipende dai subacquei ed alla loro partecipazione. Il nostro scopo è di creare un programma di ricerca che produca dati utili per tutti i sub e per la loro sicurezza, per mostrare al mondo "non sub" quanto il nostro sport sia bello e sicuro!
Per saperne di più, mandateci un'email all'indirizzo dsldcc@daneurope.org o scriveteci alla DAN Europe Research Division, CP DAN, 64026 Roseto, oppure mandateci un Fax allo 085 893 0050.

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