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Gli articoli del DAN Europe - Descrizione di incidenti 2000

Indice

Alert Diver 1/2000 
- Immersione Estrema: troppe variabili fanno un problema.
Alert Diver 2/2000 
- Ega
Alert Diver 3/2000
Ambiente non familiare, fatica ed ansietà. 
-
Inesperienza, problemi di zavorra, affaticamento prima dell'immersione
Alert Diver 4/2000 
Asma e Immersione  
-
Sbagliando si impara

Estratti degli articoli pubblicati su Alert Diver 1/2000

Immersione Estrema: troppe variabili fanno un problema. 

Il sub: donna di 46 anni in buona salute, esperta, brevettata in diverse specialità, inclusi nitrox e deep air. Più di 100 immersioni registrate, spesso oltre i 40 metri. 
Le immersioni: primo giorno a non più di 9 metri. Secondo giorno, immersione a 45 metri, con muta stagna, cappuccio e guanti in acqua a 3 °C. Ad un certo punto si sente euforica ed osserva un restringimento del campo visivo, probabilmente narcosi. Il programma continua con un'immersione pianificata a 61 metri (precedentemente, la sua immersione più profonda era stata a 52 metri nei Caraibi). Discesa regolare fino a 58 metri. Il compagno ha un problema di erogazione continua ed ha poca aria. Entrambi sentono sintomi di narcosi e decidono di risalire. Il tempo totale, a questo punto, è di 8 minuti. Durante la risalita il compagno è un po' avanti. La donna, forse per effetto della narcosi, non è sicura se sta veramente risalendo ed inizia a pinneggiare vigorosamente. Pensa ancora di risalire troppo lentamente e dà aria al GAV. La distanza fra i due aumenta e la donna usa il segnalatore per avvertire il compagno. A circa 33 metri, lui si volta e la prende per mano. La donna entra in panico quando si accorge che stanno entrambi risalendo troppo velocemente. Il compagno sgonfia il GAV per rallentare. La donna allora cerca di concentrarsi per tenere l'erogatore in bocca, ma, poco dopo, perde coscienza. Secondo il compagno, a circa 30 metri ed ancora in risalita, riprende conoscenza e raggiunge la superficie. Il tempo totale dell'immersione è di 12 minuti.
Le complicazioni: in superficie, ancora cosciente, sente di non potersi muovere, avverte rigidità a tutto il corpo, dolore bruciante al petto, "come se avesse ingoiato acqua". Mentre il compagno la aiuta a raggiungere la riva, ha accessi di tosse, si sente spossata e con la "testa leggera". Giunti a riva, non c'è ossigeno disponibile. Trasportata al vicino ospedale, viene somministrato ossigeno. Nessuna anomalia alla radiografia del torace, esame clinico e neurologico normali, nessun segno di sovradistensione polmonare.
La diagnosi: non si può parlare con certezza di EGA, anche se alcuni sintomi la indicano. La narcosi al fondo e durante le prime fasi della risalita hanno sicuramente giocato un ruolo importante nella genesi dell'incidente. La rigidità era verosimilmente dovuta al freddo e, infatti, scomparve dopo riscaldamento, mentre il dolore bruciante al torace passò con la respirazione di ossigeno al 100%. Dopo tre ore di cure nel Pronto Soccorso, la donna stava abbastanza bene per poter guidare fino a casa e non ebbe altri sintomi o complicazioni successive.
La discussione: questo caso è controverso: due sub addestrati ed esperti decidono di tentare il loro record personale di profondità, in condizioni non ideali. Data la profondità dell'immersione, non sarebbe stato prudente avere dei rescue divers di assistenza in superficie o anche in immersione? Dov'era la cima di risalita? Non sarebbe stato più saggio fare tutto ciò con una supervisione esperta? Il risultato finale: nonostante il finale felice, il pericolo corso, le sviste e le imprudenze sono evidenti. Ecco perché pubblichiamo questi casi, perché tutti possano imparare dagli errori degli altri. Un'immersione come questa avrebbe potuto facilmente concludersi con un incidente mortale. L'incidente più subdolo è la narcosi: anche se alcuni sostengono di esservi adattati, gli effetti della narcosi sono imprevedibili, in particolare il sub può credere di funzionare normalmente - anche meglio di prima - mentre la sua vera performance è, in realtà, compromessa. I seguenti fattori possono influenzare la suscettibilità alla narcosi: mancanza di sonno, stanchezza, abuso di alcool, alcuni farmaci. La narcosi da azoto non è qualcosa che il sub può controllare. Il rischio maggiore è per quei sub che si espongono, per la prima volta, a profondità elevate.

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Estratti degli articoli pubblicati su Alert Diver 2/2000

L'immersione. Avevo pianificato con attenzione. Saremmo discesi sul relitto, per ritornare alla sagola con 85 bar, risalire facendo soste a 15 e 9 metri e poi a 4,5 metri per l'ultima tappa di sicurezza. Nel momento in cui ho visto il relitto, ho dimenticato il piano d'immersione, preso dall'eccitazione e dalla mia inesperienza. Invece di seguire la sagola fino alla poppa, l'ho lasciata: era facile da ritrovare a vista, pensavo. Controllavamo costantemente il manometro - siamo novizi, ci aspettavamo un consumo elevato. Finalmente Becky mi dà il segnale di risalita. Andiamo verso la sagola di risalita, ma non la troviamo.
Le complicazioni. Di colpo il piano d'immersione mi ritorna alla mente. Abbiamo aria, ma non il tempo di cercare la sagola di risalita. Dobbiamo risalire nel blu e stare attenti. Ma Becky ha bisogno della sagola e diventa nervosa. Mi aveva chiesto sa ci sarebbe stata la sagola per risalire già da prima di entrare in acqua ed io le avevo detto di si. Iniziamo la risalita, Becky è nervosa ed arrabbiata, non avevo rispettato il mio piano, mi dicevo, rimproverandomi. Arriviamo a 18 metri, poi a 15 e ci fermiamo per una breve sosta. Risaliamo, ma Becky ed io siamo troppo veloci. Cerco di rallentare intorno ai 10 metri. Becky è spaventata, e non ha scaricato l'aria dal GAV. Cerco di aiutarla, ma mi tira su. So che non c'è un vero rischio di PDD, ma ho paura del barotrauma polmonare. Arriviamo in superficie, le chiedo come sta: mi guarda con rabbia.
Anche se non abbiamo alcun sintomo, decidiamo di non immergerci più per quel giorno. Da questa esperienza siamo usciti più saggi e più attenti alla sicurezza. Becky si rimprovera per aver perso la testa e non aver scaricato il GAV, ma io so che è stata colpa mia, lei ha perso la testa perché io non ho seguito il mio piano d'immersione.
Il Commento. Di Joel Dovenbarger. 
Negli anni, molte cose sono cambiate, nell'immersione ricreativa, e molte sono restate le stesse. Per esempio l'avvento dei computers ha avuto un grande impatto sulle procedure d'immersione. Le statistiche DAN mostrano che l'embolia gassosa arteriosa è meno frequente fra chi usa computers che fra chi usa tabelle. Il motivo? I computers hanno reso la velocità di risalita una variabile che si può misurare. Una cosa che non è cambiata, invece, è la natura di fondo delle cause degli incidenti subacquei. Gli incidenti non "capitano" e basta: sono il prodotto di una serie di eventi. Certe situazioni e certi comportamenti sono associati all'incidente. Quando questi sub hanno abbandonato il piano di immersione, hanno messo in moto una sequenza di eventi potenzialmente letale. Come una sagola di risalita in un luogo d'immersione sconosciuto, un piano di immersione non è solo una misura di sicurezza per gli inesperti, è un elemento essenziale dell'immersione. In situazioni di stress, sott'acqua, la prima preoccupazione del sub può semplicemente diventare quella di raggiungere la superficie, non di come farlo. Per subacquei ancora meno esperti, questo avrebbe potuto essere un incidente letale. Non dimentichiamo, infatti, le cose che questa famiglia sub ha fatto bene: hanno imparato insieme e si sono immersi insieme, conoscendo le reciproche capacità. Hanno imparato da questo incidente ed hanno proseguito nel loro addestramento.

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Estratti degli articoli pubblicati su Alert Diver 3/2000

Ambiente non familiare, fatica ed ansietà. 

Con mia moglie sono stato a San Diego ed ho pianificato la mia prima immersione nel Pacifico con un amico del luogo. Abbiamo affittato l'attrezzatura da un negozio locale ed abbiamo chiesto informazioni sull'immersione. Ci dissero che potevamo aspettarci una profondità di 21 metri vicino alla costa. Le condizioni erano ideali, fortunatamente, perché il nostro amico non aveva mai fatto un'immersione da riva. Discutemmo sui modi di affrontare la corrente e la risacca ed io notai del kelp a circa 30 metri di distanza. Pianificammo di nuotare in superficie fino al kelp, scendere ed esplorare la foresta di kelp parallelamente alla costa. Raggiungemmo il kelp e ci immergemmo sul fondo sabbioso a 9 metri. La foresta era più estesa di quello che avevo pensato e si avvertiva la risacca. La profondità variava da 12 a 15 metri. Dopo 40 minuti, il nostro amico aveva solo 34 bar nella bombola; io pensavo di non essermi allontanato troppo dal punto di partenza, ma non avevo idea di dove ci trovassimo esattamente. Decidemmo che era il caso di risalire. Una volta in superficie, ci guardammo intorno, sorpresi dall'ambiente non familiare. Eravamo più vicini ad alcuni motoscafi che si dirigevano verso il largo, oltre l'imboccatura della baia, che alla riva. Fui preso dall'ansia, non sapevo se segnalare ai motoscafi oppure no, potevo solo muovere le braccia o gridare, ma mi sembrava inadeguato. Sapevo che avremmo dovuto nuotare a lungo e il nostro amico, esausto, galleggiava sul dorso e non dava segni di vita, lo incoraggiai a nuotare verso riva, senza reazione da parte sua. Lo raggiunsi, lo afferrai per la rubinetteria ed iniziai a trainarlo, senza che facesse alcuna resistenza. Dopo 10 minuti, mi sentivo stanco e la spiaggia non sembrava per niente più vicina. La mia ansietà cresceva e lasciai il mio amico, perché ero in affanno. Avevo bisogno di riposarmi, ma avevo paura di essere portato verso il largo. La paura si trasformò in panico. Lasciai cadere la zavorra e continuai a nuotare, ma galleggiavo troppo e non pinneggiavo bene. Mi fermai e vidi che il mio amico stava bene e ci seguiva, mentre mia moglie, davanti a noi, nuotava tranquillamente verso la riva. Cominciai a rilassarmi. Dopo lunghissimi minuti, raggiungemmo una roccia nel mezzo della baia, oltre la quale vedemmo la spiaggia. Ce l'avevamo fatta! Ho imparato una buona lezione sulla paura e su come può rapidamente crescere oltre un limite ragionevole. Ho dovuto fermarmi, riposare e pensare a quello che stavo facendo per uscire dalla mia situazione di stress. Alla fine dei conti avevo ancora abbastanza riserva, come il mio amico e mia moglie. So dovrebbe sempre avere addosso uno strumento per richiamare l'attenzione degli altri. Almeno uno del gruppo dovrebbe trainare un segnale di immersione in superficie, per segnalare alle barche. Noi non avevamo nulla. Inoltre, una bussola ci sarebbe servita molto. Prima di immergerci avremmo dovuto conoscere meglio le caratteristiche del luogo, le correnti, la risacca, le caratteristiche del fondo, eccetera, per esempio chiedendo maggiori informazioni a subacquei esperti del luogo.

Inesperienza, problemi di zavorra, affaticamento prima dell'immersione. Di Joel Dovenbarger.

I Sub. Due sub inesperti che decidono di fare un'immersione dalla spiaggia, per esercitarsi nelle manovre di emergenza, esplorare la zona e divertirsi un po'. Per avere più aria scelgono pesanti bombole di acciaio e riducono la zavorra di 3 chili per compensare il peso extra.. Arrivati al punto prescelto trovano l'accesso alla spiaggia chiusa, e decidono di raggiungere una spiaggia aperta dopo una camminata di 250 metri, trasportando tutta l'attrezzatura. 
L'immersione. Stanchi per la camminata, si immergono subito comunque ed affrontano la risacca con i GAV gonfi, il primo ce la fa subito e raggiunge le acque calme, il secondo fatica di più e, già esausto, è in affanno e quasi in panico quando raggiunge il compagno. A quel punto decidono di sospendere l'immersione. Il sub più stanco lascia cadere la zavorra ed il compagno inizia a trainarlo verso la riva attraverso la zona di risacca. Dopo diversi minuti raggiungono la spiaggia, con gli erogatori ancora in bocca, ma totalmente esausti. Il secondo sub aveva addirittura perso conoscenza durante il trasporto ed anche dopo, una volta raggiunta la spiaggia.
L'esito. I due sub dovettero restare sdraiati sulla spiaggia per un po' prima di recuperare le forze e raggiungere le loro auto. Il sub che aveva aiutato il compagno ci mise diverse ore prima di sentirsi di nuovo bene e cadde diverse volte mentre camminava verso l'auto. 
La discussione. E' difficile immaginare una lista migliore delle cose da non fare! Si dovrebbe fare di tutto per prevenire i problemi, non per andarli a cercare! 
In conclusione: in situazioni di pericolo e stress, fate di tutto per rimanere calmi. Valutate la situazione e cercate di trovare la migliore via d'uscita. Se potete vincere la paura abbastanza a lungo per respirare a fondo e valutare la situazione, ogni vostra azione sarà più efficace. Non abbiate paura di chiedere aiuto: se si è in pericolo può rappresentare la differenza fra uno spavento ed un incidente.

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Estratti degli articoli pubblicati su Alert Diver 4/2000

Asma e Immersione.
Sub di 49 anni, con esperienza di 20 immersioni nei quattro anni precedenti e storia di saltuari episodi di asma da stress e sforzo, non trattata con farmaci. Immersione a 11,5 metri, senza problemi, con risalita lenta. 
Le complicazioni: giunto in superficie accusa vertigini, vomita e riferisce formicolii diffusi a tutto il corpo. Tentando di chiamare aiuto, si rende conto di non poter muovere il braccio per togliersi l'erogatore ed affonda. Il sub non ricorda gli eventi successivi, né di essere stato recuperato dal divemaster, portato a bordo e poi trasportato fino alla camera iperbarica.
Il trattamento: la diagnosi fu di embolia gassosa arteriosa, incoscienza ed emiparesi sinistra. Il trattamento con tabella 6A USN ( compressione iniziale a 50 metri) fu iniziato circa due ore dopo l'emersione. All'uscita dalla camera iperbarica il sub si sentiva ancora molto debole. Poco dopo insorsero convulsioni e di nuovo emiparesi sinistra. Riammesso in ospedale fu sottoposto a trattamento con tabella 6 USN. Dopo il trattamento, l'emiparesi sinistra era regredita, ma il sub non riusciva a parlare. Nonostante non fosse un membro DAN, fu assistito per le procedure di evacuazione sanitaria, con tutta la famiglia, verso Houston, Texas, dove ricevette altri quattro trattamenti iperbarici, con continuo miglioramento.
Il risultato finale: il sub ritornò a casa ed i sintomi residui continuarono a migliorare gradualmente durante il mese successivo fino a scomparire.
La discussione: il divemaster confermò che non c'erano stati errori e l'immersione non poteva giustificare un caso di Malattia Da Decompressione. I segni clinici iniziali erano compatibili con una forma di Embolia Gassosa Arteriosa, per la quale la spiegazione più logica, in assenza di una risalita incontrollata in apnea, è la situazione asmatica preesistente. Gli asmatici hanno vie aeree facilmente suscettibili a reazioni di bronco-costrizione come risposta a diversi stimoli, come fumo, aria fredda o nebbia, inalazione di pollini, sforzi fisici.
Se c'è bronco-costrizione, aumenta la resistenza al normale flusso dei gas, che viene ridotto, particolarmente durante la fase di espirazione. In immersione, tutto questo è complicato dall'aumento della densità del gas respirato. Durante la risalita, un sub asmatico può non riuscire ad espirare con la necessaria rapidità, con un accumulo di gas negli alveoli, che può portare alla loro sovra-distensione ed anche alla loro lacerazione, con penetrazione di gas nel circolo sanguigno ed EGA. Naturalmente questo non succede in ogni individuo con storia di asma; la conferenza specifica su questo tema, organizzata dalla Undersea and Hyperbaric Medical Society nel mese di Aprile1995, ha concluso che se una persona asmatica ha una normale funzione polmonare al momento dell'immersione ed anche dopo stimolazione con aria fredda, nebbia o sforzo, il rischio di EGA e pneumotorace non è elevato.

Sbagliando si impara.
Subacquea
di 33 anni, con un'esperienza di 16 immersioni. Due immersioni al giorno per tre giorni fra i 29 ed i 21 metri. Quarto giorno riposo e ripresa delle immersioni il quinto giorno. Immersione a 36 metri di massima con yo-yo fra le formazioni coralline. Quando il manometro segnalava 35 Bar, lo ha comunicato al divemaster, ma, invece di riemergere, il gruppo ha proseguito esplorando un'altra grotta, con il risultato che la sub dovette eseguire una respirazione a due durante la risalita. A circa 4 metri, fece una sosta di sicurezza di due minuti, dato che il computer non segnalava alcuna necessità di decompressione. Il tempo totale di questa immersione fu di 32 minuti. Dopo 90 minuti, immersione ripetitiva a 15 metri per 40 minuti.
Le complicazioni: quattro ore dopo, dolore generalizzato alla schiena, che lei attribuì all'aver trasportato le bombole. In serata accusò senso di testa leggera e grande stanchezza, per cui andò a dormire presto. La mattina dopo si sentiva tanto stanca da non riuscire a correre per più di un chilometro, invece dei 5 abituali. 
23 ore dopo l'immersione si imbarcò per il primo tratto del volo di ritorno; durante il volo accusò nausea e sudorazione profusa. Per sua fortuna, il secondo tratto del volo era stato cancellato e si dovette fermare fino al giorno dopo. Continuò, comunque, a sentirsi male per tutta la giornata e, durante la notte, iniziò ad avvertire dolori al collo ed al lato sinistro del corpo e cominciò a sospettare che si trattasse di Patologia Da Decompressione. La mattina dopo i sintomi erano peggiorati, ed era anche insorto un diffuso intorpidimento con formicolii al braccio sinistro, fino alla mano; si sentiva debole e "troppo stanca per fare qualsiasi cosa" e, a questo punto, chiamò il DAN.
Il trattamento: DAN inviò un medico nella sua camera d'albergo ed organizzo il trasporto verso una camera iperbarica, dove fu trattata con una Tabella 6 USN nel pomeriggio, con scomparsa della nausea e del senso di vertigine e miglioramento della debolezza, dell'intorpidimento e dei formicoli al braccio. Nei 3 giorni successivi ricevette altri 6 trattamenti, con risoluzione completa dei sintomi e poté rientrare a casa, guarita, con una settimana di ritardo sul programma iniziale. 
La discussione: questa sub aveva appena completato un corso open-water e la nuova esperienza sub, in posti nuovi e belli la aveva, semplicemente e completamente, dominata, come ebbe modo di dire in seguito. Una volta abbandonato il piano corretto di immersione, raggiunta la pressione di 35 Bar, perse il controllo sul risultato finale, con il risultato di un maggior rischio di PDD, maggior tempo di fondo e poco tempo per un'adeguata sosta di sicurezza. L'aver voluto seguire il divemaster ed il gruppo generò dei problemi: il livello di esperienza degli altri era troppo elevato per lei, che consumò la sua aria più velocemente degli altri. Il tempo di 23 ore prima del volo, per quanto vicino alle 24 ore dello standard, poteva suggerire di evitare l'immersione ripetitiva.

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